Gravina: “Alcuni club di A vogliono lasciare la Figc? Mi viene da ridere”

Il mondo del calcio guarda al futuro dopo quasi un biennio caratterizzato dalla pandemia che ha messo in ginocchio la sanità e l’economia mondiale. Proprio su questo tema verte il convegno organizzato da RCS Academy dal titolo “I piani della ripartenza”. Gabriele Gravina, presidente della Figc, è intervenuto alla kermesse commentando: “Il calcio italiano ha bisogno di una rivoluzione culturale, un cambiamento che purtroppo non viene accettato. Eppure è una esigenza per il nostro mondo, dobbiamo cambiare la nostra visuale nell’intendere il calcio senza trascurare la sua dimensione economic. La riforma passa attraverso due elementi fondamentali: sostenibilità e stabilità. Ormai le criticità sono note, con il turnover tra retrocessioni e promozioni. Serve quindi una rivisitazione del format dei campionati. Il problema non è solo la riduzione, ma del modo di intendere i livelli professonistici e dilettantistici. Alcuni club di Serie A meditano di uscire dalla Figc? Reagisco con un sorriso, che copre l’amerezza per l’incapacità di qualche soggetto di sapere fare proposte progettuali differenti rispetto a una foglia di fico che copre le proprie incapacità e responsabilità. Sorrido perchè non si conoscono le regole del nostro sistema, perchè il sistema auspicato del modello Premier prevede un diritto di veto su tutto da parte della Federcalcio inglese sulle decisioni dei club. Se vogliono essere commissariati basta fare richiesta, noi siamo a disposizione”.

Le parole di Dal Pino

All’appuntamento era presente anche Paolo Dal Pino, numero uno della Lega Serie A, che è stato molto chiaro: “Sono difficili i rapporti con la politica? Direi di si. Ci sono circa 10 club con progetti pronti per nuovi stadi, con oltre 2 miliardi di investimenti. Facciamo un appello al presidente Draghi, questi sono investimenti su cui serve trovare una sintesi per una azione concreta. Ci sono progetti che possono cambiare la governance della Serie A, che è un dramma che impedisce di lavorare. Noi stiamo lavorando, se poi la Serie A vuole restare sui risultati degli ultimi 20 anni che resti su questi risultati”.

De Siervo: “Basta populismo. Draghi aiuti il nostro mondo”

Intanto al Social Summit in corso allo stadio Olimpico di Roma è intervenuto anche l’amministratore delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo: “Il nostro è un problema legato al rapporto con la politica. In Italia il calcio e la Serie A sono stati individuati come il capro espiatorio. Una politica dove il populismo l’ha fatta da padrone e che non ha fatto nulla per combattere la pirateria. Pretendiamo un’interlocuzione seria e di programmazione, contiamo quindi sul governo Draghi affinché si chiuda questa parentesi e venga dato il giusto aiuto al calcio. In questo momento – ha spiegato l’ad della Lega – il calcio è un business a tutti gli effetti, non dobbiamo essere ipocriti: siamo l’unico Paese al mondo che si è castrato con una legge che limita e impedisce una commercializzazione libera. Una legge che ci pone dei vincoli nel vendere all’estero e non se ne capisce il motivo. La pandemia ha fatto emergere agli occhi di tutti le grandi difficoltà e le contraddizioni. Dobbiamo ristabilire un rapporto leale con la politica in cui considerare una serie di norme che ci consenta di correre ed essere competitivi sul campo di gioco. In Italia l’analisi Deloitte certifica che una Superlega porterebbe una diminuzione del 30% dei ricavi e sarebbe insostenibile. Soldi che sottraggono investimenti sulle leghe nazionali. C’è anche il problema del calendario, perché c’è una spinta forte delle grandi squadre nel sottrarsi dai campionati nazionali per svolgere più partite internazionali. Peraltro, le 12 squadre firmatarie erano tra le più indebitate e questo è un tema significativo. Non dobbiamo fare una prepotenza, ma migliorare il sistema attuale, implementando la competizione della Champions League e lavorando affinché le squadre che più investono possano essere più soddisfatte. La strada del calcio virtuoso. Le Leghe europee – ha concluso De Siervo – mai come in questo periodo hanno trovato una compattezza nella direzione di concentrarsi sul sistema di regole. Il percorso non può che essere questo. Il FairPlay finanziario non allenti le sue maglie: lo vedremo nelle prossime finestre di mercato, perché sarà ancora una volta il problema su cui dobbiamo vigilare tutti”.

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