I nove giorni di Mou. Tattica, cambi e 140mila tifosi: così la Roma si gioca tutto

Il quinto posto in campionato e la finale di una Coppa europea. Bologna, Leicester e Fiorentina sono le tappe clou della stagione

Massimo Cecchini

30 aprile – ROMA

Proprio in questi giorni, un anno fa, Dan Friedkin incontrava a Londra quello che il calcio conosce come Special One. Non sappiamo come si concluderà questa stagione, ma una cosa appare certa: José Mourinho ha cambiato la Roma, ricevendo ieri i complimenti dallo stesso Dan. Per capire poi se riuscirà, al primo colpo, a estinguere quella fame di trofei che nell’universo giallorosso dura da 14 anni, occorrerà che l’inizio di maggio sia gestito nel migliore dei modi possibili. Bologna, Leicester, prima di tutto, e poi la Fiorentina indirizzeranno tutti i giudizi.

Motivazioni, tattica, infortuni, turnover: la gestione di ogni aspetto potrebbe essere decisivo. Partendo dal primo punto, difficile sbagliare se si ritiene che sul fronte della personalità nessuno come l’allenatore portoghese sappia trasmetterla in tempi rapidi. I primi risultati già si vedono: sul terreno di gioco e fuori. La Roma spaurita, che a ottobre veniva umiliata dal Bodo, non esiste più. Al suo posto c’è una squadra che sa tenere il campo, sa soffrire e colpire quando serve, proprio come ha dimostrato col Leicester. Il resto lo sta fornendo un appoggio popolare che non si vedeva più da anni. Domani contro il Bologna e giovedì contro il Leicester l’Olimpico sarà tutto esaurito: 140.000 persone a spingere la squadra verso la conquista del 5° posto in campionato e, soprattutto, la finale di Conference League. Poi lunedì 9 maggio, a Firenze, andrà in scena quella che rischia di essere una sorta di “spareggio” per suggellare la stagione del salto di qualità. E se le motivazioni vengono dall’entusiasmo, la Roma ha già vinto.

veretout asso nella manica?

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Tre partite diverse, da affrontare – come dice lo stesso Mourinho – utilizzando “la testa più che il cuore”. Si comincia col Bologna, sulla carta la più semplice, ma per certi versi la più insidiosa. Da Trigoria si racconta che la Roma sia tornata esausta da Leicester, complice anche un controllo di sicurezza più lungo del solito. Ma la squadra di Mihajlovic non fa sconti a nessuno. Ovvio, però, che verrà all’Olimpico per fare la partita. Quindi toccherà ai giallorossi sbloccare il match per poi giocare negli spazi, come predilige. Il segreto? Far girare la palla velocemente e cercare gli uno contro uno vincenti: il resto verrà da sé. Discorso diverso, invece, quello contro il Leicester. L’allenatore portoghese sa che la squadra di Rodgers difficilmente imposterà la partita come all’andata, assediando la Roma fin dall’inizio. il suo obiettivo sarà quello che i padroni di casa, spinti dal pubblico, lascino dietro la linea difensiva quegli spazi in cui i suoi attaccanti sono abili a muoversi. Insomma, il divieto di offrire la profondità al Leicester sarà la chiave della sfida di Coppa. Invece, proprio la profondità sarà ciò che la Roma andrà a cercare il 9 maggio contro la Fiorentina. Dopo il doppio flop contro Salernitana e Udinese, la Viola dovrà fare una partita d’attacco per cercare l’assalto al quinto posto. In quel caso, potrebbe essere proprio la squadra di Mourinho a poter approfittare degli spazi che avrà a disposizione. L’asso nella manica? Il ritrovato utilizzo di Veretout, che può fare sia da centrocampista di posizione che da incursore a seconda del bisogno.

Mkhitaryan out 2-3 settimane

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Nella notte dei sorrisi, dell’ottimismo diffuso e dei complimenti presidenziali a tutta la squadra, c’è stato però qualcosa che ha immalinconito la Roma. Facile da capire di cosa si tratti. L’infortunio occorso a Henrikh Mkhitaryan nel secondo tempo del match di Leicester corre il rischio di pesare molto nella gestione dei prossimi dieci giorni. Come ha detto lo stesso Mourinho, “se uno come Micki chiede di uscire durante una partita così importante, è un segno che non ci sono buone notizie”. Vero. Ieri l’attaccante armeno è stato sottoposto a Trigoria a una ecografia al flessore della coscia destra. L’esame strumentale sarà ripetuto anche oggi perché la probabile lesione ha “offuscato” la visuale degli specialisti. Se il programma verrà confermato, poi, Mkhitaryan lunedì dovrebbe sottoporsi a una risonanza magnetica che darà una tempistica più precisa sul rientro. Al momento si ipotizza che il giallorosso potrebbe tornare a disposizione di Mourinho fra due-tre settimane. Quindi tutti ipotizzano che, qualora la Roma approdasse in finale di Conference, potrà contare su Micki. Ecco, in questi giorni decisivi, un’altra cosa è apparsa chiara: dal punto di vista degli infortuni il progresso rispetto alla passata stagione è stato enorme (se si eccettua l’armeno, sono tutti a disposizione) e, soprattutto, la squadra appare avere una tenuta fisica eccellente. Un esempio? Dal 9 gennaio, in campionato la Roma non ha più subito gol nell’ultimo quarto d’ora. Nessuna squadra di Serie A ha saputo fare meglio in questo periodo.

torna spinazzola

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Il trittico di partite che attende Mourinho sarà anche un banco di prova per la gestione di tutta la rosa. In attesa della sospirata qualità, più agevole da raggiungere se arrivasse la vittoria in Conference League – che porta in dote complessivamente 25 milioni di euro – lo Special One deve tirare il meglio dai suoi in questo periodo delicato. In una parola, aspettiamoci di vedere un turnover sensibile, ma ragionato. Se l’infortunio di Mkhitaryan ha già rilanciato Veretout, anche Oliveira troverà spazio, nonostante debba saltare per squalifica la partita di domani all’Olimpico col Bologna. Ottime notizie, poi, giungono anche dalla fascia sinistra. Alle conferme che vengono dal baby Zalewski, si aggiunge la possibilità d’impiego di Vina e, soprattutto, l’imminente rientro (per qualche minuto magari già domani nel corso del match contro i rossoblù) di Spinazzola. Tutto questo consentirebbe di “liberare” El Shaarawy dagli obblighi di esterno a tutta fascia, per farlo giocare da punta. La sensazione è che – per un lasso di tempo da quantificare – sia Abraham che Zaniolo debbano tirare il fiato. Così il Faraone, ma anche gli stessi Felix e Shomurodov potranno tornare utili. Detto che in difesa Smalling e Kumbulla faranno staffetta per preservare l’inglese il più possibile, in mediana c’è da gestire Cristante, che è in diffida (come Abraham) e reduce da lombalgia. Così è possibile anche l’impiego di un altro baby come Bove. A centrocampo, infatti, la “resurrezione” di Diawara e Darboe sembra improbabile anche per lo Special One.

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