Gagno non va in Bianco: ricomincia la scalata

Se la vita è fatta di momenti e di svolte, ed è tutto un attimo come cantava Anna Oxa assistita dal testo di Umberto Smaila, Riccardo Gagno sa indubbiamente come farsi trovare pronto e cosa serve alla sua squadra. Il portiere che debuttò in serie B, con la maglia del Brescia, lo stesso giorno di Tonali (agosto 2017), quando entrambi erano poco più che degli sconosciuti sta continuando ad archiviare materia per i racconti ai nipotini quando la porta di un campo da calcio non sarà più comfort zone. Due anni fa non si era limitato a trascinare il Modena in serie B, aveva segnato anche un gol direttamente su rinvio (da 80 metri), che spaccò l’equilibrio del duello in testa con la Reggiana.
L’anno scorso ha dimostrato che la serie B poteva tenerla anche prima e non solo unicamente per quel cameo di sette anni fa dopo il quale venne venduto dal Brescia al Grosseto (serie D): dentro la salvezza tranquilla del Modena ci sono state anche le sue parate decisive. Fin che sulla via Emilia l’allenatore era Attilio Tesser, per Gagno nessun problema e titolarità sicura. Quest’anno, che l’allenatore è diventato Paolo Bianco, il nativo di Montebelluna si è trovato nel (Far) West di un Modena troppo altalenante. Già nel girone d’andata aveva dovuto “assaggiare” la panchina per quattro volte, l’infortunio di fine gennaio lo mise definitivamente ai box anche perché una volta guarito, Bianco decise di preferirgli Seculin per scelta tecnica. Sabato scorso, nel debutto ad Ascoli di Pierpaolo Bisoli sulla panchina dei gialloblù, c’è stato nuovamente bisogno del Riccardo. E per fortuna che c’è il Riccardo perché solo grazie al suo rigore parato a Nestorovski, il Modena ha conquistato un punto fors’anche determinante nella lotta salvezza. «Sono andato più di intuito che di studio – ha detto il portiere – anche perchèé gli ultimi li aveva tirati dall’altra parte».

Il monento

Con Seculin alle prese con qualche problema fisico, Bisoli non ha avuto dubbi: «Giochi tu e so che farai bene, il tuo recente passato parla chiaro» gli ha detto, parola più, parola meno, l’ex allenatore del Sudtirol. Gagno riconosce: «Sono stati tre mesi difficili. Non è facile ritrovarsi fuori quando sei abituato a giocare sempre, il nostro poi si sa che è un ruolo particolare. Mi dico da solo che sono stato bravo a non mollare e ho sempre sostenuto i miei compagni. Volevamo assolutamente non perdere questa partita, a parte il rigore non abbiamo concesso nulla. Potevamo fare qualcosa in più in fase di finalizzazione, ma vuol dire che miglioreremo dalla prossima partita».
Spesso paragonato ad Alessio Cragno, e non solo per l’assonanza del cognome o per essere cresciuti entrambi a Brescia sotto l’ala protettiva di Giacomo Violini e Michele Arcari (neo promosso in B da preparatore con il Mantova di Possanzini), Riccardo Gagno a 26 anni è pronto a raccogliere altro materiale da raccontare un domani che ora appare molto lontano. Lui, l’uomo che sa farsi trovare pronto e cogliere le occasioni che la vita riserva.

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