Grande Italia alla Parigi-Roubaix, trionfa Sonny Colbrelli, quarto lo sfortunato Gianni Moscon

Grande Italia alla Parigi-Roubaix: primo Sonny Colbrelli, quarto Gianni Moscon. Continua l’annata magica degli azzurri. Niente da fare per i grandi favoriti Van Aert e il fenomeno olandese Van der Poel. Colbrelli, neo campione d’Europa, è stato sempre a ruota del tulipano.

Ha risposto a tutti i suoi numerosi allunghi. Con prontezza, fisicità, mestiere, rabbia agonistica. È rimasto negli ultimi dieci km solo con Vermeersch e Van der  con cui si è presentato nel mitico velodromo di Roubaix. E con uno super sprint, ha nettamente battuto i due avversari.

Poi è sceso dalla bici improvvisando uno show divertente, lacrime e sorrisi, la bici sventolata come una bandiera .

Sfortunato Moscon: nel pieno della sua fuga solitaria, con un buon margine di vantaggio sul trio guidato da Colbrelli  prima ha forato poi, di nuovo in sella, è. caduto scivolando verso su un fondo limaccioso è ghiacciato,Avrebbe potuto vincere ma ha avuto il merito enorme di risalire in bici e – acciaccato – a raggiungere il velodromo e strappare il quarto posto. Eroico.

Gli italiani hanno sempre avuto un buon feeling con la Regina delle corse. L’hanno vinta tredici volte con nove corridori. Il primo è stato lo spazzacamino valdostano Maurice Garin nel 1898. Ma sono tre immensi nostri campioni  ad aver lasciato un segno indelebile, diventato col tempo una autentica leggenda: Fausto Coppi, Felice Gimondi e Francesco Moser. Il campionissimo l’ha vinta nel 1950 ( giusto un anno dopo la vittoria del fratello Serse ). E l’ha vinta a modo suo.  Arrivando in solitaria con un assolo di 45 km. Gimondi ha trionfato il 17 aprile del 1966 con una delle imprese più belle della storia della Roubaix. Felice non aveva ancora 24 anni; aveva però vinto il Tour. A 42 km dal traguardo sceglie il settore di pave’ più duro, saluta tutti e arriva a Roubaix con un corposo vantaggio e tutto coperto di fango. Iconico. Il velodromo è tutto il per lui. Standing ovation.

E nel 1978 è iniziato il trittico di Moser. Tre vittorie consecutive. Tre trionfi. In più con la maglia addosso  di campione del mondo . Certamente un segno importante lo ha lasciato anche Franco Ballerini con una fantastica doppietta ( 1995, 1998 ) e Andrea Tafi che ha vinto l’anno successivo con 37 km finali in solitaria. Curiosità: Tafi ha corso la Roubaix 13 volte e le ha concluse tutte.

C’era molta attesa per questa Classica Monumento. Annullata nel 2020, rinviata nel 2021 ( da aprile ad ottobre ), la regina delle classiche  è tornata ad infiammare la gente. Con i suoi ingredienti classici che non si vedevano dal 2002: freddo, fango, vento, pioggia battente ( almeno nella prima parte ), cadute. Col suo percorso abituale – massacrante, crudelmente selettivo, sfibrante anche per ruote forti – e soprattutto con i suoi logoranti 30 settori di pave’. Ben 55 km totali sul porfido durissimo. Il tratto più lungo di giornata-  3,7 km – si è presentato al chilometro 105,4 . È stato il temuto e infido Quievy a’ Saint-Python, il segmento che è stato una sorta di “ Benveenuti nell’inferno del Nord “. E qui sono cominciati i primi guai. Come previsto.

Tre comunque i settori più spettacolari nella loro crudezza che hanno dato una svolta alla corsa. Primo, la foresta di Arenberg, il settore simbolo della
 l’icona della Roubaix. In tutto 2,3 km, già teatro di momenti storici come la caduta del “ Leone delle Fiandre “, il leggendario Johan Museeuw. Uno scoglio posto  dopo 162,4 km. E dopo 203 km si è presentato il tratto di Auchy, meglio noto come la  “ bocca dell’inferno “posto dopo 19 tratti di pave’ a 50 km dal traguardo. E dopo la bellezza di 240 km si è presentato il terzo, micidiale, Carrefour de l’Arbre, con le sue curve molto pericolose e lunghi tratti di pave’ irregolare . Ma gli ultimi tre segmenti sono stati abbordabili. Quindi l’ingresso nel velodromo di Roubaix.

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