Giro di Lombardia, impresa di Pogacar davanti ad un grande Masnada. Suo il Mondiale d’autunno, meritatamente

Ciclismo. Il giovane fenomeno sloveno Tadej Pogacar , re di due Tour de France, ha vinto il Giro di Lombardia regolando in volata, con irrisoria facilità, il compagno di una fuga a due ,  il sorprendente e spettacolare Fausto Masnada, bergamasco doc. A 35 km  dal traguardo Pogacar, in risposta a un allungo di Nibali, ha fatto il vuoto salutando la griffata compagnia. E se n’è andato con potenza, passo regolare, perfetta scelta tattica. Un capolavoro. Ha scollinato in solitaria il passo di Ganda. Poi nella discesa del Selvino è stato raggiunto dall’incredibile Masnada che nei tornanti di casa ha colmato un gap di 35”. Quindi i due sono andati in picchiata verso Bergamo tra due ali di folla guadagnando addirittura un minuto sugli inseguitori. E a 250 metri dalla linea d’arrivo ha saltato agevolmente  Masnada tagliando il traguardo a braccia alzate. Un trionfo. Un minuto dopo Adam Yates ha regolato un Roglic un po’ sottotono. Quinto Valverde e sesto il bi-campione del mondo Alaphilippe. A seguire, nell’ordine, Gaudu, Bardet,  Woods, Higuita Tredicesimo Nibali, 15esimo Fortunato.

A soli 23 anni  Pogacar, alfiere della UAE, entra nella leggenda. Quest’anno ha vinto tredici corse tra cui la Classica Monumento Liegi. Nel finale di stagione ha centrato il Lombardia confermandosi autentico numero uno del ciclismo internazionale. Ha conquistato il Mondiale d’autunno – la corsa delle foglie morte – prima di andare in vacanza. Cannibale fino in fondo.

 Al via una vera parata di campioni. Cinque, in particolare , i big sotto i fari: Alaphilippe,  Evenepoel, Nibali, Pogacar, Roglic. Pirati alla carica dell’ultimo Monumento della stagione. Cast stellare per una corsa che è nata addirittura quattro anni prima del Giro d’Italia . E ci sono pure due intramontabili come Valverde ( 41 anni ) e Froome ( 36 ).  E le squadre più forti e titolate come la Deceuninck-Quick Step che a supporto di Alaphilippe schiera sei corridori di grande affidabilità. Cioè : Almeida, Bagioli, Devenyns, Evenepoel, Masnada, Serry. I team migliori ci sono tutti: AG2R-Citroen, Alpecin-Fenix, Astana con Vlasov, Bahrain-Victorius ( capitanata da Mikel Landa ). E poi la Bora-Hansgrohe con tre italiani ( Aleotti, Benedetti, Fabbro ), la Cofidis di Martin, la EF Education Nippo di Rigoberto Uran, la Groupama di Thibaut Pinot, la corazzata Ineos Grenadiers guidata da Adam Yates con Gianni Moscon e Pavel Sivakov, l’Israel con De Marchi e Froome, la Jumbo Visma di Roglic, la Lotto Soudal di Cras, la Movistar di Valverde, Cataldo e Marc Soler. Senza dimenticare la Arkea di Nairo Quintana, la DSM di Bardet, la Qhubeka di Pozzovivo, la Trek Segafredo di Nibali, Brambilla, Mollema; e il potente team UAE Emirates di Pogacar ( con Davide Formolo e Diego Ulissi ). Lo sloveno ha aperto il gas a 35 km dal traguardo volando sul passo di Ganda dove scollina con 37”. Dietro di lui nove inseguitori pilotati da Alaphilippe e da un sontuoso Fausto Masnada.

Percorso duro  – da Como a Bergamo, 248 km – con sette salite ed un dislivello di 4.400 metri. Pronti, via, e dopo 36 km ecco il totem Ghisallo e il museo voluto da Fiorenzo Magni. Dopo 101 km si è presentata l’ascesa di Roncola ( 6 km all’8,5% con punte del 17% ). A seguire Berbenno ( 6,9 km al 5% ).  Quindi le valli bergamasche più interne e vere. E qui si è fatta sentire una prima selezione.  E dopo Dossena ( 11,1 km al 6,1 % ) ecco Zambia Alta, il tetto della Corsa posto a 1.287 metri. Altra scrematura.   Dopo 207 km di corsa il percorso è finito in bocca al passo di Ganda ( 1.058 metri ) superato il quale  sono rimasti 32 km alla conclusione. I punti chiave si sono rivelati il passo di Ganda ( dominato da Pogacar) e lo strappo di Colle Aperto che ha introdotto la corsa nella città vecchia dopo la picchiata  su Nembro con i suoi 19 tornanti. Quindi gli ultimi 9 km con i due mattatori di giornata che hanno esaltato una corsa bella, intensa, degna del suo immutato prestigio.

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