Ibrahimovic: “Il Pallone d’Oro non mi manca. Sono io che manco a lui”

“Mi manca il Pallone d’oro? No, sono io che manco a lui”. Intervistato da France Football, Zlatan Ibrahimovic, tra il serio e il faceto non si tira indietro nel confronto con Messi e Cristiano Ronaldo:

“Se si parla di qualità intrinseche io non ho nulla in meno rispetto a Messi e Ronaldo. In fondo, penso di essere il migliore al mondo”.

Ibra e il Pallone d’Oro

“Se si parla di qualità intrinseche io non ho nulla in meno rispetto a Messi e Ronaldo. Se invece si considerano i trofei allora sì, io non ho vinto la Champions… Non so però in base a cosa si decida per l’assegnazione del Pallone d’oro, non ne sono ossessionato. Quando il collettivo funziona, l’individuo ne beneficia: il singolo non può essere buono se la squadra non è buona. In fondo, penso di essere il migliore al mondo”.

Parlando invece dei grandi campioni del passato, Ibra ha aggiunto: “Il confronto con loro è irrilevante perché ognuno ha giocato nella sua generazione, con compagni e squadre diversi. Fare paragoni diventa quindi complicato, ognuno ha la sua storia”.

Cosa direi al me stesso giovane? “Gli direi solo di avere più pazienza. Continua a lavorare e credi in te stesso, tutto ti sarà restituito. Ho lavorato sodo, ma non ho avuto molta pazienza perché volevo che tutto accadesse in maniera molto rapida. È molto difficile capirlo quando sei giovane ma quando hai un’esperienza come quella che ho io adesso, capisci cosa significa. Quando sei giovane e libero, pieno di idee, con molta energia e motivazioni, vuoi scoprire il mondo, ma hai tante cose da imparare, non è facile. Devi essere circondato da persone che hanno esperienza, che ti permettano di stare calmo e che ti dicano la verità. Non so cosa resterà di me alla fine della mia carriera, spero qualcosa. Se lascerò qualcosa, vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro. Forse le mie idee: credere in sé stessi, avere la propria personalità, non aver paura di andare avanti con le proprie idee, avere una mentalità aperta”. 

Ibra e gli errori commessi in carriera

“Ne faccio ogni giorno. Come parlare con te ora… Commettiamo errori tutti i giorni ed è così che diventi una persona migliore, visto che nessuno è perfetto. Sono bravo nel mio lavoro e sono qui per aiutare. Cerco di vincere e di fare la differenza in campo, non sono qui per essere ricordato dalle persone. Se sono quasi due metri e sono ancora forte è perché mi alleno e lavoro, non è perché sono a Venice Beach e faccio bodybuilding tutto il giorno. Cerco di adattare il mio gioco alle mie caratteristiche e alla mia età. Non sono veloce come quando ne avevo 25 o 30, ma faccio del mio meglio per aiutare la squadra”. 

Le polemiche con Lebron James

“Ho detto che non stavamo facendo politica. La politica divide le persone. Il calcio nel mio mondo unisce le persone. Questa è la grande differenza. Perché ho la fortuna di poter incontrare e conoscere ragazzi che non avrei mai conosciuto se non avessi giocato a calcio. Ho incontrato le persone di tutto il mondo. Noi uniamo le persone, la politica divide. Se volessi essere in politica, sarei in politica. Dovremmo fare solo ciò in cui siamo bravi. Sport e politica rientrano in due diverse categorie. Se sei intelligente, lo capisci. Non è questione di prendere posizione o meno. Chi inviterei su una motoslitta in Svezia tra lui e Lukaku? Entrambi, se amano la neve”.

Sul rammarico di non aver mai vinto la Champions e sulla fine imminente della carriera, ha aggiunto: “Se l’avessi vinta, sarebbe stato meraviglioso ma non l’ho vinta e questo non fa di me un giocatore peggiore, come non aver vinto un Mondiale. E’ più facile vincere la Coppa del Mondo quando sei francese che svedese… La Champions più aspetti, più è piacevole vincerla, o no? Ho ancora degli obiettivi e voglio ancora conquistarli. Nei club ho vinto tutto tranne la Champions League. Ma non mi lamento perché ho fatto più di tanti altri, sono contento. La fine della carriera? Vorrei scomparire… Quando vivi in questo mondo per tutto il tempo che ho vissuto io, sai cosa hai passato, sia mentalmente sia fisicamente. Quindi, voglio solo sparire e godermi la vita”. 

Ibra ha poi concluso il colloqui parlando di Messi al Psg: “Messi? Ognuno ha la sua storia, io ho la mia col Psg. Ora è tempo che qualcun altro lasci la sua eredità, la sua storia scritta nella pietra. Io ho scritto la mia: “Sono arrivato come un re, sono andato via come una leggenda”. Nessuno potrà prendersela, dovrà lasciarne un’altra”.

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