È Milan show: Lazio schiantata. E Ibra si è già ripreso il Diavolo

Gol di Leao e dello svedese, Kessie sbaglia un rigore. Gioco, intensità, organizzazione: rossoneri superiori in tutto sulla squadra di Sarri, espulso dopo il fischio finale

La settimana terribile adesso ha tutto un altro aspetto. Diciamo che diventa un po’ più maneggevole, quanto meno nella testa. Lazio, Liverpool e Juve: è questo il menù che attendeva il Milan e ora che il primo scoglio è stato aggirato quasi in scioltezza, autostima e convinzioni aumentano ulteriormente e saranno il tesoro in vista di Anfield. Il Diavolo schianta la Lazio 2-0 mettendo sotto gli avversari sotto tutti gli aspetti – gioco, cattiveria, intensità, organizzazione – e certifica una crescita che per il momento pare davvero inarrestabile. Tre punti che permettono di restare in cima alla classifica, di staccare l’Inter e di porsi nelle condizioni migliori per affrontare il Liverpool mercoledì e la Juve domenica prossima: con i bianconeri ci sarà una voragine di 8 punti. La Lazio non è mai riuscita a rendersi davvero pericolosa e la formula-fantasia con il lussuoso sestetto dalla cintola in su obbligherà Sarri a porsi delle domande: contro le big va rivisto qualcosa. I piedi pregiati laziali hanno steccato e, dopo i 9 gol da record nelle prime due uscite, è arrivato il digiuno totale. Pioli, che ha ritrovato in un colpo solo i senatori Ibra e Kessie, sorride invece osservando la fase difensiva: un solo gol subito in 270’.

Ritorni

—  

Il grande dubbio che ha accompagnato tutta la settimana di Pioli si è risolto a favore di Rebic, con Ibra in panca. Croato piazzato al centro dell’attacco e immaginiamo una certa fatica per il tecnico rossonero nell’ammansire Zlatan, che scalpitava per iniziare dal primo minuto. Dentro invece dall’inizio Kessie, al debutto stagionale dopo il guaio al flessore. Sulla trequarti, occupata come al solito da Leao e Diaz, la novità è stata Florenzi a destra: per l’azzurro esordio da titolare in rossonero e sfida dal sapore di derby. L’altra novità in difesa: accanto a Tomori ecco Romagnoli per la prima di una serie di rotazioni in cui la necessità è gestire oculatamente Kjaer. Sarri in difesa ha ritrovato Luiz Felipe, mentre a destra ha premiato Marusic nel ballottaggio con Lazzari. Per il resto, tutto confermato: fantasia, creatività e sulla carta mille soluzioni offensive con la mediana affidata a Milinkovic, Leiva e Luis Alberto, e tridente con Felipe Anderson, Immobile e Pedro. Un sestetto potenzialmente devastante, che però si è trovato di fronte un muro di granito fin dai primi scambi. Una barriera, una ragnatela, una gabbia in cui è rimasta prigioniera l’intera mediana laziale, con Luis Alberto e (soprattutto) Milinkovic asfissiati da raddoppi di marcatura continui, costretti a ripetuti errori, e Lucas Leiva preso in mezzo dalle imbucate alternate di Tonali e Kessie, oltre al lavoro di disturbo sporco e utilissimo di Diaz. Ma è stato tutto il Milan a utilizzare praticamente senza sosta una pressione feroce sulla Lazio in tutte le zone del campo. Anzi, proprio tutte no perché le volte in cui i biancocelesti sono riusciti ad arrivare nell’area avversaria si contano sulle dita di una mano. Due approcci diversi, con un Milan sempre più riconoscibile anche dai suoi stessi interpreti e una Lazio nella quale stavolta non si è trovata traccia di Sarri. Per il semplice motivo che il Diavolo non le ha permesso di giocare.

Solo una pecca

—  

E così, oltre a un gioco semplicemente bello da vedere, nel Milan sono venute fuori anche le qualità dei singoli. A tratti spettacolare la fascia sinistra con Leao che ha fatto calare la nebbia davanti agli occhi di Marusic ed Hernandez che ha solcato il campo con le sue sgommate prepotenti. Da sottolineare anche la prova di Tonali: la personalità sta decollando gara dopo gara. Ci sono state occasioni per Tomori, Leao, Calabria. L’unica pecca rossonera dei primi 45, fisiologica, è stata la mancanza di un vero centravanti. Rebic si è sbattuto come al solito, ma il pallone non è pervenuto come piace a lui. Uno, però, lo ha addomesticato benissimo, servendo Leao che ha battuto Reina al termine di una cavalcata imperiosa, dopo aver saltato Leiva come un paletto sulla pista da sci. Era il 45’ e quattro minuti dopo il Diavolo ha avuto la ghiottissima occasione di sferrare il secondo cazzotto: calcione di Immobile a Kessie in area, Var che richiama Chiffi al monitor e rigore spedito sulla traversa.

Tre passaggi

—  

Un errore che ha tenuto in vita la Lazio, entrata in campo dopo l’intervallo con un po’ più di convinzione. Nei primi quindici minuti i ragazzi di Sarri hanno tenuto palla maggiormente, provando a infilarsi con più convinzione nella difesa rossonera, ma senza preoccupare seriamente Maignan. Pioli è corso ai ripari al 15’ con un triplice cambio: Saelemaekers per Florenzi, Bakayoko (che poi ha lasciato il campo quasi subito per infortunio, dando spazio a Bennacer) per Kessie e Ibra per Leao. Annotazioni ambientali: applausi per Kessie, nonostante le turbolenze contrattuali e il rigore sbagliato, e ovazione totale per Ibra. Tutti in piedi davanti al capobranco, che ha impiegato sette minuti per azzannare la Lazio. Il Milan è arrivato in porta con tre passaggi: Tonali per Rebic, che si è allargato a sinistra, si è liberato di Luiz Felipe, ha mandato fuori causa Reina e ha spinto Zlatan in porta. Due assist vincenti, per l’attaccante croato. Poi, altri debutti da registrare: Zaccagni e Basic da una parte, Ballo-Touré dall’altra e partita che è andata spegnendosi piano piano (espulso Sarri per proteste dopo il fischio finale). Per il Milan tutto molto bello, soprattutto in vista di Anfield: a Liverpool sarà dura ma il Diavolo ci arriva nelle condizioni migliori possibili.

Precedente Serie B, Cremonese-Cittadella 2-0: decidono Buonaiuto e Vido Successivo Cagliari-Genoa, le pagelle: Fares, un 7,5 da applausi, Farias che disastro, 4,5

Lascia un commento