I cori per Inzaghi, la tensione alta, i “martellamenti”: lnter, i retroscena della Supercoppa

Sul volo di ritorno l’ovazione dei giocatori per il tecnico che in nerazzurro ha trionfato in 5 finali su 6: ecco come ha caricato la squadra e ha ottenuto i risultati sperati

Andrea Ramazzotti

24 gennaio 2024 (modifica alle 18:49) – MILANO

“Salta con noi, Simone Inzaghi. Salta con noi Simone Inzaghi”. Passano pochi secondi ed eccolo il tecnico di Piacenza, con addosso la maglietta celebrativa per il terzo trionfo consecutivo in Supercoppa Italiana: l’ex allenatore della Lazio sorride e mostra i pollici. Applausi e abbracci si sprecano. La festa è qui, sul charter che ha riportato l’Inter a Milano dopo le Final Four a Riad. A intonare il coro non sono i tifosi della Curva Nord, ma Lautaro e compagni che ballano intorno alla trofeo appena vinto: il loro è un modo per ringraziare l’allenatore per il lavoro fatto finora. Una testimonianza del legame profondo che c’è all’interno dello spogliatoio tra i calciatori e lo staff tecnico. Da oggi la squadra riprenderà a lavorare alla Pinetina dopo un giorno di riposo concesso (ieri) a tutti. Un po’ di stanchezza nei muscoli ci sarà e la Fiorentina arriverà al match di domenica al Franchi sicuramente più riposata, ma l’Inter, pur priva degli squalificati Calhanoglu e Barella e forse di Bastoni, avrà il morale a mille e la convinzione di potersi togliere altre soddisfazioni in questo 2023-24. 

TIRI E CLEAN SHEET

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Nello stadio dell’Al Nassr, contro le due formazioni che hanno chiuso al primo e al secondo posto lo scorso campionato (Napoli e Lazio), l’Inter ha dimostrato che rispetto al passato i rapporti di forze sono cambiati. Un segnale inequivocabile i nerazzurri lo avevano già lanciato vincendo nel girone d’andata, a dicembre, sia sul campo degli azzurri sia su quello dei biancocelesti, ma hanno voluto ribadire il concetto per portare a casa il primo trofeo della stagione. Nella semifinale (senza storia) contro la formazione di Sarri, Sommer non ha si è mai sporcato i guantoni e il bilancio delle conclusioni è eloquente: 23 a 5 quelle verso lo specchio, 7 a 0 quelle tra i pali. Nella finale (più combattuta e “tirata”) contro l’undici di Mazzarri, il portiere svizzero ha dovuto compiere un intervento importante su Kvaratskhelia, ma quello è stato l’unico di tutta la gara come testimoniato dai numeri: 22 a 6 i tiri verso lo specchio, 6 a 1 quelli tra i pali. L’Inter adesso è a quota 17 incontri senza subire reti sui 29 giocati. E’ con questa solidità difensiva che la squadra intende andare alla ricerca dello scudetto.

LA RIFINITURA E LA MENTALITA’

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Alla base di tutto c’è la cura dei dettagli: contro la Lazio, quando i nerazzurri avevano le batterie cariche al massimo, il gruppo ha mostrato tutto il suo potenziale e il pallone è viaggiato veloce. Esattamente come era successo a Monza, non a caso dopo una settimana “piena” di lavoro. Nella finale contro il Napoli Inzaghi sapeva che il gruppo non poteva essere al massimo perché aveva avuto un giorno in meno di tempo per recuperare rispetto agli avversari. Nonostante ciò, però, non ha rinunciato alla cura dei particolari e lunedì mattina, a una manciata di ore dal fischio d’inizio e nonostante i 26 gradi, non ha rinunciato alla rifinitura, con le prove sui calci piazzati. Simone ha “martellato” i suoi tenendo altissima la tensione per spingerli a superare la stanchezza. Anche così ha fermato il Napoli che poi è stato piegato quando è rimasto in dieci e i suoi hanno arrembato da ogni parte. Con la fame di un gruppo che ha vinto 5 trofei degli ultimi due anni e mezzo, nei quali ha pure sfiorato la scorsa Champions, persa in finale contro il City. È questa la mentalità vincente che Inzaghi “stimola” e sulla quale lavora alla caccia di nuovi trofei.

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