Il capolavoro di Mancini: così ci ha fatto rinnamorare della maglia azzurra

Non era facile restituire entusiasmo dopo la debacle dei mancati Mondiali 2018. Il Mancio ci è riuscito. Oltre alla vittorie, è stato lo spirito di questo gruppo ad unire gli italiani e a ricreare le notti magiche

Era il 13 novembre 2017, a San Siro la Svezia ci inchiodava sullo 0-0. Addio notti magiche, addio Mondiali. Per la prima volta dal 1958. Sprofondo azzurro, il punto più basso dalla Corea di Pak Doo-ik. Bonucci, Chiellini, Bernardeschi, Florenzi, Immobile, Belotti, Donnarumma e Insigne se la ricordano bene. Loro c’erano. Capiscono cosa vuol dire soffrire e piangere. E capiscono altrettanto bene cosa vuol dire trasformare quelle lacrime in distillato di gioia. Da Ventura a Mancini. Detto, fatto. La differenza è nel manico, anche se – ovvio – da solo non basta.

lettera

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La lettera agli italiani della vigilia, lasciava intravedere uno scorcio del percorso che ci avrebbe potuto portare a Wembley questo undici luglio dell’anno domini 2021: “La nostra Nazionale è consapevole di rappresentare un popolo fantastico e determinato, e per questo io insieme allo staff e ai 26 ragazzi che scenderanno in campo, sfrutteremo tutti i minuti di questa manifestazione per onorare il Paese che rappresentiamo. Andremo a giocare questa manifestazione consapevoli della forza della maglia azzurra e del popolo italiano. Onoreremo ogni minuto, scenderemo in campo con la spensieratezza di quando si è ragazzini e si comincia a giocare a calcio, ma anche con la responsabilità di chi rappresenta uno dei Paesi più forti e belli al mondo. Uniti sotto un unico cielo azzurro, con indosso la maglia azzurra, stringiamoci in un unico coro che unisce più di 60 milioni di italiani: forza azzurri!”.

Innamoramento

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Rileggerle oggi mette i brividi. Perché il Mancio ha centrato in pieno l’obiettivo, ha mantenuto una promessa non facile. Questa Nazionale si è fatta voler bene dal primo minuto della partita all’Olimpico con la Turchia al fischio finale di stasera, anzi, sino all’ultimo rigore. Ci ha fatto ri-innamorare di una maglia che mai come stavolta abbiamo sentito come seconda pelle. Anche chi magari non si commuove all’Inno di Mameli, s’incavola per un Paese dove troppe cose non vanno, vede sempre più verde l’erba del vicino. Mancini e i suoi sono stati capaci di inserirsi nel solco tracciato nel marzo 2020, quando il mondo ci dava degli appestati e noi vedevamo le colonne di camion portar via le bare, salvo trovarsi poco dopo nella stessa tragica situazione. Non vogliamo mischiare quel dolore con questa gioia, non c’entrano nulla. Ma quel canto sui balconi durante il lockdown si è trasformato nell’urlo di queste notti magiche. C’è un filo conduttore, è innegabile.

la prima volta

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Il 14 maggio del ‘55 fu siglato il Patto di Varsavia. Il 14 maggio 2018 quello azzurro. Mancini metteva la firma in calce al contratto che lo legava alla Nazionale per iniziare un cammino tutto in salita. Un compito ingrato: restituire agli italiani la loro squadra, quella di tutti, svanita in quella triste serata del Meazza. Vincere? Calma, una cosa per volta. Prima bisognava riconquistare credibilità. Il debutto due settimane dopo, in amichevole contro l’Arabia Saudita. Poi le qualificazioni per la Nations League e quelle per gli Europei 2020. Pian pianino ecco che l’Italia del Mancio prende corpo. Dopo le sconfitte con la Francia (3-1) in amichevole a Nizza, i pareggi con Olanda e Polonia, il k.o. con il Portogallo a Lisbona, gol di Andrè Silva. Era il 10 novembre 2018. Da allora sono passati 975 giorni, più di 84 milioni di secondi. E l’Ital-Mancio non ha più perso.

il record

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I primati te li godi a freddo, magari quando sono passati anni e sfogli l’album dei ricordi. Ma 34 gare senza sconfitte le puoi contestualizzare anche nell’immediato. L’1-1 con l’Ucraina a Genova il 10 ottobre 2018 ha aperto la serie senza macchia: 27 successi e 6 pareggi prima della finale con i sudditi di Sua Maestà. Mancini ha superato Vittorio Pozzo, con cui gli azzurri riuscirono a non subire k.o. per 30 gare consecutive fra il 24 novembre 1935 (Italia-Ungheria 2-2) ed il 20 luglio 1939 (Finlandia-Italia 2-3). In quel periodo conquistarono la Coppa Internazionale (1933-35), le Olimpiadi del ‘36 e i Mondiali del ‘38. Si può anche non chiamarlo capolavoro, ma gli si farebbe un torto. E non solo a Mancini, ma a tutti quelli che hanno indossato la maglia della Nazionale in quegli 82 milioni di minuti. Con uno dei suoi primi stipendi da calciatore, Mancini decise di investire circa 700.000 lire per acquistare una Lancia Y10. Oggi guida un bolide di Formula Uno. Azzurro. Provate a prenderlo. Lo inseguono da 975 giorni…

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