Ibra a Sanremo ospite e testimonial di successo: fama e…maschia slealtà

Ibra a Sanremo, ospite e testimonial. Uno dei fiori all’occhiello del Festival, uno degli annunci gaudenti e compiaciuti di Amadeus. Ibra a Sanremo che quando fu detto sembrava l’unico microscopico problema fosse dei tifosi ansiosi del Milan: e se si stanca e se salta una partita per essere a Sanremo?

Furono subito rassicurati: Ibra è indistruttibile e infaticabile, Ibra è uno e trino, figurarsi se non può essere in due posti contemporaneamente.

Ibra perla nella collana del Festival di Sanremo

Ibra, una sera al Festival, Ibra una perla nella collana del Festival, Ibra ad arricchire il Festival con quel che Ibra significa. Il successo. Anzi, prima del successo, il riscatto. Il nome, slavo. Nome e cognome che rimandano ed evocano terre e storie di lotte per la vita e la sopravvivenza, echi di durezze. La vita in Svezia, il contrasto fruttuoso e la convivenza tra un fuoco di irrequietezze e insicurezze per così dire slave e il gelo della stabilità scandinava.

Ibra in cui la super emotività va a nozze con il controllo delle passioni come virtù civile. Ibra e la sua infanzia da strada, Ibra stessi che racconta se stesso come lo zingaro che diventa cittadino senza mai smettere di essere entrambi.

Ibra, il calcio maschio e invincibile

Ibra a Sanremo, cioè il successo e il successo nel calcio e scusate se è poco. Ibra, la popolarità del calcio e una storia da narrare. Una vita come si dice da copertina, un volto talmente caratterizzato da essere lui stesso una storia, la faccia di una splendida canaglia, una carriera sportiva che è un molto andare e un sempre o quasi vincere. Ibra che è anche un highlander, l’età non lo piega, lo forgia. Ibra che è maschio, anzi machismo ma di quello che non passa per tale e non disturba o inquieta il pubblico femminile. Ibra che è machismo che non incorre nel politicamente scorretto. Ibra a Sanremo, cosa volere di più per Sanremo?

Ibra il campione tradito dal silenzio da stadio

Ibra il campione però…una sera il campione fu tradito dal silenzio di uno stadio. Nel silenzio dello stadio vuoto accade quella sera che si possa sentire come Ibra eserciti in campo un professionismo tutt’altro che virtuoso. Non la suprema elevazione del colpo di testa o il famoso e decantato colpo dello scorpione con una gamba che nell’aria arriva dove gamba comune non potrebbe e lì c’è la palla che il piede-pungiglione raggiunge.

Non il dribbling, lo smarcamento, la guida dei compagni. Tutto questo di Ibra si vede. L’altra sera di Ibra si è sentito qualcosa che non si vede: l’applicazione, lo studio, la professionalità nel far saltare i nervi all’avversario. Quando Ibra dice ripetutamente voodoo e mamma e poi voodoo e mamma e poi voodoo e mamma a Lukaku non sta facendo razzismo, non ci pensa nemmeno Ibra a fare razzismo. Sta facendo altro, sta facendo maschia slealtà.

Nello sport, nelle competizioni sportive usa fare maschia slealtà. Chi lo nega mente. Si cerca di sapere ilo punto debole, meglio il punto di rottura dell’avversario e lì si colpisce. Il punto di rottura di un legamento? No, troppo evidente colpire lì, si finisce espulsi e biasimati. No, il punto di rottura psicologica e culturale, quello sì, colpire lì. L’avversario lì colpito perde il controllo, dà di matto. Lo si fa giocare a nervi insieme tesi e distratti dal gioco, magari lo si induce a reazione scomposta e lo si fa buttare fuori. Ma basta avergli levigato i nervi con la carta vetrata delle parole giuste e l’avversario è di fatto fatto fuori o quasi. L’altra sera Ibra sapeva quel che faceva a Lukaku e perciò insisteva e insisteva e insisteva con quelle parole. Parole per volutamente e professionalmente provocare la reazione di Lukaku. Agire che ha nello sport una sorta di definizione ufficiale, la chiamano slealtà parlante, il parlare sleale. Una cosa molto apprezzata tra maschi lottanti tra loro, a condizione di avere il fisico per reggerla e Ibra quel fisico ce l’ha.

Ibra a Sanremo con tutto il suo bagaglio

Quindi grazie al silenzio di uno stadio ora Ibra arriva a Sanremo con tutto il suo bagaglio: il successo, la fama, la vita che è una storia, il volto che è una scultura, il calcio quasi oltre i limiti invalicabili per quasi tutti gli altri, l’oscar alla simpatica canaglia e ora anche la sua capacità di essere sleale. All’indomani della serata in cui Ibra professionalmente provocò Lukaku quaklcuno vorrebbe gli fosse negata, tolta la serata di Sanremo. Per presunto razzismo o bullismo manifesto. Ma razzismo o bullismo non sono di Ibra e comunque Sanremo non c’entra. Ecco, magari se sul palco e nei siparietti della sera di Sanremo si evitasse di turibolare la grande accademia di etica che è il calcio, officiante Ibra…

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