Fiorentina, quella sottile linea argentina

Non sarà affascinante (né remunerativa…) come la corsa alla Champions, non sarà prestigiosa come quella per l’Europa League, ma anche per la Conference, che significa pur sempre una coppa, ci sarà un finale elettrizzante. Ieri sera la Fiorentina ha agganciato il Napoli all’ottavo posto portando con sé due vantaggi, quanto consistenti lo capiremo in futuro. Il primo: nell’unico scontro diretto, al Maradona, i viola hanno vinto 3-1 e fra due turni aspettano il Napoli al Franchi. Il secondo: a fine campionato (si spera il 2 giugno, non prima) dovranno recuperare la partita di Bergamo. Insomma, anche il campionato può riservare un destino piacevole per Italiano. Che in attesa di svelare il suo futuro di color granata sta aiutando la Fiorentina a vivere quasi lo stesso finale dell’anno scorso.

Quasi perché la finale di Coppa Italia è sfumata a Bergamo e il 4-1 poteva produrre effetti sgradevoli anche sul campionato. Invece la Fiorentina, cambiando nove giocatori rispetto alla semifinale con l’Atalanta, ha giocato una partita seria contro il Sassuolo. L’ha imboccata per il verso giusto, l’ha piegata con un bel gol di Sottil, l’ha gestita tenendo palla nella metà campo degli emiliani travolgendoli nel secondo tempo.

Delle ultime quattro partite ufficiali ne ha vinte tre (Salerno, Viktoria Plzen e Sassuolo) e perso quella di Bergamo, è vero che in campionato ha battuto di fila le ultime due del campionato, ma l’ha fatto senza indugi, conquistando campo e iniziativa. Ieri alla fine del primo tempo aveva il 70 per cento di possesso palla, con un gol, una traversa di Parisi (tanto per migliorare il record dei legni, aggiornato nella ripresa anche da Barak: siamo ormai ai massimi livelli europei), almeno tre ottime occasioni, nove conclusioni e cinque angoli. Il Sassuolo, tramortito da inizio stagione, è sempre stato in balìa dei viola. Unico difetto della Fiorentina dei primi 45 minuti, il solito: ottima produzione offensiva, scarsa capacità realizzativa. Ciò ha permesso al Sassuolo di credersi comunque in partita fino al 3-1 di Nico Gonzalez. Poi la squadra (termine che poco si addice a quella vista a Firenze e in altre occasioni) di Ballardini è andata alla deriva, ne ha presi cinque in tutto e più della classifica, drammatica, a condannarla è stata la sua rassegnazione.

I legni (27 in tutta la stagione, 20 solo in campionato), i gol di testa (17 in Serie A, quanto nessun’altra), ma c’è anche un altro aspetto della Viola che interessa e incuriosisce Firenze. Un tempo al Franchi c’era un argentino che segnava sempre, lo chiamavano per questo Batigol. Ora tutte quelle reti firmate da Gabriel Batistuta (diciamo una parte di quelle reti) se le dividono tre suoi connazionali, Gonzalez (11), Beltran (9) e Martinez Quarta (8), i primi tre cannonieri viola. Per i fiorentini non è brutta l’idea di tifare per una squadra molto argentina.

Ora l’attenzione si sposta di nuovo sulla coppa. La Conference conta più dell’ottavo posto e su questo è d’accordo anche Italiano viste le sue scelte. E’ da Salerno che schiera due formazioni diverse fra campionato (le riserve) e coppe (i titolari). Il Bruges non è il Sassuolo, ma la Fiorentina lo sa e questo 5-1 è il modo migliore per presentarsi alla semifinale.


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