Dopo Insigne, Koulibaly e Mertens: ADL vuole ridurre gli ingaggi. E la piazza…

Il caso dell’ex capitano insegna. Ma la priorità di De Laurentiis è quella di abbassare ai giocatori con il contratto in scadenza l’ingaggio del 30 per cento. E i tifosi contestano

Il caso Insigne, insegna. Dall’estate scorsa sino alla fine dell’anno 2021 per capitan Lorenzo è andata avanti una trattativa che non si è mai spostata dalle rispettive posizioni. Il club che offriva un rinnovo a 3-3,5 milioni e il giocatore che non accettava un ribasso di contratto. Finì con la firma nel gennaio scorso col Toronto di Insigne e l’addio con lacrime, ma senza tanti rimpianti, di due settimane fa al Maradona. Un’estate dopo il metodo De Laurentiis non è cambiato e ora ecco Koulibaly e Fabian Ruiz, scadenza 2023, che non intendono rinnovare a quelle cifre. Oltre a situazioni come quelle di Mertens e Ospina, di fatto già scaduti, che non trovano accordo per prolungare.

OBIETTIVO

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È quello di abbassare gli ingaggi di un buon 30 per cento e portarli dai 115 intorno ai 70 milioni. Un obiettivo non lontano da raggiungere ma che va anche mantenuto per cui anche i nuovi arrivi staranno in quel range massimo di ingaggi fra i 3 e i 3,5 milioni netti. I “fuori quota” attuali sono Koulibaly (6 netti di ingaggio, 11 lordi per il club) e gli attaccanti Lozano e Osimhen. Ma i contratti di questi ultimi due sfruttano il famoso decreto crescita per cui i 4,5 milioni di ingaggio sommati di entrambi costano complessivamente meno al lordo del difensore senegalese. Una politica che, conti alla mano, ha senz’altro una logica – rispetto a chi continua a indebitarsi senza freni – ma che andrebbe comunicata e spiegata a una piazza che fatica a riaccendere la passione.

INCOMPRENSIONI

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Sono quelle che restano fra il club e la tifoseria. Che oltre a temere di perdere leader come Koulibaly e Mertens -timore anche dal tecnico Luciano Spalletti -, capisce che con queste offerte di ingaggi sarà difficile portare in azzurro giocatori competitivi. E l’esempio può essere quello di Federico Bernardeschi, che si sta svincolando a parametro zero dalla Juventus, ma chiede oltre 4 milioni netti di ingaggio. Ultimamente gli ultrà hanno contestato duramente De Laurentiis ma quello che più preoccupa è il distacco che mostra la città rispetto alla società e in parte anche alla squadra che in aprile ha “ucciso” la speranza di lottare per lo scudetto, dopo averla costruita nella prima parte di stagione. Servirebbe qualche iniziativa per riaccendere la passione, per avvicinare la società alla tifoseria. Invece niente. Gli interventi pubblici di De Laurentiis sono spesso divisivi. Di campagna abbonamenti neanche si parla (proprio per questo gelo calato in città) e alcune occasioni sono andate perse. Un esempio? Giovedì scorso l’Associazione Nazionale Napoli Club ha festeggiato i propri 50 anni. Sono intervenuti il presidente degli scudetti, Corrado Ferlaino, 91 anni, Beppe Bruscolotti e altri giocatori di ieri ma nessuno del Napoli di oggi. E si finisce per rimanere legati a un passato che diventa gabbia.

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