Il lato B della Signora

A Cagliari, nella settimana della Mostra Internazionale del Bloque Bajo (Real Madrid, Roma in dieci, Olympiacos), abbiamo visto cosa può succedere a questa Juve quando prova ad alzare il baricentro togliendo qualche mattoncino dal muro difensivo: un avversario come il Cagliari la infila come burro con Luvumbo, Augello e Nandez e nel solo primo tempo riesce a creare quattro o cinque occasioni chiarissime – e poco importa se i due gol arrivano soltanto su rigore.  
Davvero irriconoscibile, vuota e confusa la Juve fino all’intervallo, nella quale Alcaraz, Weah e in parte anche Locatelli hanno alimentato tante domande sul loro effettivo valore. Decisamente più credibile e reattiva quella della ripresa, rilanciata da Vlahovic, autore di una notevole prodezza su punizione. Più efficace anche Chiesa; quasi eccessiva e anomala la distribuzione delle forze nel finale quando Allegri ha presentato, tutti insieme, Vlahovic, Chiesa, Yildiz, Milik e Iling-Junior.  
Con il punto strappato con i denti la Juve è salita a 64, uno più dello scorso anno: adesso per la Champions ne mancano sei su 15
Pochi minuti prima della partita, Cristiano Giuntoli ha risposto per la settantaduesima volta da fine gennaio alla domanda sul futuro dell’allenatore. Domandare ogni volta è lecito, soprattutto se si lavora in tv; rispondere è cortesia. Sono sicuro di aver colto Giuntoli mentre premeva il bottone del registratorino che nasconde nella tasca posteriore destra dei pantaloni. Clic: «Noi siamo contenti di Allegri che sta facendo un grandissimo lavoro. A fine anno, con le carte in tavola, programmeremo il futuro insieme. In questo momento c’è anche un contratto e poi vogliamo concentrarci solo sugli obiettivi di campo da raggiungere. Dobbiamo programmare il futuro insieme, con calma. Anche perché dobbiamo far coincidere più aspetti. Quello tecnico e quello economico in primis». Clic.  
Un giorno lo scrittore Robert Brault (si) domandò: «Ti sto mentendo se ti dico la stessa bugia che dico a me stesso?». 
PS. Il giorno in cui Claudio Ranieri deciderà di attaccare la panchina a un chiodo molto robusto, il calcio italiano e quello europeo si scopriranno senz’altro più poveri di classe, perizia e furbizia. Si ritroveranno un po’ più stupidi, insomma.

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