Gigi Riva, quell’indistruttibile campione di correttezza amato da tutta l’Italia

Il miglior cannoniere di tutti i tempi della Nazionale è scomparso a 79 anni. Il ritratto di un grande uomo e di un atleta eccezionale

Alessandro Vocalelli

22 gennaio 2024 (modifica il 23 gennaio 2024 | 00:35) – MILANO

Pensavamo, speravamo, che lui – Rombo di Tuono – sarebbe riuscito a battere anche l’avversario più duro, difficile. Quando nel pomeriggio si è diffusa la notizia del suo malore, che lo aveva colpito in casa, ci siamo appellati alla sua fibra forte, all’apparenza indistruttibile, così come lui – Gigiriva, tutto d’un fiato – si mostrava in campo. Capace di superare anche gli incidenti più duri, la rottura di una gamba in Nazionale, un infortunio gravissimo che lo tenne lontano dai campi, ma da cui tornò con lo stesso piglio e la stessa carica inimitabile. Fu così che si laureò per altri due anni capocannoniere, mettendosi tutto alle spalle, con quel suo carattere unico. Taciturno, schivo, riservato, ma capace di aprirsi con le persone a cui concedeva la sua amicizia.

campione di correttezza

—  

Gigiriva non è stato soltanto un campione straordinario, ma anche un campione di signorilità, di correttezza, di etica applicata al pallone. Per questo è stato capace di ricoprire con classe ed eleganza anche ruoli dirigenziali in Federazione. Lui era lo scoglio, la roccia, a cui si aggrappavano tutti, sapendo di ricevere sempre il consiglio giusto. Come giocatore, poi, quasi inutile raccontarlo. Perché non si raccontano, i Miti. I Miti si guardano, si osservano, si celebrano soltanto. E lui è stato un Monumento del calcio italiano. Ancora oggi il più prolifico marcatore della storia azzurra, con ci ha vinto l’Europeo del ’68 e a cui ha regalato la bellezza di 35 gol in 42 presenze, quando le partite erano sempre con le avversarie più grandi, più titolate. In azzurro è stato anche vicecampione del mondo, nella fantastica avventura del ’70, alfiere e protagonista nella sfida del secolo con la Germania. Tutti ricordano il gol di Rivera, che chiuse la gara. Ma lui, pochi minuti prima aveva già mandato in visibilio l’Italia con un’altra, ennesima, prodezza.

il suo percorso

—  

Nato a Leggiuno sulle rive del Lago Maggiore, aveva avuto un’infanzia sofferta, che probabilmente ne aveva forgiato il carattere. Aveva perso il padre, per un incidente sul lavoro, quando aveva appena nove anni. E anche per questo, dopo aver perso anche la mamma, era vissuto in tre collegi. Il calcio è stato la sua grande passione, il suo amore, la sua professione, la sua vita, trascorsa interamente in Sardegna. Lo voleva il Bologna, ma invece finì quasi controvoglia al Cagliari. Per poi innamorarsi dell’Isola – dove sono nati i suoi due figli – e dove ha continuato non solo a giocare per tutta la carriera, ma a vivere, ricoprendo anche ruoli dirigenziali per il club rossoblù. Oggi, si dice, il professionismo ti spinge a cambiare squadra, maglia, il più possibile: perché questo è il calcio. Il calcio di Gigiriva era invece quello in cui, in maniera indissolubile, ci si poteva legare ad una società, fino a diventarne una bandiera. E questo è stato Gigiriva: una bandiera non solo del Cagliari, della nazionale. Ma di tutto il mondo del calcio, che piange un Mito solo apparentemente inarrivabile. Un Mito che, evitando gli eccessi di parole, sapeva conquistarti con la sua Grandezza di uomo e di atleta.

Precedente Simeone, due gialli in 5' e Napoli in 10. Barella e Calha, niente Fiorentina Successivo Morte Gigi Riva, le reazioni del mondo dello sport. Cannavaro in lacrime: "Era il mito dei miti"