Dzeko sempre a parte: mai una rottura così forte nei suoi anni a Trigoria

Ancora allenamento individuale per la punta che a Roma, dal 2015, ha avuto screzi con tanti tecnici, soprattutto con Spalletti, ma mai era arrivato a una frattura così marcata

Ancora un allenamento individuale (con Pedro) per Edin Dzeko, ancora una giornata a Trigoria con i suoi pensieri. In attesa di capire se il suo agente e la Roma troveranno una destinazione last minute gradita al giocatore, l’ormai ex capitano giallorosso continua a lavorare a parte. Mai, da quando è a Trigoria (6 agosto 2015), il bosniaco si era allenato da solo per così tanti giorni per motivi non solo fisici. C’erano stati screzi con allenatori e società, ma non si era mai arrivati a una rottura così forte.

Spalletti e il Chelsea

 

Dzeko non ha un carattere facile e questo lo hanno detto tutti i suoi allenatori, non solo a Roma. Ma va sottolineato che a Trigoria ogni volta ha dovuto ricominciare da capo. In cinque anni e mezzo ha cambiato due presidenti, sei direttori sportivi, cinque allenatori e tre capitani, non proprio la situazione ideale per vivere momenti sereni. Con Garcia c’è stato giusto il tempo di conoscersi, con Spalletti il rapporto è stato di amore e odio. Amore perché è grazie al tecnico toscano che ha segnato 39 gol in una stagione e mai nessuno lo aveva fatto rendere così. Odio perché Spalletti lo pungolava sempre, gli lanciava continue frecciatine pubbliche e private sul carattere e, quando serviva, lo metteva fuori. Dzeko, nel primo giorno di Monchi d.s., a Pescara, lo mandò pubblicamente a quel paese per una sostituzione e nello spogliatoio si sfiorò la rissa. Vera, molto più dura di quella di una settimana fa contro lo Spezia all’Olimpico. Con Di Francesco le cose andarono meglio anche se, pronti via, dopo un Roma – Atletico, Dzeko disse subito che si sentiva troppo solo in attacco. Sembrava l’inizio di un rapporto burrascoso, invece i due legarono tantissimo quando (gennaio 2018) Edin disse no al Chelsea e Di Francesco lo schierò sempre, a volte anche contro il volere della società. Risultato? Una semifinale di Champions e un piazzamento alla Champions dell’anno dopo con Edin gran protagonista.

La Juve e l’Inter

 

Andato via Di Francesco, e chiusa la parentesi Ranieri, Dzeko aveva deciso di andar via. Lo chiamava (estate 2019) l’Inter di Conte, che però non offriva quanto chiedeva la Roma. Lui si comportò da professionista allenandosi sempre, Fonseca fu bravo a convincerlo, Fienga e Petrachi furono bravissimi a rinnovargli il contratto (a peso d’oro, oltre 7 milioni l’anno) dando, anche all’esterno, un’immagine di compattezza. Con Fonseca il rapporto era buono, Dzeko a gennaio divenne capitano ma, con la crisi della Roma fino a marzo, di cui lui era l’emblema, i rapporti col tecnico iniziarono a sgretolarsi. E con la società anche, perché Edin sentiva continuamente parlare di cessione per motivi economici. In pieno lockdown la Roma fece una dichiarazione all’Ansa per smentire tutte le voci, Dzeko fu uno dei più attivi nelle iniziative di solidarietà e nelle trattative per il congelamento degli stipendi e tutto sembrava rientrato. Ancora una volta non era così. La sconfitta col Siviglia ad agosto, le dichiarazioni pesantissime nel post partita rivolte soprattutto a Fonseca (“strategia sbagliata, ci hanno mangiato in tutto”), la trattativa con la Juve che decolla e l’aereo pronto per Torino. Poi, il colpo di scena. La Roma non chiude per Milik e Dzeko si sente prigioniero a casa sua. Nonostante questo si allena, gioca, supera il Covid, sua moglie è in prima fila nelle iniziative benefiche del club, parla persino in Campidoglio come “moglie del capitano della Roma” e mette, davvero, la faccia non solo sul calendario “Amami e basta” ma su altre iniziative di Roma Cares. Anche in questo caso tutto sembra rientrato, ma non è così. Era fuoco sotto la cenere, dopo l’eliminazione contro lo Spezia divampa l’incendio e ora nessuno, a Trigoria, sa se si riuscirà a domarlo.

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