Giordano: “Kvara e Osimhen cambieranno la storia come me e Maradona”

L’ex attaccante del primo scudetto degli azzurri: “Devono capire che vincere a Napoli è qualcosa di unico e speciale, ti lascia riconoscenza per tutta la vita. Nessuno sa amare come i napoletani: io l’ho provato sulla mia pelle…”

Vincenzo D’Angelo

15 gennaio – Milano

Un pezzo di storia intramontabile, un monumento per tante generazioni. Bruno Giordano a Napoli ha scritto la pagina più importante della vita del club, marchiando il primo capitolo tricolore. Fu protagonista della Ma.Gi.Ca. insieme al dio Maradona e Antonio Careca nel 1987-88, ma la vera magia fu quella cavalcata emozionante che portò al primo scudetto azzurro l’anno precedente. Giordano più di tanti altri sa cosa significa essere incarnazione dei sogni di un’intera città: “Ancora oggi quando torno a Napoli vengo accolto con un affetto smisurato. Vincere è sempre speciale, farlo a Napoli, però, vale di più”.

È un Napoli da scudetto. È da inizio stagione che entusiasma in Italia e in Europa, giocando a livelli altissimi

E dopo la straripante vittoria contro la Juve, anche la capitale della scaramanzia ha gettato la maschera: è un Napoli da scudetto.

“Lo era anche prima, è da inizio stagione che entusiasma in Italia e in Europa, giocando a livelli altissimi. La vittoria contro la Juve ha avuto la forza di cancellare definitivamente anche il ricordo del ko contro l’Inter. Fin qui il viaggio è stato perfetto e – onestamente – credo ci siano tutte le condizioni perché stavolta si possa davvero arrivare fino al traguardo”.

Da Maradona-Giordano-Carnevale a Osimhen-Kvaratskhelia: ci può essere un filo che lega l’attacco del primo scudetto a quello che oggi lotta per il terzo titolo?

“Noi avevamo Diego, niente può essere paragonabile. Però ogni vittoria ha bisogno di volti riconoscibili e chi segna, in questo, è avvantaggiato: credo che Osimhen e Kvara nell’immaginario dei tifosi siano i due volti di questo Napoli. Sono due giocatori fenomenali che sanno caricarsi l’un l’altro ma soprattutto esaltare insieme il lavoro della squadra. Spalletti sta gestendo tutto alla perfezione, non ha sbagliato una mossa e tutti i giocatori hanno avuto modo di portare il loro contributo in ogni vittoria. Il grande successo di questo gruppo è stato riuscire a entrare subito nel cuore dei tifosi: giocatori che hanno fame, voglia di divertire e divertirsi. Il cammino è ancora lungo, ma il Napoli è sulla strada giusta per il titolo”.

E il segnale dato contro la Juve è arrivato forte e chiaro a tutte le rivali.

“Ne ha mandati tanti di messaggi il Napoli quest’anno: penso alle vittorie in casa di Roma e Lazio, o a quella a San Siro col Milan, senza Osi e con gol di Simeone. Una volta il Napoli giocava sotto pressione, perché non poteva sbagliare una partita per non staccarsi dalla vetta; oggi sono le altre che entrano in campo con l’ansia del passo falso…”.

Con Osimhen praticamente si parte da uno a zero per Spalletti: se lo aspettava così determinante?

“A inizio stagione lo avevo detto, ero sicuro che avrebbe fatto più di 20 gol quest’anno e direi che siamo su quella strada. Osimhen è straripante, una forza della natura che quando è in serata diventa immarcabile. Se n’è accorto anche Bremer, che fisicamente poche volte è stato messo così in difficoltà”.

Per Spalletti è il miglior attaccante del campionato.

“Fa bene Luciano a esaltare le qualità del suo giocatore, a responsabilizzarlo platealmente in modo da ottenere sempre il massimo dal suo centravanti. Che non è solo gol: è sacrificio e pressione, e ora ha anche imparato a legare benissimo i reparti. Se vuoi lasciare il segno, devi dare sempre tutto te stesso e Victor non si è mai risparmiato”.

Kvara, invece, è magia.

“E per questo non va soffocato. Deve mettere tutto il suo talento al servizio della squadra perché ha numeri impressionanti e la capacità di trovare la giocata vincente in qualsiasi momento. Secondo me non bisogna dargli troppi compiti, va lasciato libero di inventare e aiutare la squadra a suo modo”.

Un consiglio da dare ai due nuovi idoli di Napoli?

“Devono capire che vincere a Napoli è qualcosa di unico e speciale, ti lascia riconoscenza per tutta la vita. Nessuno sa amare come i napoletani: io l’ho provato sulla mia pelle e ancora oggi, quando torno in città, sento lo stesso affetto che sentivo quando vincemmo lo scudetto. Città e squadra meritano di vivere un’altra gioia così”.

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