Ibra è già immarcabile: vuole giocare subito, sarà staffetta con Rebic

Lo svedese torna dopo 126 giorni di assenza, a San Siro in 37mila per vederlo di nuovo in gol. Pioli: “Farà uno spezzone di partita”

Marco Fallisi

12 settembre – Milano

C’è il sold-out di San Siro – sugli spalti saranno in 37mila, più di così a oggi non si può – c’è un gruppo di compagni che ormai pensa e gioca da grande squadra – anche senza di lui ma con lui è un’altra storia – c’è un’avversaria d’alta quota pronta a rubare la scena. Ogni cosa è al suo posto, manca solo il tassello più grande, quello che muove le dita di milioni di follower a ogni post pubblicato e che accende i sogni scudetto del Milan: tre due uno, ci siamo, oggi tocca a Ibra. Centoventisei giorni dopo l’ultima volta, il totem tornerà al centro della scena: lo ha annunciato Zlatan sui social, scegliendo una foto in cui mostra i muscoli mentre sta per rimettersi la maglia rossonera e uno slogan dei suoi, “D-Day”.

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Stefano Pioli, invece, ha optato per un profilo più basso: il campione è pronto, ma non ancora per novanta minuti, “avrà uno spezzone, lo aiuterà a trovare la condizione migliore e presentarsi più pronto alle prossime partite”. Le tappe successive spediranno il Diavolo prima a Liverpool, nel super debutto di mercoledì in Champions, e poi a Torino, in casa della Juve ferita: unite a quella di oggi con la Lazio formano un triangolo col punto esclamativo, pericolo sulla strada.

L’ORA Z

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Ibra non trema, anzi: il leone si nutre di giornate così e non vede l’ora di ricominciare. Lavora per questo da metà giugno: un attimo dopo l’intervento di pulizia articolare al ginocchio malandato, era già al lavoro per rimettersi in sesto. Ha documentato tutto a modo suo, lungo un’estate vissuta da spettatore suo malgrado (senza l’infortunio che lo ha tolto dalle scene a maggio, avrebbe giocato l’Europeo con la Svezia): dai tuffi impossibili alle pedalate in bici, dalle visite a Berlusconi e Ronaldo il Fenomeno al matrimonio di Verratti, passando per la faccia metà Zlatan e metà diavolo che avvia il conto alla rovescia.

“Si è sacrificato tanto per recuperare, lavorando dalla mattina alla sera”, dice Pioli. “Adesso sta bene, ma bisogna capire che nessuno del Milan potrà giocare per intero tutte e 7 le partite di questi 21 giorni. Ibra è un grande, conosce benissimo qual è la sua condizione. Non ci saranno problemi a gestirlo, mi auguro che possa avere quella continuità che l’anno scorso ci è mancata”. Continuità di campo, certo, perché il 2020-21 di Zlatan è raccolto in 27 partite tra campionato e coppe, la metà delle 53 giocate dal Milan: alzare la quota Z nella stagione appena cominciata significherebbe potenziare il gruppo sotto ogni aspetto, dall’esperienza alla fisicità, fino ovviamente ai gol. Perché le medie di Ibra sono rimaste strepitose anche giocando meno: nell’ultimo campionato ha segnato una rete ogni 99,8 minuti. Meglio di tutte le altre annate in rossonero, compresa quella chiusa da capocannoniere della A, 28 gol sui tabellini e 30 anni sulla carta di identità.

PRONTO

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A meno di sorprese dell’ultimo momento, Pioli spalmerà i due big recuperati tra un tempo e l’altro: Kessie dentro da subito (“vorrei che firmasse, ma con lui parlo solo di campo e lo vedo sereno”, dice il tecnico), Ibra a gara in corso. Il Milan attaccherà la Lazio affidandosi inizialmente al falso nove Rebic. Giroud, quello vero, è appena guarito dal Covid e si prepara alla chiamata per la Champions. Un vuoto di centravanti che Ibra spera di colmare al più presto: lo spezzone pioliano oscilla tra i 45 e i 60 minuti, Zlatan accetterà con saggezza e maturità le scelte dell’allenatore ma conterà i minuti che lo separeranno dal ritorno in battaglia.

Inutile girarci intorno, il cannibale è fatto così e fosse per lui si schiererebbe sempre: “Mi dico che devo ascoltare di più il mio corpo, ma non ci riesco”. Lo ascolterà, stavolta, perché quattro mesi senza giocare sarebbero tanti per chiunque e perché oltre la Lazio ci sono Anfield e un appuntamento da non perdere con il trofeo che gli manca: “È vero, non ho vinto la Champions, ma più passa il tempo e più diventa bello poterla vincere “, ha detto a France Football. Se mi manca il Pallone d’oro? Sono io che manco a lui. Non ho nulla in meno di Cristiano o Messi, in fondo penso di essere il migliore al mondo”. Fatelo giocare, Ibra è già in forma.

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