Due mesi per salvare il calcio. Con un piano industriale che porti all’aiuto del Governo

Figc, Leghe e componenti: serve un accordo condiviso su costi, ricavi e riforma dei tornei (con la A sempre a 20)

Andrea Di Caro

12 gennaio – 11:38 – MILANO

Due mesi per provare a salvare il calcio italiano, presentando un piano industriale condiviso che preveda aumento dei ricavi e riduzione dei costi divenuti insostenibili, con conseguente riforma dei campionati. “Bisogna fare sistema”, una frase tormentone del presidente della Figc Gravina in questi anni, ripetuta con estrema forza e chiarezza anche l’altro ieri nel vertice tenutosi a Roma con molti presidenti e dirigenti della Serie A. Come corredo alle parole che evidenziavano la situazione ormai insostenibile del nostro calcio, sono state mostrate anche tante slide: numeri da brivido con segni meno dappertutto, ma anche indicatori per aumentare i ricavi se il governo darà una mano al calcio in crisi. “Non c’è più tempo da perdere” la conclusione condivisa se non si vuole definitivamente affondare. Immagine catastrofica non casuale visto che un presidente ha paragonato il Sistema calcio ad un Titanic dove l’orchestrina continua a suonare.

piano industriale

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I punti sul tavolo per aumentare i ricavi attraverso una apertura del governo riguardano: una equa distribuzione dei ricavi da Betting (nel 2022 un giro da 13,2 miliardi che porta nelle casse dello Stato quasi due miliardi e nulla in quelle dei club a cui viene negata anche la possibilità di sponsorizzazioni sulle maglie). Poi un tax credit legato anche agli investimenti nelle infrastrutture e nei settori giovanili. Infine percorsi più semplici e veloci per la realizzazione di nuovi impianti. Burocrazia, lacci e lacciuoli oggi rendono i progetti delle imprese quasi impossibili. Tranne rari casi gli ultimi restauri o rifacimenti dei nostri stadi sono datati 1990 per i Mondiali in Italia. Abbiamo stadi vecchi, scomodi e diseconomici. Non solo aumento dei ricavi però, anche controllo dei costi. Qui si inserisce la necessità di riforme dei campionati (rivedendo numero di partecipanti, promozioni e retrocessioni) visto che l’Italia è il Paese con il maggior numero di squadre professionistiche al mondo.

appuntamenti

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Nei prossimi due mesi proseguiranno i tavoli tecnici. Il prossimo ci sarà il 17 gennaio con la riunione di tutte le componenti federali, seguiranno a cadenze regolari incontri con i singoli rappresentanti delle varie componenti nei prossimi 60 giorni. Il presidente federale Gravina parteciperà poi alle assemblee di Lega, il 25 gennaio della B e il 26 della Serie A. Tutte tappe che porteranno all’11 marzo, giorno dell’assemblea Federale per la modifica dello Statuto.

voti e veti

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Bisognerebbe cambiare la Governance. Oggi la maggior parte delle riforme sono state stoppate dall’incrocio di veti, figli del peso anacronistico nelle votazioni delle varie componenti in Assemblea (i Dilettanti pesano il triplo della Lega di A…) ma anche dall’“obbligo di intesa” che permette alle singole Leghe di bloccare tutto, se al proprio interno la maggioranza è contraria. Ricordiamo la suddivisione: il 34% dei voti spetta alle Leghe (la A con il 12%, la B il 5%, la Lega pro il 17%), un altro 34% dei voti spetta ai dilettanti, il 20% agli atleti, il 10% ai tecnici, il 2% agli arbitri. Grazie all’obbligo d’intesa delle Leghe poi basta ad esempio che 11 dei 20 delegati della Lega B (che pesano per il 2,6% sul totale) siano contrari per far saltare una riforma. Anche per questo si è parlato di una “rinuncia” all’obbligo di intesa, in cambio di accordi. Nell’ottica di una riforma generale, alla Lega di A, motore di tutto il Sistema a livello economico, verrebbe assicurata una “Golden Share” per decidere il numero di squadre che resterebbero 20, come da volontà della maggioranza dei club.

Se nei prossimi due mesi non verrà trovato un accordo condiviso su un piano industriale e di riforme si andrà ai voti. E se fallirà anche questa opportunità, qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di voler continuare a suonare, mentre la nave affonda nei debiti.

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