"Ero scarso, falsificai articoli su Anelka e stavo per giocare in Champions"

Da bambino negato per il calcio, a centrocampista pronto per esordire in Champions League. Da impiegato in un fast food, alle trattative internazionali. Da finto professionista, a vero agente di giocatori.

La storia di Gregoire Akcelrod sembra una sceneggiatura di un film per famiglie che racchiude aspirazioni, intelligenza e intraprendenza, ma pure menzogne e falsità. Tutto ebbe inizio col sogno del pallone: «Ero un bambino grasso, con una tecnica di base terribile. Fin dai dieci anni venni inserito nella squadra riserve delle riserve. Un giorno mio padre venne a vedermi e non toccai palla. “Non voglio che tu giochi più, sei troppo scarso, non fa per te”, le sue parole dopo il match. Gli risposi: “Ti dimostrerò che ti sbagli, diventerò un professionista”. E così fu».

A 18 anni l’idea che le cambiò la vita.

«Mi venne proibito di giocare per un club sino ai 18 anni, quindi mi allenavo da solo nel giardino di casa. A 16 anni però creai per gioco un blog in cui inserii alcuni articoli che parlavano di Anelka cambiando il suo cognome e mettendo il mio. Fu davvero divertente vedere le reazioni dei miei compagni di classe. Poi entrai nel Paris, ma non nel Psg conosciuto da tutti, ma in una squadra delle serie minori francesi».

Successivamente un’altra intuizione determinante.

«Iniziai a mandare il mio curriculum a vari club inglesi. Alcuni come Chelsea, Arsenal e Manchester City non mi risposero mai, altri invece vollero vedermi, come il Swindon Town, proprio perché scrivendo: “Gregoire Akcelrod” su internet compariva il mio sito con gli articoli che decantavano le mie gesta».

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