Due pali, tante occasioni e il gol di Pjaca: dominio Toro col Sassuolo

Dopo il palo di Frattesi, in campo c’è solo la squadra di Juric. Pali di Brekalo e Praet poi la risolve il croato, appena entrato

dal nostro inviato Mario Pagliara

17 settembre – REGGIO EMILIA

Brekalo fa stropicciare gli occhi, Praet sembra danzare, Marko Pjaca piazza nel finale il jolly che sblocca una serata che sembrava stregata. E’ chiaramente riduttivo fermarsi alle prestazioni di questi nuovi arrivati, perché è tutto il Toro che gioca come se fosse già una macchina, al punto da sfornare otto occasioni da gol pulitissime, colpire due pali e due volte fermarsi su un salvataggio sulla linea. Il blitz al Mapei Stadium dei granata non è meritato, di più: gara a senso unico dopo il palo di Frattesi in avvio. Sassuolo travolto da una serata brillante e prepotente della squadra di Juric che piazza l’uno-due dopo il 4-0 alla Salernitana.

LA NOTTE DELLE SORPRESE

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Reggio Emilia rischia di diventare sinonimo di sorpresa. Lo si capisce prima ancora che la partita abbia inizio, quando il Toro ufficializza la formazione di partenza. Juric sorprende tutti, e ricorre a un turnover molto pronunciato nonostante i suoi abbiano appena novanta minuti nelle gambe, quelli di domenica contro la Salernitana, dalla ripresa del campionato dopo la sosta. Cinque cambi, tutti per scelta tecnica. Fanno rumore le esclusioni di Mandragora e Ansaldi. In difesa torna Djidji (al posto di Zima), Pobega accanto a Lukic in regia, Aina sulla sinistra, e sulla trequarti c’è il doppio debutto dal primo minuto dei nuovi Praet e Brekalo alle spalle di Sanabria. Il Sassuolo invece si schiera con quella che si può considerare la formazione ideale: Raspadori vince il ballottaggio con Scamacca, in attacco ci sono tutti i diamanti emiliani: Boga, Djuricic, Berardi e l’azzurro Raspadori.

TORO BELLO E SFORTUNATO

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Il palo di Frattesi con il quale si stappa la partita (al 7’: incursione su una indecisione di Rodriguez) dà solo l’illusione a Dionisi che il suo Sassuolo sia partito con il piede giusto, invece gli emiliani si riducono a un primo tempo prettamente difensivo. Il Toro gioca poco o nulla sulla sinistra (per la pessima serata di Aina), ma grazie alla qualità sulla trequarti nei primi quarantacinque minuti è protagonista di una bella serata, produce una quantità incredibile di occasioni, poi sprecate: due pali (Brekalo al 27’ e Praet al 44’) e due salvataggi sulla linea (entrambi su Sanabria: il primo di Ferrari al 17’, il secondo di Lopez al 41’) sono le palle gol più clamorose prodotte dai granata. Nel bilancio, a metà gara, entra anche la super parata di Consigli sul colpo di testa di Bremer (40’): per cinque volte, quindi, in 45’ il Toro è andato a un passo dal vantaggio che avrebbe meritato ampiamente.

PRAET K.O.

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Quando si riparte, il genio di Praet produce la sesta palla gol dei granata: è il quarto minuto, l’assist del belga è al bacio, Brekalo si coordina pure bene ma calcia in curva. Al 52’ finisce la gara di Aina, dentro Ansaldi. Al quarto d’ora si fa notare anche Milinkovic con un buon riflesso su Berardi, fino a quel momento era stato inoperoso. Poco dopo l’ora di gioco, Juric è costretto a sostituire Praet per un infortunio muscolare (uno dei migliori), al suo posto nella mischia finisce Linetty. Dionisi approfitta dello stop per fare tre cambi in un unico slot: tra questi c’è Scamacca per Raspadori.

PJACA DA BILIARDO

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Lo show di Brekalo però non è ancora finito. E il croato al 26’ si inventa un corridoio pazzesco per Lukic che fallisce, clamorosamente, davanti a Consigli. E’ la settima occasione pulita che il Toro non capitalizza. A un quarto d’ora dalla fine, Juric si gioca le carte Pjaca (proprio per Brekalo), Mandragora (per Pobega) e Vojvoda (per Singo). La mossa è coraggiosa e il Toro raccoglie meritatamente il gol del vantaggio: arriva al 37’ con un colpo da biliardo di Marko Pjaca, al primo centro in granata. Nel finale Milinkovic è decisivo su Ferrari, e dopo cinque minuti di recupero il Toro può fare festa.

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