Errori, fiato corto e amalgama da trovare: Inter, dentro la crisi di Vidal

Non è ancora decollata la stagione del cileno tanto voluto da Conte: contro il Crotone una prestazione da 4 in pagella e il secondo rigore procurato da quando è a Milano. Che costa non sta funzionando

Al momento sembra essere la ciliegina che manca sulla torta nerazzurra. La squadra gira, vince e convince, ma Arturo Vidal ancora non è quel giocatore che l’Inter e Antonio Conte si aspettavano. Contro il Crotone l’ennesimo episodio di una stagione che non sembra riuscire a decollare per il cileno, con il secondo rigore procurato da quando è a Milano e una prestazione da 4 in pagella. Quindi l’ammonimento dell’allenatore: “Nessuno ha il posto assicurato”. Ma cosa non sta funzionando nell’esperienza nerazzurra di Vidal?

Il fisico

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Si tratta della prima palese problematica a incidere sulle prestazioni del centrocampista, la condizione atletica. Arturo dà spesso l’impressione di non essere al top, di vivere larghi tratti di partita in affanno e quindi di non riuscire ad affrontare le singole situazioni di gioco con la lucidità che servirebbe. Alcune scelte sbagliate o letture poco centrate sembrano talvolta proprio figlie del fiato corto, come quando un contropiede viene gettato alle ortiche perché l’attaccante ha corso per 60 metri palla al piede. Ecco, con la differenza che il cileno sembra perennemente reduce da una lunga corsa che non c’è.

La discontinuità

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Si collega con il punto precedente – e con il successivo -: Vidal è ancora nella fase dell’ambientamento. Le partite di assestamento nella nuova squadra non sono ancora terminate, anche perché incappa a fasi alterne in svarioni o brutte uscite che paiono far ricominciare daccapo il processo di amalgama. Da questo punto di vista, l’infortunio che gli ha fatto saltare l’ultima partita dei gironi di Champions League sembra ancora segnare il cileno, apparso condizionato dal problema fisico di un mese fa. Tutto ciò nonostante il centrocampista sia un punto fermo di Conte, con 4 partite saltate (una per squalifica e tre per infortunio) e quattro occasioni in cui l’allenatore lo ha lanciato dalla panchina. Per il resto, sempre titolare.

Il passato

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Il grande equivoco è però il tipo di giocatore che Vidal è diventato lontano dall’Italia. Tutti lo ricordavamo come il guerriero del centrocampo della Juventus e lo stesso faceva Conte, ma la realtà è che a Barcellona il cileno giocava in modo ben diverso. Un lavoro più di tocco che di fisico e quindi il ritorno al passato che gli viene chiesto in nerazzurro ha bisogno di uno “switch” nel modo di scendere in campo che al momento non si è visto. Il giocatore è condizionato da una ricerca della qualità al posto della quantità che talvolta strizza l’occhio alla leziosità e quindi a pericolosi palloni persi, per esempio. Così è l’unico componente della rosa ad aver concesso più di un rigore in stagione e in parte ha sulle spalle la delusione europea dell’Inter: il penalty causato all’esordio contro il Borussia Mönchengladbach e l’espulsione nel big match contro il Real Madrid gridano ancora vendetta. Per Vidal è ormai tempo di accelerare il ritorno al passato che tutti ricordiamo a Torino, come modo di giocare e come prestazioni, altrimenti il presente potrebbe non essere più da titolare. Nessuno ha il posto assicurato, come ha detto Conte.

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