I tre step di De Siervo: “Litighiamo meno, pensiamo a un piano industriale e costruiamo stadi”

L’a.d. della Lega di A ha parlato anche del caso D’Onofrio a “La politica nel pallone” su Gr Parlamento: “Chiediamo risposte, è una questione terribile e inquietante. Non mi sento tranquillo”

È un Luigi De Siervo davvero a tutto campo, quello che è intervenuto oggi a “La Politica nel pallone”, condotta da Emilio Mancuso su Rai Gr Parlamento. L’amministratore delegato della Lega di A ha esordito parlando di stadi e Mondiale in Qatar, dove ha assistito alla gara inaugurale tra i padroni di casa e l’Ecuador: “È il più discusso e chiacchierato della storia del nostro calcio. Ma abbiamo molto da imparare, soprattutto sugli stadi. Quello dove ieri si è svolta la cerimonia d’apertura si può chiudere in pochi minuti e c’è l’aria condizionata sul terreno di gioco. Si parla di uno degli stadi migliori del mondo ed è stato costruito da un’azienda italiana. A noi non manca nulla, fin qui è mancata solo la volontà politica. Speriamo che il ministro Abodi, che è stato presidente del Credito Sportivo, possa sbloccare qualcosa”. Poi si è soffermato sul discorso di apertura del presidente della Fifa Gianni Infantino (“Personalmente non lo condivido. La lezione di moralità suona veramente stonata”), commentando inoltre l’attenzione di un fondo americano per il Napoli (“Siamo oggetto di grande attenzione. Il Napoli è un obiettivo privilegiato, ma non riesco a pensare il nostro calcio senza il presidente De Laurentiis”).

Spiegazioni

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De Siervo poi si ha parlato del caso più spinoso di questi giorni, quello dell’ex procuratore Aia Rosario D’Onofrio: “È una questione terribile e inquietante. Non mi sento tranquillo. Questa storia richiede delle spiegazioni convincenti. Questa persona trasportava 30, 40 kg di droga, picchiava le persone. Non sono mai stato un cospirazionista, ma vorrei capire come sia stato possibile che D’Onofrio sia cresciuto nelle responsabilità all’interno dell’Aia senza che nessuno mettesse a fuoco chi fosse. Quest’uomo mi sembra un soldato, non un generale. Abbiamo grandissimo rispetto degli arbitri. Chiedo solo che ci sia un’analisi profonda del caso e che qualcuno dia delle risposte”. Infine, i suoi tre step per un calcio migliore: “Il primo passo che dobbiamo compiere è smettere di litigare al nostro interno – ha concluso -, il secondo è avere un piano industriale all’altezza e penso che la Serie A ce l’abbia. Il terzo? Fare gli stadi”.

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