Dimarco: “Juve principale avversaria dell’Inter? Tutti si sono rinforzati”

MILANO – Difficile trovare in Serie A un giocatore più “attaccato” alla maglia che indossa. Perché Federico Dimarco, cresciuto nel quartiere Calvairate a Milano, ma soprattutto nel settore giovanile dell’Inter, è tifoso nerazzurro fin da piccolo. Come la sua famiglia. Essere protagonista con la squadra del suo cuore è un sogno che si è avverato, ma il ventiquattrenne milanese è uno tremendamente con i piedi per terra, che nel corso di un’intervista pesa tremendamente le parole e non si dà… un titolo neppure per sogno. Neppure nel corso della chiacchierata dopo la super prestazione di sabato a Cesena contro il Lione si è lasciato andare: testa bassa, obiettivo da raggiungere attraverso il lavoro, restare uniti. Concreto in campo e davanti ai giornalisti ai quali per fortuna, parlando da amico, ha lanciato un appello per Skriniar. «Voglio che rimanga».

Dimarco, finora restato utilizzato soprattutto come marcatore di sinistra nella difesa a tre, mentre con il Lione da esterno sinistro ha dato spettacolo.
«Sono contento perché era da un po’ di tempo che non facevo il quinto, però, al di là della mia prestazione, l’importante è che abbiamo agguantato il pareggio».

Un’altra sconfitta dopo Lens non sarebbe stata il massimo per preparare l’esordio in campionato a Lecce.
«Dobbiamo continuare a lavorare con serenità. Contano le partite con i tre punti in palio e per quelle saremo pronti».

Che sensazioni ha provato a poter correre nuovamente a tutta fascia come succedeva nel settore giovanile, a Parma e a Verona?
«Mi piace, lo ammetto, ma io possono giocare sia nella linea a tre sia esterno a centrocampo. La decisione spetta all’allenatore e io mi adatto. Sembra una frase fatta, ma è la verità».

Da interista al 110% qual è, quanta voglia ha dentro di conquistare lo scudetto e prendersi una rivincita sul finale dopo l’ultima giornata dello scorso campionato che vi ha visti in lacrime a San Siro?
«Le nostre facce all’ultima al Meazza davanti ai nostri tifosi le hanno viste tutti e noi abbiamo dimenticato il dispiacere di quel giorno. Quest’anno dobbiamo mettere la testa bassa e dimostrare quello che valiamo. Con il lavoro puntiamo ad arrivare agli obiettivi che ci siamo imposti».

Riportando Lukaku in Italia l’Inter ha confermato che l’obiettivo è quello di conquistare la seconda stella?
«Romelu è un attacca importante che è contento di essere tornato in un gruppo sano, bello e divertente. Tutti noi sappiamo e conosciamo il ragazzo che è: ha voglia di lavorare, è forte e speriamo che ci dia una mano insieme agli altri attaccanti che abbiamo».

Romelu l’ha già ringraziata per l’assist che gli ha permesso di segnare di testa la rete del 2-1?
«Adesso conta poco… L’importante è che mi ripeta in campionato».

La permanenza di Skriniar sarebbe importante come il ritorno di Lukaku?
«Io di mercato non so niente e dovete parlare con la società».

D’accordo, però ha notato che accoglienza hanno riservato a Milan i tifosi a Cesena? Ha parlato con lui per convincerlo a restare?
«Io suo amico stretto e voglio che rimanga all’Inter perché non uno più forti difensori d’Italia, ma d’Europa».

La Juventus è la principale avversaria nella corsa per lo scudetto?
«Tutte le squadra si sono rinforzate e si stanno rinforzando: la Juve ha fatto un mercato di alto livello, noi pure, ma il Milan è un’ottima squadra e poi ci sono la Roma, la Fiorentina, il Napoli…».

Non è che cerca di “nascondersi” dai favori del pronostico?
«Dico solo quello che penso ovvero che sarà un campionato difficile, diviso in due parti, con una lunga pausa per il Mondiale in Qatar. Bisognerà sfruttare tutti i momenti della stagione, conquistare più punti possibili cercando di limitare gli errori e le distrazioni».

L’ad Beppe Marotta ha parlato di seconda stella come obiettivo e di Inter ambiziosa. È questo anche il suo sogno?
«Ovviamente chiunque lotta per quell’obiettivo (lo scudetto, ma non pronuncia la parola, ndr). Noi lavoriamo per noi stessi e giorno dopo giorno cercheremo di dimostrare ciò che valiamo».

Poi un sorriso e un saluto, con la consapevolezza di aver fatto un dribblig da scudetto.

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