Il calcio italiano lotti per i soldi che genera

Arebbero dovuto e potuto correggerlo, il Decreto Crescita: hanno preferito cancellarlo del tutto. Tra un vantaggio fiscale “indiscriminato” e l’abolizione decisa dal Governo continuo però a preferire la seconda per le ragioni esposte più volte, in particolare gli effetti che l’azzeramento della tassazione agevolata per chi proviene dall’estero può produrre, inducendo – lo sta già facendo – i nostri club a guardare con più attenzione all’Italia, ai giovani e ai meno giovani (significa anche circolazione del denaro all’interno del sistema).

Per recupere risorse, oltretutto superiori, il nostro calcio deve dare battaglia sul terreno del betting e convincere l’Esecutivo a correggere un altro decreto, il Dignità: il ritorno della pubblicità per le scommesse regolamentate è un passaggio necessario, addirittura vitale. La lotta più seria e utile è perciò quella all’illegalità che tanti danni ha prodotto e continua a produrre, spingendo chi scommette a inseguire vincite fuori controllo e minando la regolarità dei campionati. C’è un altro aspetto altrettanto importante che va tenuto in considerazione: le scommesse sportive si alimentano in prevalenza di calcio: trovo paradossale che proprio al calcio sia proibito accedere a una parte del denaro che genera. Pensate a cosa succederebbe se le squadre di A, B e Lega Pro decidessero di fermarsi.

Certo, c’è pur sempre il Gratta e Vinci (…). Purtroppo, però, ci sono anche i siti fuorilegge in continua crescita.


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