Divertimento e zero ansia: Italia, la lezione di Wembley per volare in Qatar

L’impresa di quest’estate agli Europei ha innescato un processo di rinnovamento del nostro calcio: un entusiasmo che gli azzurri dovranno portare in campo anche stasera

“Anche la Svezia era sfavorita nello spareggio, però ha eliminato l’Italia e si è qualificata per il Mondiale 2018”, ha gufato ieri il c.t. svizzero Murat Yakin, tirando fuori scheletri dal nostro armadio. Il c.t. azzurro Roberto Mancini li ha rimessi a posto: “Non serve ansia. Cerchiamo solo di divertirci, perché giocare a calcio è la cosa più bella che esista”. Il derby del ciuffo, alla vigilia, lo ha vinto il Mancio. Le parole del nostro commissario tecnico non sono state retorica a buon mercato, ma un modo per ricollegarsi alla finale di Wembley. Nella conferenza di vigilia, Mancini ne aveva pronunciate di molto simili: “Se domani riusciremo a divertirci, vinceremo”. Infatti ci siamo divertiti e abbiamo vinto. Dobbiamo riprovarci stasera. Il divertimento è parola programmatica nel vangelo manciniano. Forse la più importante. La usò fin dal primo raduno a Coverciano, tre anni fa, quando illustrò alla giovane truppa l’intenzione di insegnare un gioco ambizioso, coraggioso, diverso, in grado di conquistare sempre il dominio del pallone e del campo. Un gioco divertente, appunto. Perché ci si diverte a giocare e non a guardare gli altri che giocano. Questo dovremo fare anche stasera, in un contesto da notti magiche, in uno stadio Olimpico ancora più caldo di quanto lo fosse a giugno nelle prime tre partite dell’Europeo: 52.000 anime. Dobbiamo ritrovare, per 90 minuti decisivi, i primi due ingredienti del nostro trionfo continentale: il gioco e lo spirito.

Gallo e Chiesa

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Dovremo farlo con la consapevolezza del nostro valore, ma senza la presunzione dei regnanti. Yakin ha fatto un po’ il fenomeno, ma in fondo aveva buone ragioni per farlo: la Svizzera di Petkovic ha fatto fuori la Francia mondiale dall’Europeo; la sua Svizzera è arrivata alla resa dei conti con gli stessi punti dei campioni d’Europa; a Basilea, sfigurata dalle assenze, è uscita imbattuta, pur messa sotto e con un rigore contro. I nostri avversari meritano rispetto. Conosciamo bene il valore di un centrocampista come Freuler e cosa può tirare fuori dal cilindro un talento imprevedibile, anche se scostante, come Shaqiri. Gli svizzeri meritano rispetto, non ansia. Ha ragione il Mancio. Anche perché le loro assenze sono molto più pesanti delle nostre. Il c.t. Yakin rimpiange più di mezza squadra titolare, buchi in ogni reparto: dal difensore Elvedi al centravanti Seferovic, passando per Zuber, Xhaka, Fassnacht, Embolo… A Mancini mancheranno il capitano che si esalta nelle partite torride (Chiellini), il giocatore con più esperienza internazionale (Verratti) e il miglior bomber azzurro in attività (Immobile). Ok, sono lacune non da poco, ma abbiamo ricambi all’altezza. Acerbi è una garanzia e gioca in casa. Locatelli contro la Svizzera all’Europeo ha segnato la doppietta della vita ed è stato il migliore anche a Basilea. Belotti ha voglia di rialzare la cresta. È la dichiarazione di guerra di Mancini: attacchiamo subito forte finché il Gallo ce ne ha, sperando poi di poter gestire e ripartire. Ci guiderà l’orgoglio sfregiato di Jorginho che sente sfumato un Pallone d’oro che avrebbe meritato e non ha scordato il rigore fallito a Basilea. Contiamo molto sulla furia offensiva di Chiesa che potrebbe trovare dalla sua parte l’anello debole: il granata Rodriguez che nessuno ha mai chiamato Bolt.

Stella polare

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Ci serve una vittoria per volare sereni a Belfast e chiudere lunedì contro l’Irlanda del Nord la pratica della qualificazione al Mondiale del prossimo anno. Guai a tirare fuori dall’armadio gli scheletri evocati dal furbo Yakin. Non vogliamo neppure pensare agli eventuali playoff di marzo che, tra l’altro, non sarebbero affatto una formalità e, per molti azzurri, cadrebbero a ridosso di impegnativi turni di Champions. In quella finestra primaverile, invece di spareggi ansiogeni, sarebbe meglio collocare amichevoli di prestigio per far crescere ulteriormente la Nazionale, come fece Marcello Lippi sulla strada per Berlino 2006. I trionfi di Bearzot e Lippi sono stati, fin dall’inizio, la stella polare di Mancini che ha giocato solo il primo tempo della sua partita azzurra. Il secondo è in Qatar. Dal giorno dopo Wembley, si è messo al lavoro per rinforzare la squadra campione d’Europa e per presentarla protagonista al prossimo Mondiale. Non vogliamo neanche considerare l’ipotesi di non arrivarci, anche perché Mancini, al di là del risultato agonistico, ha innescato un processo di rinnovamento del nostro calcio che non deve essere interrotto: se oggi, in un campionato aperto alle sorprese e molto più spettacolare, tante squadre se la giocano anche contro squadre più forti, anche in trasferta, è merito dell’esempio contagioso dei ragazzi di Mancini. E allora, stasera, venerdì, sulla soglia del weekend, attacchiamo la Svizzera, divertiamoci e vinciamo. Il nostro dì di festa si chiama Qatar.

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