Ibra, è addio rigori? Il via libera a Theo sul penalty alimenta il dubbio

Dopo i ripetuti errori dagli undici metri, Zlatan ha ceduto il rigore del 3-0 a Hernandez. Un gesto che gli fa onore. Col gol al Venezia lo svedese ha segnato a 80 squadre diverse in Europa: solo CR7 come lui

Stefano Pioli ieri assicurava – ma la sua testimonianza è chiaramente superflua – che Ibrahimovic è perennemente incavolato con tutti. Ovvero ciò che gli serve per trovare le motivazioni feroci capaci di mantenerlo sull’Olimpo dei migliori a 40 anni. E per tutti si intende davvero tutti ovviamente, compagni compresi. Nonostante un gol messo a referto quando il cronometro segnava soltanto un minuto e 58 secondi, che lo ha ricollocato nel tabellino dei marcatori a distanza di un mese dalla rete di Udine e ha messo il Milan in discesa, Zlatan ha maltrattato abbastanza chi gli stava nei pressi. Diaz, Saelemaekers, Florenzi, giusto per citarne qualcuno. Colpevoli, agli occhi del capobranco, di non aver eseguito i passaggi a lui diretti nel modo corretto. I compagni lo conoscono e non se la prendono, anche perché sanno che non si tratta di questioni personali, ma di stimoli per migliorare.

Rapporto… teso

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Quindi, okay, incavolato sempre e con tutti. Però attenzione a ciò che avviene al minuto numero 14 della ripresa, due giri di lancetta dopo che lo sventurato Svoboda ha respinto con la mano davanti alla porta la conclusione da due passi di Hernandez. Espulsione ovviamente, e soprattutto rigore per il Milan. Si concretizza così in tempi rapidissimi lo scenario di cui aveva parlato Pioli in vigilia: “Se ci sarà un altro rigore, e Ibra sarà in campo, sceglierà lui cosa fare”. Ibra ha scelto, e la scelta gli fa onore perché sul dischetto si è presentato Theo, che ha potuto gustarsi il sapore forte di una doppietta con la fascia da capitano al braccio. Un sogno per il nazionale francese, un po’ meno per Zlatan che quindi certifica con questa decisione lo spigoloso momento con il dischetto (dopo cinque errori negli ultimi sette tentativi). C’eravamo tanto amati, ma ora il rapporto si è fatto problematico.

Maturità

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La riflessione, allora, è questa: Ibra è un rompiscatole, cazzia i compagni continuamente, li spreme fino all’ultima goccia, ma ha anche l’umiltà di fare un passo indietro in certi frangenti. Lo ha sempre detto anche in termini generali di carriera: “Nel momento in cui mi renderò conto di non poter più essere decisivo, sarà arrivato il momento di smettere”. Qui si parla solo di dare l’arrivederci ai rigori. Per quanto tempo, non è al momento dato sapere. Ma il gesto del Penzo significa maturità. La maturità dei 40 anni, è chiaro. L’umiltà di un uomo che davanti agli occhi della gente appare come la persona meno umile della nostra galassia. Nel suo libro “Adrenalina” d’altra parte lo ha spiegato chiaramente: “In allenamento li segno tutti, è in partita che devo fare ‘click’. Sta tutto nella testa”. Quando Z sentirà quel click, lo rivedremo dagli undici metri.

C’è Z dopo CR7

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Per il momento va bene accontentarsi – si fa per dire – dei gol messi a segno con palla in movimento. Il tocco vincente di Venezia trasforma la squadra di Zanetti nell’avversario numero 80 contro cui ha trovato il gol nei maggiori cinque campionati europei: dall’inizio del 2000 lo svedese è il secondo giocatore a raggiungere questo traguardo, dopo Cristiano Ronaldo (terzo, staccatissimo, c’è Dzeko a quota 69 squadre). Il dato è deluxe. Ma ce ne sono altri. Per esempio che questa è la rete numero 92 in maglia rossonera (l’obiettivo della tripla cifra è quindi assolutamente alla portata in questa stagione) e che Zlatan è il migliore marcatore fuori casa in questa Serie A: 7 dei suoi 8 gol sono arrivati lontano da San Siro.

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