Fiorentina, l’Europa incorona Italiano: due finali di coppa consecutive

Si è conquistato un bonus di tranquillità. E ha silenziato, almeno per un po’, le critiche che una parte di Firenze non gli ha mai risparmiato. E’ una settimana dolce per Vincenzo Italiano, arrivato con la Fiorentina alla seconda finale di Conference League consecutiva. Se la giocherà di nuovo, provando a riscattare la sconfitta di un anno fa a Praga con il West Ham. Questa dimensione europea, del resto, è il suo fiore all’occhiello: sulla panchina viola, il percorso che ha compiuto è stato sicuramente più esaltante nelle coppe continentali che in campionato. Del resto, siciliano di origine ma nato in Germania, Italiano ha respirato fin da neonato l’aria di Europa. Adesso, però, si trova in una posizione bella ma anche un po’ scomoda: due finali perse la scorsa stagione (Conference e Coppa Italia), la sua Fiorentina deve vincere il terzo appuntamento. Per dare un senso a tre anni di lavoro e non chiuderli in una cassetto che la memoria preferirà non riaprire, per evitare l’etichetta di “bravo ma” e l’oblio che spesso viene inteso come fallimento.

Fiorentina, Italiano con i grandi

Oggi Italiano può essere orgoglioso di se stesso. Non sarà un allenatore perfetto, ma ora sta insieme a colleghi italiani illustri che in Europa si sono fatti strada. Il valore e la difficoltà delle competizioni è ovviamente differente, ma arrivare in fondo fra qualificazioni, gironi ed eliminazioni dirette è sempre un successo. Siamo partiti dal 1989, anno della prima Coppa dei Campioni di Arrigo Sacchi (l’allenatore che ha fatto entrare il calcio italiano in una dimensione differente), e siamo arrivati ai giorni nostri: 35 anni di calcio durante i quali pochi sono arrivati a giocarsi almeno due finali di una coppa europea (escludendo la Supercoppa). Adesso Italiano è insieme allo stesso Sacchi, a Giovanni Trapattoni e Massimiliano Allegri: due finali. Meglio di loro ce ne sono soltanto quattro: il mito Carlo Ancelotti (arrivato a 6 mercoledì sera eliminando il Bayern Monaco), poi Marcello Lippi (5), infine Nevio Scala e Fabio Capello (3). Ma fra tutti, solo Sacchi, Scala, Capello, Lippi e Italiano sono riusciti a centrare le finali per due o più stagioni di fila. Tanti altri, iniziando da Ottavio Bianchi fino ad Antonio Conte e Simone Inzaghi, sono arrivati a una. E se si pensa che appena 6 anni fa Italiano allenava in serie D l’Arzignano, non si può non pensare che siamo davanti a una bella favola. Il problema di Italiano, semmai, è il campionato: in tre stagioni viola non l’hai mai scalato, se non in rare occasioni. E’ il prossimo step che dovrà compiere per migliorare. 

Italiano, il futuro

Uno step che però farà altrove. La storia ormai è datata, il tecnico e la Fiorentina si sono parlati e si sono avviati verso l’addio, nonostante una clausola nel contratto che sancisce il rinnovo in caso di qualificazione alla Champions o all’Europa League. Difficile pensare che Rocco Commisso la impugnerà in caso di trionfo ad Atene, difficile anche che una vittoria in finale possa cambiare lo scenario attuale. Anche se si continua a sussurrare che il patron americano possa tentare un gioco di prestigio se i viola solleveranno la coppa il prossimo 29 maggio. Ma è un’ipotesi remota. Oggi Italiano si sta già guardando intorno, ben sapendo che sarà proprio la notte di Atene a dargli o non dargli quell’appeal in più per convincere un club di fascia alta a puntare su di lui. Anche la Fiorentina, dal canto suo, si sta guardando intorno. Perché comunque vada ci sarà da ricostruire, vista la moltitudine giocatori in scadenza di contratto o a fine prestito. C’è Raffaele Palladino in prima fila, un tecnico ambizioso che dopo due stagioni eccellenti al Monza cerca di salire più in alto. E c’è Alberto Aquilani, il “figlioccio” del club viola, ex allenatore pluripremiato nel settore giovanile della Fiorentina. Adesso, però, ogni situazione finirà in stand by, prima c’è il sogno di Atene da far diventare realtà. 

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