Eclettismo o caos: Pirlo, ma qual è la vera Juve? Mai due volte la stessa formazione

Nelle 40 partite disputate in stagione, i bianconeri non hanno mai avuto gli stessi undici titolari. Per scelta o per necessità, ma intanto l’Inter…

Ben 40 partite in stagione, 6 moduli diversi, mai la stessa formazione titolare. In una stagione costellata dagli imprevisti e dal calendario molto fitto, la Juventus non è mai scesa in campo con gli stessi 11 giocatori. È un dato senza dubbio sorprendente, le cui cause sono molteplici e le conseguenze non semplicissime da valutare. I risultati non entusiasmanti della squadra portano a pensare che alla fine questa mutevolezza non abbia pagato, nel complesso: la sostanza è che nominare la formazione tipo dei bianconeri di questo 2020-21 è impossibile. E il confine tra mimetismo e smarrimento può essere sottile.

NECESSITÀ

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“Cambia spesso e gli avversari non sapranno cosa aspettarsi, cambia sempre e i tuoi stessi giocatori non lo sapranno”. È una massima banalizzante, ma è evidente che la strada percorsa da Pirlo sia diametralmente opposta da quella di Antonio Conte, che spesso spreme i suoi fedelissimi dando chance con il contagocce agli altri calciatori. I motivi di queste variazioni sono molteplici, ma prima di tutto si tratta di necessità, vedi ad esempio la difesa che solo a fine stagione sta avendo a rapporto quasi tutti i giocatori di ruolo, Merih Demiral escluso. Si è visto Federico Bernardeschi terzino, Danilo centrale e così via, ma in gran parte l’allenatore si è dovuto arrangiare con chi non stava facendo la fila per aspettare il suo turno in infermeria: ha fatto la conta degli arruolabili e si è inventato qualcosa. Il primo fattore è quindi l’emergenza, che invece ha per esempio permesso all’Inter di disputare un 2021 all’insegna delle certezze.

VOLONTÀ

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Limitare tutto alle assenze, però, sarebbe riduttivo, perché Pirlo in prima persona ha deciso di sperimentare molto in ogni parte del campo in cerca della quadra perfetta, e questo anche per via dell’assenza di un vero precampionato solitamente adibito alle prove tecniche. Se però mai la stessa formazione è scesa in campo due volte, potrebbe essere che questa sperimentazione non è mai terminata, o forse ha acquisito le forme di una volontà di cambiare sempre pelle, di preparare i giocatori a frequenti cambi di assetto.

GLI ESITI

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Ha funzionato? A tratti. Difesa a 3 e difesa a 4, con il trequartista o senza. Così, spesso la squadra è stata in grado di adattarsi a situazioni e avversari, a essere tatticamente meno prevedibile, ad abituare gli interpreti a essere duttili. Il rovescio della medaglia è però quello che si è visto nelle partite di stallo – quando l’assenza di meccanismi di squadra oliati sembrava evidente – o negli errori di incomprensione tra compagni di squadra, tipici di chi è appena arrivato e deve ancora conoscere le movenze dei compagni. L’impressione è che l’amalgama del gruppo-squadra sia un po’ mancata e che, in assenza di soluzioni pronte all’uso, i giocatori si rifugiassero in iniziative estemporanee, dagli inserimenti di Weston McKennie, agli spunti di Federico Chiesa e Juan Cuadrado, ai guizzi di Cristiano Ronaldo. La solidità dell’Inter di Conte ha senz’altro pagato, ma tante volte il mimetismo della Juventus ha dato ottimi frutti. Alla linea d’arrivo, però, per necessità o per volontà, le 40 formazioni diverse hanno dato l’impressione di accumulare più “contro” che “pro”.

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