Fullkrug, il jolly della Germania con cui Nagelsmann può ribaltare la Spagna

Ruoli chiari, gerarchie delineate, poca confusione. Prima dell’Europeo Ilkay Gündogan ha voluto sottolineare quanto Julian Nagelsmann abbia voluto dare linee guida chiare sulla gestione della rosa: “Ognuno sa perfettamente che cosa deve fare e perché si trova qui”. Un modo per mettere le mani avanti: forse rischioso, perché a nessuno piace sentirsi dire di essere una riserva o un titolare, ma che dall’altro lato non ha creato quegli equivoci che invece si sono palesati a più riprese in altre squadre, specie vestite d’azzurro — ogni riferimento è puramente voluto. Una conduzione che finora non ha causato equivoci e portato sorrisi un po’ in tutto il gruppo, oltre che risultati di un certo rilievo, perché alla fine anche chi sapeva di partire come seconda linea non ha mai deluso, anzi: l’impatto della panchina tedesca si misura anche in termini statistici.

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Germania, chi entra dalla panchina fa la differenza

Tre le reti dei subentrati, come l’Olanda, in 4 partite. Le prime due nel 5-1 con la Scozia, a firma di Füllkrug ed Emre Can, poi lo stesso attaccante del Borussia Dortmund ha persino concesso il bis segnando l’1-1 con la Svizzera nel recupero. Anche nelle gare in cui non sono arrivati gol, l’impatto degli innesti a gara in corso è stato comunque di rilievo, visto che sia contro la Danimarca agli ottavi che contro l’Ungheria nel girone il 2-0 che ha chiuso i conti è arrivato pochi minuti dopo i cambi. E, tanto per ribadire il suo peso, in entrambi i casi è stato mandato in campo Füllkrug, il vero game-changer di questa Mannschaft. Molti lo vorrebbero titolare ed è innegabile che se lo meriterebbe considerando il suo apporto sempre importante, anzi, decisivo, ma le partite durano 90 minuti e in alcuni casi anche 120: sapere di avere un giocatore in grado di poterle cambiare offrendo un’alternativa tattica importante per Nagelsmann è un lusso enorme. Come d’altronde poter contare sempre sull’apporto di uno tra Sané e Wirtz: nella fase a gruppi è sempre stato il classe 2003 del Leverkusen a iniziare dal primo minuto, salvo poi cedere il passo all’ala del Bayern Monaco. Situazione che si è verificata all’inverso invece nell’ottavo contro la Danimarca, senza però che venisse intaccato né il piano gara né l’efficacia dello stesso.

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Germania, Nagelsmann e la forza del gruppo

Il ct ha sostenuto più volte la tesi che in un calcio che si gioca a determinati ritmi e con cinque cambi chi subentra non è meno importante di chi parte dall’inizio ed è difficile dargli torto. Per questo ha voluto far sentire importanti anche i vari Undav, Führich, Beier e Thomas Müller – quest’ultimo ormai confinato ad un ruolo di assistente allenatore più che di giocatore e che sta interpretando come al solito in maniera eccellente – dando loro spazio. Stesso concetto che si applica a Emre Can e Gross, i cambi di Andrich che già dalla prima giornata flirta con la squalifica senza farsi acchiappare. Al contrario di Tah, che è stato a guardare dalla tribuna l’ottavo di finale, sostituito egregiamente da Nico Schlotterbeck che ora punta a soffiargli il posto, come sta capitando a sinistra dove Raum può sorpassare Mittelstädt. Perché gerarchie delineate non significa che giocano sempre gli stessi: è il messaggio forse più difficile da far passare, ma finora Nagelsmann ci è riuscito benissimo e i risultati si stanno vedendo. Perché la Germania è ai quarti, ma soprattutto perché nel gruppo si respira un’aria buona che mancava da tempo immemore.

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