Gasperini, un pezzo unico

A sessantasei anni compiuti dice quello che gli passa per la testa senza chiedere il permesso, senza preoccuparsi troppo degli effetti e senza il bisogno di paracadute. Conoscendolo da un po’, immagino che a quaranta facesse lo stesso, e pure a venti. Gian Piero Gasperini pratica l’uno contro uno tanto sul campo quanto nella vita di tutti i giorni. Lo chiarisce bene il suo slogan: «Sono permaloso con i permalosi, arrogante con gli arroganti, presuntuoso con i presuntuosi e con chi non stimo. Per il resto sono normale». Tempo fa, durante una telefonata, si descrisse anche così: «Accetto qualunque rilievo tecnico, ma nessuno personale. Troppo facile». Diretto lo è di sicuro e con qualche nota brusca, «ma forte, troppo forte» racconta chi lavora con lui. «In mezzo secondo può passare dalla risata, dallo scherzo all’offesa a chiunque gli capiti nei paraggi, se si sente attaccato e nel giusto». L’uomo è particolare; l’allenatore, senz’altro speciale. «Uno che tira fuori il massimo dai giocatori e li fa andare oltre il loro livello. Alla lunga li stressa mentalmente e fisicamente». Ed è per questo che ogni due o tre anni vorrebbe sostituirne la metà.

Ovviamente divide: le tifoserie di Fiorentina, Lazio e adesso anche quella della Roma non lo amano (eufemismo), quelle di Atalanta (e ci mancherebbe), Genoa, Juve e adesso anche del Napoli lo adorano o si limitano a stimarlo tanto, ma tanto. Da quando Guardiola gli ha dato del dentista è per tutti il Dentista con la d maiuscola: giocare contro le sue squadre è tutt’altro che divertente e provoca ansia. «Alcune torture sono di carattere fisico, altre di tipo psicologico» per dirla come il poeta «una seduta dal dentista appartiene ad entrambi i tipi».

Ora è l’uomo dei sogni. Ha portato l’Atalanta per la prima volta in finale di Europa League e domani proverà a dare un grosso dispiacere alla Roma, complicandole la corsa al posto Champions; Roma alla quale potrebbe tuttavia fare un enorme favore battendo il Bayer a Dublino. Ma non è tutto: da settimane figura in cima alla lista delle preferenze di De Laurentiis il quale teme che tutta questa attenzione possa indurre Percassi ad allungargli il contratto.

Gasperini è un cultore del merito, incarna esigenze opposte e complementari. Che sono l’isolamento, se necessario, e la semplicità, l’ambizione personale e la semplice bontà. Avrebbe meritato più di quello che ha ottenuto e sostiene di non aver mai allenato l’Inter: «Mi diedero solo due mesi, sono rimasto troppo poco per poter fare danni. I danni, semmai, li ho subiti». Il suo rapporto con i giocatori è basato su regole precise, alcune volte sfocia nell’amicizia. Solida (Juric, Motta, Gilardino, Francesco Modesto). «Cerco di essere professionale» spiega. «Non faccio il confessore o il fratello maggiore dei giocatori. Non cerco il dialogo a tutti i costi. Quello che ci unisce è la professionalità. Se qualcuno mi cerca, sa dove trovarmi». E ancora: «Mi ritengo una persona discreta, ma so affrontare i problemi. Piemontese falso e cortese, neanche un po’. Non so se chiamarlo coraggio. Nella vita ho tanti dubbi, ma anche convinzioni forti. Ed è su queste che ho costruito la mia carriera»

Dicono che nei momenti di sincera incazzatura le sedie volino. E chi sono io per escluderlo. So però che chi collabora con Gasp cammina sempre sul filo di un equilibrio precario e non ha cali di attenzione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Precedente Speciale Lazio 1974, uno scudetto da romanzo: "Nessuno resiste alla sincerità" Successivo Conference, scoppia il caso Fiorentina: tutti i problemi per la trasferta dei tifosi

Lascia un commento