I nuovi acquisti non li porta Babbo Natale

Non per recitare il ruolo di quello che va a dire ai bambini che Babbo Natale non esiste, ma sento il dovere di ricordare a chi ancora ci crede (o quanto meno, ci spera) che, no, giocatori, allenatori e dirigenti non tifano per nessuna squadra. Forse tifavano da bambini, forse restano legati a una società nella quale hanno raccolto bei ricordi, magari quando smettono riprendono un certo fervore, ma pensare che un calciatore o un allenatore in attività possa provare gli stessi sentimenti o sentire le medesime emozioni di un tifoso è un mito illusorio che, forse, si dovrebbe sfatare, proprio in questi giorni, nei quali viene chiesto all’uno o all’altro di “saltare” per una fede o “rinnegarne” a parole un’altra, in quel rito vagamente tribale che è la presentazione di un nuovo arrivo.

La differenza tra tifosi e professionisti nel calcio inaridito

Sì, certo, ci sono allenatori che fomentano il pubblico, giocatori che baciano la maglia e, magari, che si impegnano alla morte in un derby o contro una rivale storica. Questo è sincero e accade perché molti di loro mettono dell’indubbio trasporto emotivo in quello che fanno e, in quel preciso momento. Chissà, forse percepiscono qualche fremito di appartenenza, caricati dall’ambiente circostante, ma non sono tifosi e non lo saranno mai. Sono dei professionisti che, in quanto tali, si applicano al cento per cento, cavalcando con rispetto il sentimento del loro popolo. Però restano professionisti, pronti a cambiare squadra, soprattutto se c’è da guadagnare qualcosa in più. Sì, d’accordo, eccezioni qua e là se ne trovano, ma sono poche.

Anzi, capita molto più spesso che la passione con cui tizio o caio ostentano l’amore per una squadra sia inversamente proporzionale alla sincerità dell’amore stesso. E, fra i tifosi, c’è sempre chi ci casca o, magari, chi vuole cascarci, ne ha proprio bisogno perché il calcio di oggi si è già troppo inaridito e sia chi lo racconta, sia chi lo vive da tifoso si aggrappa a quello che può. Giusto così, com’è giusto che giocatori e allenatori esercitino il loro diritto a essere professionisti, includendo o meno saltelli e cori che, comunque, non sono e non saranno mai veri, né in un senso, né nell’altro. Insomma, sì, Babbo Natale non esiste e i nuovi acquisti li portano… i soldi. E mica è un reato e neanche un peccato, ma basta saperlo.

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