I Friedkin voltano pagina: “Niente stadio a Tor di Valle”. Nove anni persi e ora…

La proprietà americana vuole uno stadio più piccolo (45.000 posti), “green” e senza costruzioni a compensazione . E spera nel via libera in due anni. Divisa la tifoseria

È un po’ come se, dopo 3.314 giorni di fidanzamento, la sposa fosse stata lasciata sulle scale della chiesa. Pur con tutti i limiti e le debolezze, il progetto legato al nuovo stadio della Roma – dopo circa nove anni dalla genesi – era veramente a un passo dall’ultimo via libera da parte del Comune, anche se l’estremo scoglio della politica, causa le divisioni all’interno della maggioranza a 5 Stelle, non sarebbe stato facile da scalare.

Compleanno

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Però ieri, proprio alla vigilia del suo 56° compleanno, Dan Friedkin ha detto stop. Meglio ricominciare, piuttosto che dare seguito a un progetto divenuto – anche a causa della pandemia di Covid – anti-economico e ancora impastoiato da controversie politico-legali. Una su tutte: i terreni di Tor di Valle, dove sarebbe dovuto sorgere, sono pignorati per 1,2 milioni e questo rende il bene “indisponibile” (dicono a Trigoria) al proponente, ovvero alla Eurnova di Parnasi, il costruttore ormai fuori gioco. In ogni caso, che questa società a questo punto minacci causa alla Roma, al club non sorprende e non preoccupa. Comunque, la notizia da ieri ha scatenato anche i social e diviso i tifosi, visto che è entrato in tendenza su twitter quando erano da poco passate le 19. Insomma, lo “Stadio della Roma” è diventato in fretta argomento di social e radio, facendo twittare tutti: tifosi, giornalisti, e ovviamente l’architetto Dan Meis e James Pallotta. Perché anche se era nell’aria che i Friedkin avrebbero abbandonato Tor di Valle, almeno in questa formula e con questo progetto, forse in pochi pensavano che lo avrebbe fatto con tanta chiarezza e nettezza. E allora tifosi divisi, come sempre, tra chi ringrazia Pallotta “per aver provato a cambiare il nostro mondo” e chi invece dice grazie a Friedkin per averlo rivoluzionato, quel mondo “con un progetto che forse stavolta arriverà a dama”. C’è una cosa che, però, accomuna tanti, se non tutti: la malinconia di come a Roma sia difficile da costruire. “Stadi, ma anche sogni”, dice qualcuno. Il riferimento è all’Olimpiade e adesso al progetto di Tor di Valle, che in un’altra realtà “sarebbe già stato approvato da mesi”.

Le polemiche politiche

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Inutile dire che l’opposizione, diversamente variegata, nelle ultime ore ne sta approfittando per attaccare la gestione Raggi. Non è un caso che si siano fatti sentire sia l’ex sindaco Marino – primo amministratore a caldeggiare il primo progetto – sia l’ex assessore Caudo. Inutile inoltre sottolineare che, anche fra i tifosi, c’è chi ribadisce come quella fosse stata da sempre l’area sbagliata per fare il nuovo impianto (dai rischi esondazione ai flussi di traffico mai risolti davvero) e chi invece dice che fosse proprio quella giusta (risanamento dal degrado e vicinanza all’aeroporto). Peraltro, è innegabile che il cambio del progetto abbia rallentato tutto, così come la necessità di avere un grande “business park” adiacente per far rientrare dati investimenti (circa 800 milioni) e dagli oneri di urbanizzazione (circa 300 milioni).

Venerdì in Comune

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Comunque ora si volta pagina. Venerdì i rappresentanti della Roma si incontreranno con i vertici del Comune per discutere di nuove aree. Il Movimento, cinque anni fa, ne individuò ben 18, che saranno riesaminate. I Friedkin vogliono uno stadio più piccolo (45.000 posti), “green” e senza costruzioni a compensazione. Per questo sperano di avere il via libera in due anni e in altrettanti (o poco più) terminare tutto. Insomma, uno stadio che doveva essere pronto nel 2016, vedrebbe la luce nel 2026. Detto che il vecchio presidente Pallotta se la prende con dei “cretini” non identificati (in pubblico), che hanno affossato il suo progetto, adesso si tratta di capire con chi si troverà l’accordo, cioè se con la Giunta Raggi o con quella che a primavera, dopo le elezioni, potrebbe succederle. Il sogno sarebbe avere via libera per la ristrutturazione del Flaminio, ma i vincoli della Soprintendenza nazionale e locale paiono difficilmente sormontabili e quindi sarebbe complicato fare quello stadio a 5 stelle che la Uefa vorrebbe per Roma. I Friedkin desidererebbero costruirlo in un’area urbanizzata e popolata, collegata da mezzi di trasporto non chimerici. Piacciono la zona dell’Ostiense e Tor Vergata, ma al momento non ci sono preclusioni per nessuna area. Neppure per il comune di Fiumicino, che si propone da anni. Stavolta, però, non si vuole sprecare né tempo né denaro. Altrimenti, parafrasando la serie tv su Totti che sta per andare in onda, avrebbe ragione un genio di twitter che ieri, riferendosi a una Roma che non riesce mai a concludere le opere pubbliche, scriveva con una punta di amara ironia: “Speravo de nasce’ prima”.

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