Gazzetta, un giornale al comando

Il direttore e le celebrazioni per i 125 anni della Rosea: “Ha sempre precorso i tempi, restando in sintonia con i propri lettori”

In Italia c’è solo una squadra che vince il campionato da 125 anni: la Gazzetta dello Sport. Ci riesce perché da quel 1896 in cui nacque, qualche giorno prima delle Olimpiadi di Atene, non ha fatto altro che precorrere i tempi, restando però sempre e comunque in sintonia con i propri lettori. Così è stato per tutti i passaggi che ne hanno scandito la storia. L’intuizione di scegliere un colore, prima verde e poi rosa, come tratto distintivo per il quotidiano. La competenza come spina dorsale dei giornalisti che formavano la redazione. La creazione del Giro d’Italia, grande romanzo non soltanto sportivo. La trasformazione in quotidiano moderno, presupposto di una crescita impetuosa. I record di copie, la nascita del sito, il Festival dello Sport, la rivoluzione digitale in cui siamo immersi.

La Gazzetta ha nel tempo coniato un suo modo di raccontare eventi e personaggi. Semplice, ma non semplicistico. Passionale, ma non tifoso. Autorevole, ma non presuntuoso. Il giornale popolare è nato qui, con Gino Palumbo e poi con Candido Cannavò. L’innovazione del linguaggio, dello stile, l’uso delle foto, l’introduzione della polemica come modalità informativa, hanno il marchio della Rosea. Alla composizione di questa miscela, che ha poi alimentato tutti i quotidiani italiani, hanno contribuito i grandi direttori e i grandi giornalisti naturalmente, ma anche i lettori, che in questa comunità sono altrettanto protagonisti. La Gazzetta nella sua avventurosa storia che ha toccato tre secoli non si è sentita mai sola. Neppure in questo anno terribile, l’unico dei 125, in cui lo sport, tutto lo sport, s’è fermato. Critiche, spunti polemici, consigli ma anche incoraggiamenti, ringraziamenti sono arrivati tutti i giorni. Come al solito. Se gli stadi e i palazzetti in questi mesi sono rimasti vuoti, le nostre mail hanno continuato a essere piene. Non c’è stata una mattina che dai lettori non sia arrivata una risposta, una parola, per qualcosa pubblicato sul giornale o sul sito.

L’altro giorno mi ha scritto un lettore di New York, un italiano che lavora negli Stati Uniti, che trova più semplice leggere la copia digitale anziché cercarla in edicola e per questo ha scelto di abbonarsi. Non l’aveva mai fatto. In fondo la svolta digitale ha la forza dirompente della semplicità: non c’è differenza tra sfogliare il giornale di carta oppure scorrere le notizie sullo smartphone. La Rosea non cambia. Rafforzeremo la nostra vocazione al primato dell’informazione sportiva su ogni piattaforma. Moltiplicheremo l’offerta sul web aggiungendo contenuti originali di qualità: dalle inchieste, ai podcast, alle newsletter. Sul giornale cartaceo continueremo sulla strada che ha portato la Gazzetta a essere il quotidiano sportivo più letto e diffuso. Un impegno notevole che diventa possibile se hai una lunga storia alle spalle, una redazione in sintonia con le sfide che ha di fronte, una comunità di lettori che ti segue con affetto, un editore, Urbano Cairo, che non ha mai fatto mancare il proprio sostegno al giornale. Così le stagioni del cambiamento possono diventare straordinarie opportunità, a patto di saper anticipare il futuro. Come fa la Gazzetta dello Sport, che da 125 anni vive ogni giorno come un nuovo inizio.

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