Fiorentina, arena elettorale sui lavori al Franchi

Nuova puntata sul Franchi con le bordate di Rocco Commisso. Che davanti alle telecamere della tv di casa (sempre meglio evitare domande inopportune) ha parlato con estrema chiarezza: «Mancano 100 milioni per completare i lavori dello stadio, noi sappiamo soltanto che il prossimo anno giocheremo in uno da 22.000 posti e avremo una perdita di 10-15 milioni. In assenza di chiarezza, come abbiamo già detto al sindaco Nardella, la Fiorentina deve tutelarsi in ogni sede».

Lavori al Franchi, una follia il “no” a Commisso

Qualche mese fa titolammo “La politica si mangia il Franchi” un articolo sulla solita questione. Ora che la data delle elezioni per il nuovo sindaco di Firenze si avvicina (manca poco più di un mese), il Franchi è diventato strumento di una vera e propria battaglia elettorale. Come è facile capire, sui lavori allo stadio Commisso non sta con Nardella. Sull’argomento rivendicammo una posizione chiara e netta perché basata esclusivamente su un aspetto sportivo, che riguarda la Fiorentina come squadra e i suoi tifosi. Abbiamo sempre considerato una follia il “no” a Commisso che voleva rifare lo stadio con i soldi suoi, una follia far emigrare la squadra e i tifosi in un’altra città e in un altro stadio, una follia coprirne una parte e lasciarne scoperta un’altra (la famosa “toppa delle toppe”) e qualche risultato alla fine è stato ottenuto. La Fiorentina, intesa come società, è stata invece più ondivaga. Nel novembre scorso parlava di una situazione che non preoccupava, il club ringraziava il sindaco Nardella per il progetto esecutivo, lo riteneva serio (il progetto) con soldi già stanziati. Da allora lo scenario ha subìto più di una variazione.

Le necessità della Fiorentina e la campagna elettorale

Commisso ha parlato ancora una volta di soldi, di perdite pesanti e lo ha fatto in piena campagna elettorale. Ha ragione quando dice che un’azienda ha la necessità di pianificare e non può non sapere cosa accadrà dopo la prossima stagione, se potrà continuare a giocare al Franchi o no, e ha ragione pure quando sostiene che «prima di iniziare i lavori occorre essere certi che ci siano questi soldi per completarlo e che sia tutto definito». Che si fa? Si comincia e poi i soldi in qualche modo li troviamo? Però sarebbe stato meglio se il presidente avesse detto tutto questo a suo tempo, con la stessa forza e la stessa chiarezza. Così come con la stessa forza ha voluto il Viola Park e l’ha costruito. Non sappiamo cosa accadrà da qui al giorno in cui partiranno davvero (e non solo con l’abbattimento del tabellone luminoso) i lavori. Sappiamo solo che troppo tempo è stato perso dietro a questa follia. Il problema è che forse si perderà anche tanto denaro. Dopo averlo trovato, però.

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