Dybala e i tanti infortuni all’adduttore: l’esperto spiega perché il rischio di recidiva è così alto

Il professor Arturo Guarino spiega come questi problemi possano essere frequenti nello sport di alto livello

Francesco Palma

31 agosto – MILANO

Un altro infortunio agli adduttori per Paulo Dybala, anche se più leggero di quanto inizialmente si pensava. Gli ultimi esami hanno escluso una possibile lesione, e questo accorcerà di molto i tempi di recupero dell’argentino, che comunque è sempre stato particolarmente soggetto a questo tipo di problemi. Dybala aveva accusato lo stesso problema in un’amichevole estiva a Tolosa, mentre ad aprile era stato costretto a fermarsi per un altro risentimento durante la sfida di Europa League tra Feyenoord e Roma. Come mai questo tipo di infortunio presenta un così alto numero di recidive? Lo ha spiegato il professor Arturo Guarino, primario di traumatologia dello sport dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano.


L’infortunio agli adduttori di Paulo Dybala: perché avviene

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“Parliamo di un problema che rientra in una patologia più ampia, la cosiddetta sindrome retto-adduttoria, notoriamente detta pubalgia” spiega il professor Guarino: “È frequente in soggetti che praticano delle gestualità piuttosto esasperate come i calciatori o in generale gli sportivi agonisti: è chiaro che le sollecitazioni di questi muscoli adduttori possono nel tempo determinare irregolarità (degenerazioni) sia al passaggio muscolo-tendineo, che all’inserzione ossea (pube). Questi eventi, a seconda dell’intensità possono arrecare risentimenti e nei casi più gravi micro o macrolesioni muscolo-tendinee”.

Adduttori: i rischi di recidiva

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Il professore spiega anche perché il termine affaticamento, seppur molto utilizzato in queste occasioni, nel caso degli adduttori non sia del tutto esatto: “Il termine affaticamento vuol dire poco, secondo me. Se un muscolo è affaticato solitamente va incontro a contratture o crampi dolorosi. Nel caso specifico del risentimento adduttorio c’è un sovraccarico funzionale: generalmente, il calciatore esprime un movimento di allontanamento della gamba dal corpo e poi una immediata ripresa della posizione eretta per poter calciare in maniera più possibile potente”.

VERONA, ITALY - AUGUST 26: Paulo Dybala of AS Roma in action during the Serie A TIM match between Hellas Verona FC and AS Roma at Stadio Marcantonio Bentegodi on August 26, 2023 in Verona, Italy. (Photo by Fabio Rossi/AS Roma via Getty Images)

“Sono sollecitazioni della muscolatura che trovano un terreno favorevole di tipo degenerativo, si tratta di un processo al quale andiamo incontro tutti, ma che ovviamente in calciatori che giocano ad alti livelli da tanto tempo si può velocizzare. Il cosiddetto risentimento è dovuto ad una sollecitazione a livello della giunzione miotendinea che trova terreno fertile in anomalie, inspessimenti, piccole calcificazioni createsi nel corso del tempo in virtù delle alte performance che questi atleti effettuano. Questo spiega anche perché generalmente due settimane di riposo possono permettere al paziente di non avvertire più dolore, poi però rientrando in campo questi problemi potrebbero ripresentarsi” prosegue Guarino.

infortuni agli Adduttori: tempi di recupero

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Per quanto riguarda i tempi di recupero, anche in assenza di lesione è bene procedere con molta cautela: “È molto importante la sensibilità di chi segue la ripresa funzionale del soggetto, diciamo che quando c’è un fenomeno infiammatorio è importante che almeno un paio di settimane debbano essere utilizzate per una graduale ripresa funzionale. Paradossalmente, restare completamente fermi in senso assoluto è deleterio, perché il soggetto ha più dolore se resta del tutto a riposo, rispetto a quando invece viene impegnato con sollecitazioni non particolarmente pressanti. Due settimane sono il minimo per poter riportare un giocatore agli allenamenti, per poter comprendere quando poi farlo rientrare in campo” conclude il professor Guarino.

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