Il dramma di Goram: “Ho un cancro terminale, mi hanno dato sei mesi di vita”

L’ex portiere di Rangers e nazionale nonostante la notizia ricevuta ha cercato di rassicurare tutti: “Combatterò come mai prima d’ora”, ma ha rifiutato la chemio

Il fare sprezzante, tipico scozzese, non l’ha perso nemmeno davanti alla terribile notizia di avere un cancro inoperabile all’esofago, al quarto stadio. Andy Goram, 58 anni ed ex leggenda dei Rangers degli anni Novanta, ha cercato di rassicurare tutti ma la situazione è disperata. “Combatterò come mai prima d’ora” ha detto al Daily Record. La malattia si è diffusa, arrivando a fegato, polmone destro, tre vertebre e alcune costole. I medici gli hanno dato soltanto sei mesi di vita, che potrebbero diventare nove se si sottoponesse alla chemioterapia. Cosa che Goram ha tassativamente rifiutato, dopo aver vissuto da vicino lo stato debilitante provocato dal trattamento. Anche l’ex moglie Miriam ha dovuto affrontare un tumore, non così grave: “Non se ne parla di prolungare un’agonia senza qualità di vita. È fuori discussione. Miriam aveva un obiettivo e ora più o meno ha sconfitto la malattia. Mi ricordo come il suo compagno ha dovuto aiutarla a salire le scale per settimane. Il mio problema invece è che non c’è una via d’uscita per cui farlo”.

Fasi

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L’ex portiere della nazionale scozzese ha raccontato le varie fasi che l’hanno portato a scoprire il cancro. Tutto è cominciato poco più di due mesi fa: “Pensavo di avere una grave indigestione, sentivo un blocco alla gola. È peggiorato tutto in poche settimane, tutto ciò che mangiavo o bevevo non arrivava nemmeno alla metà dello stomaco e finivo per vomitare. Per due settimane non sono riuscito a vedere il mio medico, tanto che stavo male”. In seguito a due ricoveri e gli esami del caso, ha avuto un quadro più chiaro della situazione. “Dopo aver fatto la Tac mi è stato detto che dovevo ritirare i risultati con un parente prossimo. Lì è suonato il campanello d’allarme e ho capito. Il chirurgo mi ha spiegato che è inoperabile. Mio figlio Danny è crollato, io cercavo di valutare la situazione” ha proseguito. In ogni caso, è stato subito necessario un intervento per aiutarlo a deglutire: “Hanno dovuto mettermi uno stent nell’esofago per sbloccarlo. L’operazione è riuscita ma il dolore era insopportabile, nulla a che vedere con tutto quello che ho passato tra ginocchio e tendine d’Achille. Ora la priorità è diventata ottenere la giusta miscela di antidolorifici e morfina, la quantità di medicinali che sto prendendo mi ha fatto comprendere ulteriormente quanto sia grave la situazione. Devo prenderle in modo quasi religioso, sennò sono guai seri”.

Normalità

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Tutto per condurre una vita quanto più vicina alla normalità, nel tempo che gli resta. “Il dottore mi ha detto di godermi la quotidianità, cercando di essere il più naturale possibile. Il dolore adesso è gestibile, posso andare a trovare gli amici e andare in qualche club di tifosi rimanendo ancora me stesso. L’unica differenza è una bomba ad orologeria che ticchetta”.

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