Giro di Romandia, il francese Remi Cavagna vince l’ultima tappa ma il Tour svizzero è dell’inglese Geraint Thomas

Giro di Romandia, ultima frazione: ha vinto Remi Cavagna, francese ma il Tour svizzero è di Geraint Thomas. Un italiano sul podio: è il bergamasco Fausto Masnada,26 anni, portacolori della Deceunink, squadrone belga cacciatore delle classiche monumento. Ne ha vinte 19 e non vuole fermarsi. Al secondo posto della crono Stefan Bissinger di un soffio. Terzo Geraint Thomas . Quindi Van Vilder e Richie Porte. Al sesto e settimo posto due azzurri: Fausto Masnada e Matteo Cattaneo. Completano la top ten Marc Soler, Rohan Dennis. Decimo Filippo Ganna a mezzo secondo dal vincitore.

Altri italiani in evidenza.  Antonio Tiberi dodicesimo, Damiano Caruso dodicesimo ma nono in classifica generale . Cifra importante, in prospettiva Giro d’Italia. Simone Petilli si è messo in vetrina nella tappa regina ( 18esimo ). Diego Ulissi e Sonny  Colbrelli sono finiti oltre il trentesimo posto.  Clamoroso il 77esimo posto di Peter Sagan. Filippo Ganna è arrivato in 80esima posizione a 45’12” dal vincitore Thomas, suo compagno di squadra. Ma si è sacrificato per la Ineos che messo a segno la doppietta grazie anche al suo lavoro.

Insidioso il tracciato della crono anche per  l’asfalto bagnato. Con 400 metri finali al 6% che ha fatto selezione al termine di uno sforzo intenso. Nel freddo.

Per carità, non si è trattato di un percorso particolarmente impegnativo, proibitivo.  Duro, però, senz’altro. Partenza e arrivo in due punti molto vicini alla città di Friburgo. Nel mezzo 16,19 chilometri a formare una sorta di anello. Due i punti che si sono rilevati  selettivi favorendo gli specialisti. Il primo a meno di due chilometri dopo il via, un tratto in pavé di 700 metri che la pioggia ha reso difficile. Il secondo al termine dell’anello; 400 metri  certo pedalabili, ma al 6%. E non è stato semplice interpretarli. Anche per la fatica accumulata in tappe d’altri tempi, con pioggia e freddo in abbondanza.

Edizione numero 74. Due cronometro e quattro tappe disegnate per scalatori.  In tutto 684,04 chilometri con non poche sorprese.

Un giro con tante sorprese

Il Romandia è iniziato martedì 27 aprile con un prologo a cronometro di soli 4,05 km che hanno visto trionfare l’australiano Rohan Dennis  con un tempo pazzesco: 5’26”67. Dietro di lui i compagni di squadra della britannica Ineos: lo specialista Geraint Thomas ( + 9” ) e Richie Porte ( stesso tempo di Thomas ). Solo noni ex aequo Filippo Ganna e Matteo Cattaneo. Sono seguite quattro tappe molto impegnative. Le prime due hanno rilanciato Sagan e Colbrelli, vittoriosi con volate imperiose che hanno interrotto un lungo digiuno. La terza tappa l’ha vinta lo spagnolo Marc Soler, capitano della Movistar, che ha pure conquistato la maglia gialla. Ceduta il giorno dopo nella tappa regina di Thyon al canadese Michael Woods, vincitore sotto la pioggia di una frazione che sarà ricordata a lungo ( e conservata nelle cineteche ) per il finale pazzesco : la caduta di Geraint Thomas a 30 metri dalla linea d’arrivo. Thomas  si è poi rialzato, coraggiosamente ha inforcato la bici galeotta, ed è arrivato terzo, scavalcato da Ben O’Connor.

Albo d’oro con i giganti del ciclismo. Qui hanno trionfato leggende come Merckx, Gimondi, Hinault, Chris Froome  ( due volte consecutive; 2013, 2014 ). E Gino Bartali nel 1949 davanti a Ferdi Kubler, idolo svizzero, poi vincitore di un Mondiale e di un Tour de France nel 1950.

I ciclisti italiani hanno sempre visto di buon occhio il Romandia perché è l’anticamera del Giro d’Italia. Serve per limare la condizione. Gli azzurri sono i corridori che qui hanno vinto di più ( 13 ). Hanno superato la Svizzera ( 12 ), la Francia ( 10 ) e il Belgio ( 6 ). Da lunedì 3 maggio il pensiero è tutto per il Giro d’Italia che parte sabato da Torino.

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