I giorni di Kamada: Lazio in attesa

Kamada e la maglia scudetto

C’è anche altro e appartiene alla sfera emotiva. Kamada sta entrando sul serio nella dimensione laziale. Se n’è accorto Massimo Maestrelli domenica in occasione dei festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario dallo scudetto. «Volevo una maglia della partita, l’ho chiesta a Kamada, cosa poteva importare a un giapponese? Invece mi ha risposto: “Questa no, è una maglia importante”. Non pensavo ci tenesse così» ha raccontato lunedì al nostro giornale. Il giapponese sente sua la squadra per cui gioca e ha firmato il contratto l’estate scorsa. E’ forse il segnale più importante. La Lazio conosce bene gli obiettivi, la lista e le valutazioni di Tudor, ma ha rinviato a fine campionato qualsiasi approfondimento di mercato. Sarebbe meglio, è ovvio, sapere a breve giro di posa cosa intende fare Kamada. Un conto sarebbe svincolarlo, un altro restare. Qualche settimana fa era stato sollecitato, ecco perché ora è nell’aria una sua decisione. A Formello sperano sia decisiva.

Kamada in Champions

Il campo lo ha raccontato. Tudor lo ha messo subito al centro del suo progetto. Titolare al debutto e quasi nessuno lo aveva pronosticato o previsto. Invece Kamada era già titolare contro la Juve il 30 marzo all’Olimpico e da quel giorno ha messo in fila sette presenze consecutive in campionato dal primo minuto. Due dettagli erano sfuggiti nei mesi scorsi. Il primo in relazione al ruolo: tutti convinti che trequartista fosse il suo vero ruolo, in realtà da mediano aveva giocato una cinquantina di partite con l’Eintrach Francoforte in coppia con Sow, il centrocampista bocciato da Sarri a fine luglio (un mese dopo per la stessa casella sarebbe arrivato Guendouzi). Il secondo risale al precedente tra i tedeschi di Francoforte e l’Olympique Marsiglia di Tudor nel girone di Champions dell’autunno 2022: l’Eintracht vinse 2-1 in casa, Kamada segnò un gol, giocando da mediano a due con Sow. Stesso modulo (3-4-2-1) e un’altra buona prestazione dopo l’andata al Velodrome. Tudor lo aveva conosciuto sul campo da centrocampista puro: possiede ordine, qualità e buon passo. Gioca con un tocco o due, sbaglia pochissimo. Immediatezza di pensiero e di trasmissione. Ha il tempismo giusto per inserirsi. Sarri non è riuscito a imporlo come erede di Milinkovic e lo teneva in alternativa a Luis Alberto. Qualche bagliore come mezzala sinistra, ma ora è un’altra cosa. Mau riteneva che non fosse un trequartista, ma potesse arrivare al limite o in area grazie ai suoi tempi di inserimento. 


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