Gioco, aggressività, difesa e tifosi: il Toro ha 4 motivi per ripartire forte

Ecco perché la sconfitta con la Juventus non lascia scorie negative: ora Juric può guardare avanti con rinnovato ottimismo

Di solito la sconfitta in un derby si metabolizza con molta fatica. Servono giorni e giorni, lascia scorie nelle gambe e nella testa dei giocatori usciti battuti dal confronto. Nel caso del Toro, stavolta, non è così. A partire dal presidente Urbano Cairo, passando per Ivan Juric e i suoi giocatori e finendo con i tifosi, si può tranquillamente affermare che al triplice fischio dell’arbitro Valeri il sentimento predominante sia così riassumibile: “È un risultato che non meritavamo. Però non ci mortifica, anzi ci dice che siamo sulla strada giusta, quindi andiamo avanti a lavorare con serenità e convinzione”. Insomma per resettare basta schiacciare il tasto del prossimo impegno (a Napoli) dopo aver ripassato velocemente gli elementi che confortano il lavoro dell’allenatore. Eccoli.

LA MANOVRA

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Quel primo tempo in cui i granata hanno condotto le danze con disinvoltura resta bene impresso nella mente di tutti. Juve schiacciata nella propria metà campo, il Toro a fare il match, premendo sia centralmente che sulle fasce. Il rammarico evidenziato a caldo dall’allenatore riguarda la mancanza di conclusioni a rete di una certa pericolosità. Giusto un paio di brividi per Szczesny. Comunque la bontà e la continuità della manovra rappresentano il primo elemento di grossa consolazione per il tecnico croato. La squadra ha una sua fisionomia riconoscibile, capacità di imporsi, attraverso ingranaggi ormai ben oleati. Se ha graffiato poco lo si deve pure alle assenze, eccellenti e concentrate nel reparto offensivo. Ecco che in questa sosta Juric e il suo staff dovranno dedicarsi al recupero dei cinque attaccanti (Belotti, Pjaca, Praet, Verdi, Zaza), la cui defezione si è fatta sentire soprattutto quando Allegri ha potuto inserire gente veloce come Cuadrado e Kulusevski mentre Juric ha dovuto impiegare Baselli e Rincon in ruoli innaturali.

IL CARATTERE

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Tornando alla prima ora del match, l’altro dato molto significativo riguarda l’ottanta per cento dei contrasti vinti dai granata laddove i bianconeri ne hanno portati a casa il 33%. Al dettaglio siamo a 20 contro 9 ed è proprio un bel segnale relativo alla capacità di aggredire gli avversari espressa dal Toro sposando la mentalità del proprio timoniere quando si tratta di fare pressing.

LA RETROGUARDIA

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Quando la stanchezza è emersa e il ritmo è fatalmente calato ecco che la Juve è riuscita a impossessarsi della sfida. Però non ha mai sovrastato un Toro che ha saputo difendersi con ordine e senza affanni. È un altro bel segnale dei progressi in atto. Milinkovic ha fatto il suo, Bremer ha giganteggiato negli anticipi e pure il 20enne esordiente Zima si è dimostrato all’altezza del compito.

GLI APPLAUSI

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Ma forse il dato che in prospettiva può rappresentare un importante rinforzo non è arrivato dal campo ma dalle tribune. A derby irrimediabilmente perso la gente del Toro non ha lasciato il proprio posto sugli spalti e anzi ha voluto sottolineare il desiderio di rimanere al fianco della propria squadra chiamandola sotto la Maratona. Dove le ha tributato un insistito applauso, condiviso dagli altri settori, al quale i giocatori hanno risposto subito, con evidente sollievo. Quando ti impegni allo stremo e i tuoi tifosi te lo riconoscono nessuna sconfitta può mortificarti.

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