Garanzia Abate: “Allenare è stato un colpo di fulmine. E Pioli mi apre la testa”

Il tecnico della Primavera: “Lazetic un esempio per i compagni, Traore può segnare 20 gol all’anno”

Luca Bianchin

19 novembre – Milano

Nella Primavera del Milan sta succedendo qualcosa. La squadra che a maggio si è salvata all’ultima giornata va ancora male in campionato – dodicesimo posto – ma in Youth League ha vinto un girone con Chelsea, Salisburgo e Dinamo Zagabria, tre settori giovanili storici. Un grande risultato. L’allenatore è Ignazio Abate, che nel 2020 pensava non avrebbe mai allenato nella vita, nel 2021 ha preso l’Under 16 del Milan, nel 2022 è stato promosso dopo aver perso il campionato solo in finale, ai supplementari.

Come è andata?

“Io pensavo sarei diventato un dirigente, infatti ho completato il corso da direttore sportivo. L’unica a non crederci era mia moglie. Mi diceva ‘farai l’allenatore’ e io: ‘No, impossibile’. Mi sono iscritto al corso solo per completare la formazione ed è stato un colpo di fulmine”.

Più che con la moglie?

“Molto di più. Farfalle nello stomaco, vocazione che ti prende la testa. Se sei un allenatore, pensi al calcio 24 ore. Mi capita che qualcuno mi parli, io guardo nel vuoto e non mi rendo conto: sto pensando alla partita o alla squadra. È più forte di me”.

Prima panchina, il Milan. Non ci si sente un po’ in colpa verso i colleghi che fanno gavetta?

“In realtà è stato tutto molto rapido. Io qui al settore giovanile del Milan sono cresciuto e poi… non pensate che tutti vogliano allenare la Primavera. Conosco tanti allenatori, come il nostro Roberto Bertuzzo, che non vogliono andare oltre l’Under 15”.

Parliamo della squadra. Soddisfatto?

“Sì, io sono convinto che stiamo gettando le basi per il futuro della Primavera. Io amo costruire da dietro e avere la palla perché è con la palla che si migliora. E faccio giocare i giovanissimi, senza paura di mandarli in campo con i più grandi. Vincere però è importante, al Milan devi tenere insieme le due cose”.

Qual è la cosa più difficile?

“Preparare ragazzi che siano pronti non per una prima squadra qualsiasi, ma per il Milan”.

Nomi. Coubis, arrivato nel 2009, è capitano. Scelta dell’allenatore?

“Sì, l’ho voluto responsabilizzare. Lo vedo già più responsabile. Parla poco ma penso possa trainare il gruppo”.

Lazetic ha segnato tre gol all’Atalanta…

“Sono contento. È umile, ha atteggiamento positivo: è un esempio per tutti i compagni”.

Chaka Traore può arrivare in Serie A?

“Ha qualità oltre la media e gradi doti fisiche. Può fare 20 gol all’anno ma deve trovare continuità”.

El Hilali che ruolo ha nel gruppo?

“Come per Coubis, ora ha responsabilità: è il vice capitano. Mi aspetto tanto dal punto di vista mentale, per far crescere i compagni”.

Ultimi due, Cuenca e Scotti. Quanto forti possono diventare?

“Cuenca è stato sfortunato, è arrivato senza preparazione e si è fatto male, ma ora ha quasi recuperato. Scotti beh… è un 2006, l’ho portato in Primavera a 15 anni. Devi avere una personalità non indifferente per reggere”.

Un 2004 come Moukoko farà il Mondiale con la Germania. E Pafundi, un 2006, è in Nazionale con Mancini. Che effetto fa?

“Mancini come sempre ha dimostrato sensibilità e attenzione. Per i ragazzi è uno stimolo, vuol dire che il c.t. guarda anche la Primavera. Pafundi ha giocato contro di noi: è rapido, tecnico, mi piace”.

Palladino e Bocchetti invece dimostrano che si può passare dalla Primavera alla A in una settimana…

“Grazie ad allenatori come loro, il livello della Primavera si è alzato molto. Sono contento abbiano avuto una possibilità”.

L’allenatore preferito tra i quasi coetanei, diciamo tra i 35 e i 45?

“De Zerbi mi sembra un top. Io però sono fortunatissimo a lavorare vicino a Pioli, che umanamente è fuori dal normale e tatticamente all’avanguardia. Quando posso, mi fermo a vedere i suoi allenamenti o mi faccio spiegare come preparerà una partita. Mi apre la testa”.

Come sono i ragazzi del 2022?

“Molto diversi da noi, forse più svegli, di sicuro con meno rapporti personali: sono sempre molto sui social. Credono che apparire sia determinante ma nel calcio valgono le regole di sempre. Devi fare gruppo, avere educazione e rispetto, sapere che se non soffri ora non potrai gioire domani. Tutti valori che devo mettere nella testa ai ragazzi”.

“Sì, alcuni ti guardano storto per qualche giorno, poi capiscono che lo faccio per il loro bene. In generale li sento vicini, loro si confidano”.

Anche su famiglia, ragazze, privato?

“Sì, succede”.

Allora, guardiamo avanti. Come sarà il calcio del futuro?

“Sarà fondamentale leggere le situazioni tattiche individuali, che cambiano in un secondo. Il portiere sarà ancora più determinante, bisognerà andare a tremila e avere tecnica. Chi non ha tecnica o, come si dice, non ha motore, non potrà più giocare ad alto livello”.

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