Gol, assist, chilometri e lacrime: Barella e Lautaro sempre più al centro dell’Inter

Decisivi ieri anche con le rispettive nazionali, Nicolò e il Toro non si fermano mai e sono ormai tra i top di ruolo. Il bomber piange dopo la rete all’Uruguay

Colonne e trascinatori non soltanto nell’Inter ma anche in nazionale. I gol al Belgio e all’Uruguay certificano il nuovo status di Nicolò Barella e Lautaro Martinez. Imprescindibili e inesauribili. Quindi sempre titolari. A meno che…

Unicum

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Barella ha giocato dal 1′ tutte e 9 le gare ufficiali dell’Inter. In azzurro siamo a quattro su 5 perché Mancini nella finestra di settembre gli risparmiò il terzo e più facile impegno (5-0 alla Lituania) nella corsa a Qatar 2022. Sempre in campo e con prestazioni di grande sostanza, Nicolò ieri ha piegato il Belgio con un eurogol ed è uscito sommerso dagli applausi dell’Allianz Stadium. La casa della Juve, che lui l’anno scorso ha contribuito a detronizzare trascinando l’Inter allo scudetto e risultando decisivo (assist e gol) nello scontro diretto che aveva sancito i nuovi rapporti di forza. Barella ormai è un tuttocampista di livello mondiale, capace di abbinare quantità e qualità come pochi. Tanto che la dirigenza ha ben chiaro che, pur scadendo nel 2024, il suo contratto andrà allungato e adeguato rispetto all’attuale ingaggio di 2,5 milioni. In campionato l’ex Cagliari ha già sfornato 5 passaggi vincenti (di cui due proprio a Lautaro) e sempre con percussioni sulla destra. Con Inzaghi il suo gioco è diventato ancora più dispendioso perché i suoi famosi strappi si allungano: Nic infatti in fase di possesso palla si posiziona 5 metri più avanti e in difesa 5 metri più indietro. Cinque, per completare la tabellina, sono anche i giorni che duracell Barella avrà a disposizione per prepararsi al meglio in vista del tour de force che attende l’Inter, con il tris Lazio, Sheriff e Juve come antipasto. Le finali di Nations League permettono infatti agli azzurri di tornare a casa già oggi. Barella non aveva tanti giorni senza un impegno ufficiale dal ritiro estivo.

Toro emozionato

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Discorso simile, in termini di usura, per Lautaro. Anche il Toro ha saltato soltanto un match in nazionale (Paraguay, affaticamento) e uno in campionato (Genoa, per squalifica). Inzaghi lo ritiene talmente importante da averlo schierato anche dopo la scorsa sosta, malgrado il Toro fosse rientrato dall’Argentina 36 ore prima dell’impegno contro la Samp. Ora l’asticella si alza, perché il match con la Lazio è fissato alle 18 di sabato e Martinez (con Correa e Vecino) non sarà a Roma prima di venerdì sera. Se si trattasse di un giocatore normale, il suo impiego dal 1′ sarebbe da escludere. Ma Lautaro normale non lo è. Come dimostra il suo nuovo status contrattuale (a breve firmerà un rinnovo fino al 2026 con ingaggio levitato dagli attuali 2,5 milioni a più di 6) e di attaccante atleticamente esplosivo ma ora anche letale in area. Come certifica il suo score stagionale, con 5 reti in 6 gare di campionato e in nazionale (dopo aver vinto la Coppa America) i centri a Venezuela e Uruguay, ieri notte. Al conto andrebbe aggiunto anche un assist (per la verità involontario) a De Paul ma soprattutto le lacrime dopo la staffetta con Correa. “Sono per mia figlia, la mia famiglia, che oggi era presente allo stadio – ha spiegato il Toro -. È sacrificio, mettere da parte tante cose che sono riaffiorate nella mente. Ecco perché c’è stata l’emozione, per la mia famiglia, che mi accompagna sempre e a cui sarà grato per tutta la vita”. Giovedì notte c’è il Perù. E volete scommettere che sabato…

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