Emergenza totale, Azzurri coi cerotti. Ma con la Lituania si deve vincere

Fuori l’attacco titolare: Chiesa, Immobile e Insigne. Mancini voleva risparmiare chi gioca di più, ma ha precettato Jorginho e Bonucci

dal nostro inviato Luigi Garlando

8 settembre – REGGIO EMILIA

Ammettiamolo. Se ci avessero detto che, tra Bulgaria e Svizzera, avremmo raccolto due punti e un solo gol, non ci avremmo creduto. Ma non ci avremmo creduto neppure se, prima di Euro 2020, ci avessero detto che avremmo vinto la finale di Wembley con il 60% del possesso davanti agli inglesi. Cosa resterebbe del fascino del calcio senza l’imponderabile? Ora però rientriamo in fretta nella logica, per favore, e questa sera, a Reggio Emilia, città del Tricolore, aspettiamoci la prima vittoria degli azzurri da campioni d’Europa contro la Lituania che non ha ancora un punto dopo quattro partite. Non sarà facile come a dirlo, perché in questa fase iniziale della stagione la stanchezza pesa il doppio. Le tre partite ravvicinate, valide per la qualificazione al Mondiale del Qatar, si sono rivelate una sorta di maratona nel deserto. Dopo le prime due tappe, molti si sono insabbiati e nella serata di ieri, dopo l’allenamento al Mapei Stadium, Mancini faceva la conta dei feriti. Il bollettino: sono tornati a casa Immobile (problema al flessore), Insigne (problemi personali); Chiesa (flessore) potrebbe tornare stamane con Bastoni (contusione in particella); fuori gioco Zaniolo (contusione con versamento alla coscia); esami strumentali per Bastoni (botta in allenamento); Sensi, noia a polpaccio. Mentre nel cielo di Reggio Emilia si accendeva uno splendido tramonto arancione, tra le tende azzurre divampava l’emergenza assoluta. Mancini non si è mai fatto condizionare dai club, ma con buon senso, ne ha sempre rispettato le urgenze. Il campionato incombe e già sabato, tra tre giorni, si gioca il delicato Napoli-Juventus, tra l’altro. Il c.t. meditava di risparmiare molti dei titolari che hanno cominciato i due match precedenti. Ha dovuto precettarne qualcuno. Sono piovute telefonate dai club. Molti azzurri, ben distribuiti, sono tornati o torneranno a casa stamattina. Non dimentichiamo che la Nazionale ha rialzato il calcio italiano. Merita rispetto anche per questo.

PRECETTATI

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Difficile prevedere tre partite in cinque giorni per il vecchio Chiellini. Anche Bonucci avrebbe dovuto rifiatare, ma è stato precettato dall’emergenza e dirigerà la difesa tra Toloi e Acerbi, con l’acciaccato Bastoni in panchina. Di Lorenzo e Biraghi (più di Calabria) dovrebbero essere i terzini. Sensi, annunciato in buona forma da Mancini, avrebbe dovuto dare il cambio a Jorginho, annunciato stanco. Come non detto. Il piccolo regista dell’Inter, ancora una volta, è stato frenato dai suoi muscoli di seta. Cartolina per il fronte anche per l’aspirante Pallone d’oro, costretto agli straordinari. Sarà spalleggiato dall’energia giovane di Pessina e Locatelli, con Barella, che si fa due deserti avanti e indietro se serve, pronto a immettere la sua corsa. Svuotato di botto anche il fronte offensivo titolare: Chiesa, Immobile, Insigne. Il centro dovrebbe essere riempito dal talentino di casa Raspadori, a meno che Mancini scelga Bernardeschi falso 9. Ma è più probabile che lo juventino faccia il pendolo a sinistra con Berardi, altra perla di casa, che galoppa a destra. Un’alternativa può essere Kean a sinistra. Scamacca, terzo orgoglio di casa, è pronto a portare in campo chili e centimetri. Uno dei puzzle più cervellotici che Mancini si sia trovato a comporre.

VAI GIACOMINO

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Ma, a parte il valore relativo della Lituania, che cosa ha permesso al commissario tecnico azzurro di dormire comunque un sonno tranquillo? Due cose. La prima: il gioco, che, come ormai abbiamo imparato, è il nostro vero top-player. Un patrimonio di conoscenze condivise consentirà a Pessina e Locatelli di recitare con sicurezza la parte di Barella e Verratti ai lati di Jorginho. E così faranno gli altri doppioni. Possiamo aver perso qualche grammo di cattiveria e di fortuna rispetto all’Europeo, ma il gioco no. Ha ragione Chiellini a dire che contro Bulgaria e Svizzera abbiamo giocato meglio che a giugno, almeno nei primi tempi. Il gioco non lo abbiamo mai perso, anzi, lo abbiamo gonfiato e anche stasera sarà la nostra forza. Seconda ragione di fiducia: l’anima. Questa Nazionale, glorificata da tre supplementari e due serie di rigori, ha dato il meglio nella sofferenza. A giudicare dalle prime due uscite, il titolo europeo forse ci ha ammorbidito un poco l’anima. Ecco. La plateale emergenza e i due pareggi amari potrebbero restituire all’Italia un’anima più spessa e arrabbiata. Dobbiamo ritrovare il gol, anche se è sparito l’attacco. Anche se abbiamo perso la nostra miglior faccia da gol: Federico Chiesa, quattro centri nelle ultime sei gare azzurre. A Basilea non abbiamo segnato per la prima volta dopo diciassette partite. Lo stridore di una frenata. Ripartiamo subito. A Reggio Emilia contro la Lituania (4-0), nel 1995, Gianfranco Zola segnò una tripletta. Prendiamolo come un buon auspicio per il piccolo Giacomino Raspadori.

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