Giovani, rivoluzione, empatia, discontinuità: i primi 100 giorni di Pirlo

La Juve ha nominato il nuovo allenatore l’8 agosto: dopo 100 giorni, che cosa si può dire della sua gestione?

Luca Bianchin

16 novembre – Milano

L’8 agosto, il giorno che ha cambiato la storia recente della Juventus, è lontano 100 giorni. Quel sabato la Juve esonerò Sarri al mattino e nominò Pirlo prima che fosse notte. Più cruento dei 100 giorni di Napoleone. Che cosa ha detto questo periodo? Proviamo a rispondere con 10 parole chiave.

Empatia

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Sarri non ha perso la panchina allo stadio: l’ha persa al centro sportivo, nel rapporto con i giocatori, soprattutto con Ronaldo e Chiellini. I due uomini più pesanti della rosa. Il vero passo avanti di Pirlo è stato ritrovare armonia con il gruppo. Una frase in particolare, di CR7, dopo la prima trasferta dell’anno: “Vedo la squadra molto meglio, si lavora sorridendo”. Conta più di tutto.

Discontinuità

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Il cartello “lavori in corso” invece è il simbolo sul campo. Quello che Pirlo vuole fare è chiarissimo, meno semplice capire quanto la squadra sia pronta alle battaglie di campionato e coppa. Gli alti e bassi finora sono regolari (e normali, in una situazione come questa), con una preoccupazione: la partita peggiore è arrivata nel test principale, con il Barcellona.

Giovani

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Frabotta e Portanova, certo, ma anche Kulusevski già al centro della Juve e Chiesa titolare a sinistra. La Juve è nella strana condizione di dover vincere e allo stesso tempo aprire un nuovo ciclo. Pirlo ci sta provando. Risultati? Con Dejan, tutto dice che saranno buoni. Per gli altri, serve aggiungere uno zero: ne parliamo tra 1.000 giorni.

Unità

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Un aspetto sottovalutato: la compattezza. Pirlo, scelta forte di Andrea Agnelli, è legato alla società e può andare in conferenza stampa – la conferenza stampa di presentazione – a dire che il ciclo di Higuain è finito. La separazione con il Pipita, nella sostanza, è ufficiale da quel giorno. Con Sarri non solo non succedeva: non era nemmeno immaginabile.

Coraggio

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Pirlo ha cominciato a stupire quel giorno e non ha smesso. Critiche sentite in questi mesi: vuole sorprendere, cerca il colpo a effetto anche quando non serve. Si vedrà se sono giustificate o eccessive. La certezza è il coraggio di rischiare con Frabotta e Portanova titolari, un sistema di gioco tutto nuovo, calciatori schierati in posizioni inedite come Bonucci e Bernardeschi. Innegabile.

Rivoluzione

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La Juve impostava con quattro difensori e ora sono tre. Aveva un play in mezzo al campo e ora i centrocampisti sono due. Usava un attaccante centrale e ora ha raddoppiato. La continuità c’è stata in alcuni giocatori di riferimento – Ronaldo, Bonucci – ma non nei principi tattici. Questo forse è il tratto principale dei tre mesi con Pirlo: il cambiamento.

Pacatezza

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Pirlo, dopo la prima conferenza stampa, ha scelto un approccio misurato: in conferenza stampa sceglie spesso il politicamente corretto e non sbaglia comportamenti. Non ha le uscite brillanti di Allegri ed è lontano dagli scivoloni di Sarri. Nel ciclo di Agnelli, iniziato con Conte, il basso profilo è una novità.

Varietà

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Kulusevski ala o trequartista, Danilo sul centro-destra e indifferentemente sul centro-sinistra della difesa a tre, McKennie trequartista o centrocampista centrale, Cuadrado sulle due fasce. Pirlo sposta i giocatori secondo le logiche del suo 3-2-5, con un vantaggio e un rischio. Il vantaggio: per gli avversari, è dura preparare le contromosse. Il rischio: almeno in certe sere, avere pochi punti di riferimento.

Infortuni

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Dybala, Chiellini, Bonucci, Ramsey, Alex Sandro, Chiesa, ovviamente De Ligt, più il Covid per Ronaldo e McKennie. I primi tre mesi di Pirlo sono stati anche una storia di assenze, rinnovando una tradizione che negli ultimi due anni ha inciso molto sulla stagione della Juve. A ottobre si può fare di necessità virtù, sfruttare la rosa ampia e trovare soluzioni anche senza i titolari. In primavera, quando in teoria si decideranno Champions e campionato, meno.

Equilibrio

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L’ultima parola guarda ai prossimi 100 giorni. La prima partita, contro una Samp modesta, è stata molto in linea con i progetti di Pirlo. Nel complesso, una delle partite migliori. L’ultima, contro la Lazio, paradossalmente è più lontana: la Juve ha aggredito poco, si è difesa bassa, non è arrivata al 50% di possesso palla. Questa è l’incognita: la Juve non può anche chiudersi e ripartire, avendo tanti giocatori per fare male a campo aperto e Ronaldo che non ama lavorare difensivamente, ma è pensata per giocare in un altro modo. Troverà un equilibrio?

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