Fiorentina, le ragioni di tanta differenza

Sarebbe un errore pensare che la strameritata sconfitta della Fiorentina a Lecce sia da attribuire a quei folli minuti di recupero. Certo, i gol della rimonta leccese sono arrivati proprio in fondo, ma sono maturati in 100 minuti in cui i viola hanno sbagliato tutto, ma proprio tutto. La Fiorentina sembra una squadra sfinita, arresa. Le prime settimane del nuovo anno si stanno consumando fra sconfitte e partite assurde, ne ha giocate 6 dall’inizio di gennaio, ne ha pareggiate due, ha perso le altre quattro. Qualche cenno di vita calcistica contro l’Inter, poi il buio. I suoi primi 45 minuti in Puglia sono stati spaventosi. Schiantata subito sul piano fisico, terrificante su quello tecnico, scombinata su quello tattico. Non un tiro nello specchio della porta del Lecce, appena una mezza occasione con Faraoni, poi un errore dietro l’altro nei passaggi, nei lanci, nei cross, i quattro in attacco erano smarriti di fronte a Baschirotto, i due mediani fuori partita, i quattro dietro in continuo affanno, ma soprattutto la panchina era inerme. Italiano ha assistito al disastro della sua squadra senza battere ciglio. Eppure era chiara la ragione principale per cui la Fiorentina era in balìa del Lecce e del suo calcio bello, veloce, sbrigativo ed efficace. La corsia destra era sbagliata: Faraoni, a differenza di Kayode rimasto in panchina, non ha il passo di Banda e lo ha perso di continuo, e davanti all’ex veronese giocava un vero centravanti, Nzola. Cosa c’entra Nzola sulla fascia è difficile da capire. Già è in crisi come prima punta, se lo metti su un lato col compito (quasi mai svolto) di inseguire un terzino che attacca bene e tanto come Gallo, vuoi infierire. Su quel lato, il Lecce ha stracciato la difesa viola.

Fiorentina, una gestione approssimativa

A inizio ripresa, Italiano ha tentato la “magata”, dentro tutti gli attaccanti, Nzola sempre a destra, Belotti al debutto, Beltran e Sottil. Un sistema mai provato in allenamento se non nelle ultime ore. Un’approssimazione che non rientra nello stile di Italiano. Fra l’altro Gonzalez, l’unico giocatore di talento, è rimasto in panchina per altri 20 minuti. Sul 2-1, altro ribaltone, difesa a 3, sempre tre attaccanti e sempre Nzola a destra. Da non capirci più nulla e infatti nulla c’ha capito la Fiorentina. Era stato sostituito Beltran, che aveva appena segnato, non Nzola spento e fuori ruolo. D’Aversa l’ha capito al volo, ha messo Dorgu al posto di Gallo per attaccare ancora da quella parte, la parte che Nzola lasciava scoperta. Così è successo che proprio il centravanti (ribattezzato ala) della Fiorentina, ormai stremato e disorientato, abbia fatto l’assist per il 2-2 di Piccoli e che il 3-2 sia arrivato grazie a Dorgu, l’uomo di Nzola, libero in area di rigore. Queste non sono soltanto batoste ma anche brutti segnali.


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