Dolore, lacrime, rabbia, festa, poi la dedica a Gigi Riva: la serata-frullatore di Barella

Il centrocampista dell’Inter ha vissuto ore altalenanti in Arabia Saudita, culminate con il trionfo in Supercoppa e l’omaggio a “Rombo di tuono”

Matteo Nava

23 gennaio 2024 (modifica alle 13:06) – MILANO

Mille giorni in un giorno, mille ore in un’ora. Il lunedì sera di Nicolò Barella è stato un continuo percorso sulle montagne russe, un affascinante tour in elicottero con violente e nauseanti turbolenze. Ha gioito, ha sofferto, ha pianto e si è arrabbiato, scegliendo poi il miglior modo di chiudere la serata di Supercoppa Italiana con una splendida dedica. Tutto è cominciato con una mano calpestata involontariamente da un avversario e tutto è finito con la stessa mano a stringere il trofeo della serata, pronto per un sentito omaggio per un “mito” – come lui stesso ha chiamato Gigi Riva – che non c’è più.

la partita

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Come sempre titolare nell’Inter di Simone Inzaghi, Barella ha inaugurato la sua finale contro il Napoli soffrendo, fisicamente, per un pestone. Un contrasto aereo in mischia, in cui lui è atterrato per primo sedendosi e sentendo poi un avversario finire con i tacchetti sulla sua mano destra poggiata a terra: entra lo staff medico e il gioco viene fermato per un minuto scarso. Poi, per tutto il primo tempo, Nicolò combatte come sempre pur in una serata complessa per l’atteggiamento tignoso e aggressivo della squadra di Walter Mazzarri. La notizia della scomparsa di Gigi Riva si diffonde pubblicamente un quarto d’ora prima del fischio d’inizio, ma la squadre lo scopre negli spogliatoi all’intervallo. La Lega decide infatti di omaggiarlo con un insolito minuto di raccoglimento prima dell’inizio della ripresa e, quando i calciatori tornano in campo, Barella è visibilmente scosso. Occhi gonfi, fatica a trattenere le lacrime. Sessanta secondi però volano, con gli applausi a coprire i fischi di una piccola parte del pubblico di Riad. E la finale ricomincia.

a fior di pelle

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Si torna a lottare, fioccano i cartellini gialli perché l’arbitro Antonio Rapuano capisce che la partita rischia di sfuggirgli di mano. Cinque minuti prima dell’espulsione per doppia ammonizione di Giovanni Simeone, tocca a Nicolò: il fallo probabilmente non è tale perché il centrocampista tocca il pallone con la punta del piede durante il contrasto, ma infatti la sanzione non arriva per l’intervento in sé. Come talvolta gli capita, Barella non riesce infatti a trattenere il nervosismo – a maggior ragione in una serata emotivamente sfiancante – e protesta platealmente, di fatto “costringendo” il direttore di gara a esigere rispetto mettendo mano al taschino. Quando Inzaghi lo sostituisce, lui scarica la rabbia in panchina: non contro l’allenatore, ma sfogandosi per quanto accaduto.

i sorrisi

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La squadra poi vince grazie alla zampata di Lautaro Martinez al 91′ e festeggia, come sempre con lo stesso Barella in prima fila tra sorrisi, fotografie ed esultanze. A fine partita i giornalisti chiedono all’allenatore un commento sull’ennesimo episodio di nervosismo della sua mezzala e lui usa bastone e carota: “Ha sbagliato e lo sa anche lui, ha visto il pallone muoversi con il suo tocco e non è riuscito a trattenere le proteste. L’episodio ci ha penalizzato, ma lui sta lavorando tanto su questo aspetto e in questa stagione è migliorato molto rispetto ai primi due anni in cui sono stato qua”. La conclusione, alla fine, è stata delle migliori. Una semplice story di Instagram dedicata al “suo” Gigi Riva, simbolo della sua Cagliari e con cui aveva un rapporto speciale. D’altronde Nicolò è cresciuto per sei anni proprio nella scuola calcio a lui intitolata, poi è diventato l’ultimo grande gioiello rossoblù, capitano fin da giovanissimo prima di vestire nerazzurro. Ha scelto un saluto, intimo e di poche parole, come avrebbe apprezzato lo stesso Rombo di Tuono: “Ciao Gigi, immensamente grazie! Sei stato e sempre sarai il nostro mito”. 

Il saluto di Nicolò Barella a Gigi Riva

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