È una RambOlanda grazie a Koeman, in missione per Cruijff

È l’unico ct rimasto in lizza, insieme con Deschamps, ad aver già conquistato l’Europeo da giocatore. Accadde proprio in Germania, edizione 1988, quando dirigeva la difesa dell’Olanda targata Van Basten-Gullit-Rijkaaard. Ronald “Rambo” Koeman, 61 anni, fu poi emulato dal collega francese 12 anni dopo in quel di Rotterdam allorché l’Ital-Zoff venne ribaltata dal “golden gol” di Trezeguet nel primo tempo supplementare. Il ct degli “Oranje” ha vinto anche una Champions League in più rispetto a “Didì” (Psv Eindhoven 1988, Barcellona ’92) ma l’ex juventino s’è rifatto con gli interessi essendo oggi l’unico vivente ad aver alzato la cielo la Coppa del Mondo prima da giocatore e poi da ct.

L’ottavo di finale Olanda-Romania

Un libero da 253 gol

Koeman detiene comunque un record personale invidiabile. Ha segnato 253 gol in 763 partite. Riguardevole media (0,33) per un attaccante. Paragonabile, per esempio, a quella di Luca Vialli che aveva realizzato 167 reti in 488 gare di campionato (fra Serie A e Premier League) per un quoziente di 0,34. La clamorosa sorpresa consiste però nel ruolo: perché il ct olandese, che sabato affronterà la Turchia nei quarti di Euro 2024, giocava nel cuore del reparto arretrato (libero per la precisione) e non di punta. Ecco perché stiamo parlando di un calciatore fuori dalla norma. Il difensore-goleador per antonomasia, il numero 1 del mondo e di sempre sotto il profilo realizzativo. Nessuno come lui. Tutti gli altri gli stanno dietro: da Passarella a Beckenbauer, da Breitner a Roberto Carlos, da Blanc a Hierro fino a Sergio Ramos. Specialista sui calci piazzati e sui rigori, tirati con violenza devastante, in carriera ha vinto tanto non solo all’estero ma anche in patria dov’è, insieme a Ruud Geels, il solo ad aver militato nei tre grandi club, “De Grote Drie”, dei Paesi Bassi: Ajax, Psv Eindhoven e Feyenoord. E anche l’unico, unitamente allo scomparso Hans Kraay, ad averli allenati.

L’eroe di Wembley

Raggiunse l’apoteosi quando approdò al Barça – nel 1989 – diventandone uno dei grandi idoli oltreché il calciatore più caro del club blaugrana fino a quel momento: 1.200 milioni di pesetas dell’epoca versati al club della Philips. Con i catalani guidati dal suo connazionale e “guru” Johan Cruijff – il mitico “Dream Team” – centrò 4 titoli nazionali consecutivi (dal 1991 al ’94) e nel 1992 conquistò la seconda Champions League personale firmando il gol decisivo nella finale di Wembley contro la Samp di Vialli & Mancini. A 8’ dalla fine del secondo supplementare la sua terrificante punizione-bomba non diede scampo a Pagliuca. Da quel momento diventò per il Barça e i media spagnoli “El héroe de Wembley”. Anche quando, dopo essere stato accolto come salvatore della patria nell’estate 2020 al posto del disastroso tecnico Setién, venne esonerato da Laporta a fine ottobre 2021 e rimpiazzato con Xavi.

“Cruijff il mio mentore”

«La persona più importante della mia carriera calcistica? Risposta troppo facile: Johan Cruijff. L’ho avuto come allenatore all’Ajax, mi ha poi voluto a Barcellona: era il mio mentore. Ci siamo frequentati anche con le nostre famiglie, abbiamo trascorso i compleanni dei nostri figli insieme… Era molto importante per me, dentro e fuori dal campo. Sempre molto attento ai dettagli. Sempre l’ultimo ad andarsene dal Camp Nou – argomenta Koeman, che ha avuto come maestri o a lavorato a fianco di altri grandi tecnici quali Hiddink, Van Gaal, Rijkaard, Advocaat, Mourinho – . Il “Cruijffismo” è un modo di attaccare. Ma non con uno schema preciso, bensì con fantasia, con soluzioni diverse. A volte Johan nel Barça ci faceva giocare senza un vero centravanti. Laudrup falso 9 e due ali, talora l’ala era un centrocampista come Eusebio… In quest’Euro giochiamo per vincere, sicuro. Ma anche per divertirci e divertire. Abbiamo grandi talenti in squadra. Con la Romania i ragazzi sono stati eccezionali, hanno creato tantissimo, dobbiamo ripeterci contro la Turchia. Simons il migliore in campo. Solo se vinceremo qualcosa, però, la gente potrà paragonare questa Nazionale a quella del 1988».

Un colpo al cuore

Ai primi di maggio del 2020, il biondo panzer nativo di Zaandam, meno di dieci chilometri a Nord di Amsterdam, aveva fatto preoccupare una Nazione intera (e non solo) quando venne operato d’urgenza al cuore dopo aver accusato dolori al petto durante un giro in bicicletta. Gli sono stati applicati due “stent” coronarici. «Ho recuperato alla perfezione e sono di nuovo in forma come un violino», la chiosa del selezionatore.

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