Fiorentina, a che gioco giochiamo?

Se domenica sera a Torino la Fiorentina era stata imbarazzante solo nel primo tempo, ieri a Plzen l’imbarazzo tecnico dei viola si è protratto anche nella ripresa. Ha giocato male la Fiorentina? No. Più semplicemente non ha giocato. Ha tenuto palla (che non significa giocare), alla fine 70 per cento di possesso, ha corricchiato, ha gestito e non ha mai osato, non è mai stata davvero pericolosa. Ma rispetto ai primi 45′ di Torino, stavolta ci sono due aggravanti. La prima: pur col massimo sforzo di fantasia, non si trovano punti di contatto fra il Viktoria Plzen e la Juventus, i livelli tecnici sono decisamente diversi. La seconda: prima del 30′, col 79 per cento di inutile possesso palla, il centravanti viola Belotti aveva toccato due, dicasi due, palloni nel cerchio di metà campo e in ogni caso ne toccherà pochi pure dopo. Nel primo tempo contro i bianconeri la Fiorentina aveva sofferto anche nella fase difensiva (tre gol annullati per fuorigioco, uno per pochi millimetri, un gol buono, un palo e una traversa per la Juve), stavolta, con appena un graffio dei cechi, avrebbe potuto e soprattutto dovuto creare molto di più. Non si sono viste parate decisive del portiere del Viktoria. Anzi, a dirla tutta, di parate ne ha fatte due molto semplici. Infiniti i passaggi nel triangolo basso, molto basso, formato da Quarta, Milenkovic e Arthur, come fosse un torello cieco, senza avversari.

La fatica della Fiorentina

La Fiorentina faceva una fatica immensa a trascinare quel pallone nei pressi dell’area del Viktoria. Che si difendeva in dieci e non lasciava spazi. In situazioni del genere ci sono due possibilità: o hai un giocatore di grande tecnica capace di saltare l’avversario, creare superiorità numerica e allargare gli spazi, e quel giocatore la Fiorentina non ce l’ha, oppure si alzano, ma anche di tanto, velocità, ritmo e intensità e ai viola è mancato anche questo. Giro palla lento, monotono, senza sbocchi. A sinistra l’insistenza di Italiano di puntare sempre su Biraghi (continui cross fuori misura) non ha pagato manco stavolta, a destra Dodo le rare occasioni in cui sfondava non trovava poi l’appoggio, al centro Beltran era stranamente impreciso e anche i cinque cambi della ripresa non si sono visti. O meglio, si è visto Ikoné che ha dato una spinta e lanciato il pallone addosso a un ragazzino raccatapalle perché tardava la riconsegna del pallone. Un gesto che si qualifica da solo e che gli ha procurato un giallo stupido. Il club, in questi casi, deve farsi sentire.

Il gioco e l’atteggiamento

Fra sette giorni, il Viktoria, squadra di una notevole modestia tecnica, metterà in campo almeno tre titolari ieri assenti, ma c’è da credere che la Fiorentina giocherà una partita molto diversa. Questi sono stati 90 minuti di niente, di impotenza, di lentezza, di sbadataggine, senza grinta, senza produrre niente di buono. Era l’andata dei quarti di finale di una coppa europea e la squadra di Italiano l’ha affrontata come se fosse una partita di fine campionato, di quelle senza più obiettivi da conquistare. Se il gioco non ha convinto, l’atteggiamento ancora meno. A metà ripresa, impressionati e preoccupati dal ritmo forsennato della loro squadra, anche i tifosi viola sono entrati in partita. Hanno pensato bene di indurre l’arbitro a sospendere la gara per pochi minuti col lancio di qualche fumogeno sul campo. Una bella pausa era proprio quello che ci voleva per far respirare la Fiorentina.

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