Il calcio erotico di Dybala

A più riprese, portando gli indici alle tempie, Allegri ha ricordato ai suoi di usare la testa. Purtroppo per lui, Szczesny ha capito piedi e una partita che sembrava chiusa si è improvvisamente riaperta. Fino all’episodio finale, il 3-2 di Ronaldo – che la testa l’ha usata alla grande – cancellato dai chirurghi del Var. Una Juve con troppi ritardi – solo trenta minuti per Ronaldo e gli europei Locatelli e Chiellini e venti per Chiesa; Rabiot e Arthur indisponibili, McKennie sotto squalifica – si è consegnata per un tempo intero al genio di Dybala, il migliore in campo, e ha creato tanto, ma nella ripresa, penalizzata dagli errori del portiere, ha addirittura subìto la freschezza di un’Udinese in fiducia che il punto non l’ha rubato. Ad attenuare la delusione per i primi punti perduti è, appunto, il ritorno a pieno regime di Paolino che in meno di un anno è passato attraverso il covid, un’infezione urinaria, uno strappo muscolare, una lesione al collaterale e un principio di paraticite.

L’ultima patologia, la più fastidiosa: l’ex responsabile tecnico della Juve ora al Tottenham (primo) considerava l’argentino un gran bel giocatore ma alternativo a Ronaldo e non si tirò indietro quando gli fu chiesto di metterlo sul mercato: due trattative (Manchester United e Tottenham) saltarono, la prima per volontà di Paolino e l’altra per un’offerta ritenuta all’ultimo insoddisfacente. La scorsa stagione, mentre Dybala le aveva tutte, ma proprio tutte, collezionando assenze giustificate, e Lukaku segnava a ripetizione trascinando l’Inter di Conte allo scudetto, qualcuno sostenne di aver udito Paratici smadonnare in piacentino della Val Tidone: Dybala per Big Rom era un’operazione che aveva a lungo caldeggiato. Non escludo che qualche pigrizia di troppo Dybala, talvolta schiavo della propria maschera, se la sia anche concessa: resta il fatto che è arrivato alla prima del nuovo campionato con il vecchio contratto (a gennaio 2022 potrebbe firmare per un altro club), una proposta economica inferiore alle sue aspettative (la pandemia ha svuotato anche le casse della Juve) e Ronaldo non proprio felice di restare fino alla fine a Torino – ieri, dopo il gol, i compagni l’hanno abbracciato con insolito calore.

Assente per un’ora il Superbo Accentratore, Paulo – con la fascia di capitano al braccio: omaggio della ditta – ha lucidato il sinistro magico e estratto dal cilindro un’intera famiglia di conigli. L’ho scritto in tutte le lingue ormai, ma lo ripeto: il suo calcio di fantasia, tecnica e visione riesce a essere eccitante, quasi erotico, brandendo accenti molti diversi. In questo periodo di crisi diffuse il campionato degli allenatori – ne parliamo dal ritorno di Mou, Allegri, Sarri e Spalletti – è un’intelligente e centrata lettura consolatoria: è il calcio di talenti come Dybala, tuttavia, quello che ci ha fatto innamorare e porta allo stadio.

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