Difesa alta, mezzali d’incursione e…Yildiz: Allegri ha trovato l’equilibrio perfetto per la Juve

Dopo la versione iperoffensiva (finita con il Sassuolo) e quella speculativa, il tecnico bianconero ha trovato una chiave spettacolare. Aspettando la sfida con l’Inter, tutti i parametri dicono che questa è la squadra migliore

Fabio Licari

25 gennaio – 22:33 – MILANO

Un, due, tre… Juve. Nel senso che quella che va a mille è la Juve 3, l’ultima versione (fin qui) di questa stagione complicata ma forse vincente. La 3 è la Juve sicuramente più compiuta, ma non l’unica. Perché da agosto a oggi ci sono state tante Juve: prima quella più spregiudicata, poi la speculativa, infine quella dell’equilibrio, l’ultima, vista nel 2024. Quella che viaggia al ritmo di quattro gol a partita, è in semifinale di Coppa Italia e sta contendendo lo scudetto all’Inter. Nata attraverso fughe in avanti, ripensamenti e aggiustamenti, esaltata dagli innesti a sorpresa come quello di Yildiz.

tappa 1

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Riavvolgiamo il nastro. I segnali di un cambio di strategia si percepiscono in estate, nel precampionato. Il 12 agosto Juve-Atalanta finisce 0-0 ma quelli di Gasperini sembrano spesso i giocatori in maglia bianconera. Possesso, aggressione, linea della pressione alta, atteggiamento offensivo. Si capisce che Allegri sta cercando di percorrere nuove strade. E così comincia il campionato a Udine. Il primo tempo finisce 3-0 per i bianconeri con un gioco veloce e d’attacco che sorprende avversari, tifosi e osservatori. Sta nascendo una nuova Juve? Il pari con il Bologna (bei momenti alternati a pause) e il 2-0 all’Empoli non smentiscono la sensazione. Il 3-1 alla Lazio è addirittura il momento più alto della stagione. Allegri è il giochista, Sarri può soltanto subire. Alcuni bianconeri, su tutti Chiesa, applaudono la svolta. Ma il tempo sta scadendo. Il turno successivo, contro il Sassuolo, finisce male: 4-2. La Juve perde partita e testa, se ripensiamo al folle autogol di Gatti con Szczesny fuori dalla porta per un rinvio. Troppo sbilanciata? Chissà. La botta è forte. Si cambia improvvisamente.

tappa 2

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Il 23 settembre a Reggio Emilia è l’ultimo capitolo della prima Juve. Già dalla partita successiva, in casa con il Lecce, è tutta un’altra storia: 1-0 circospetto e con il minor numero di rischi possibili. Si dice che siano stati anche alcuni giocatori, soprattutto i difensori, a chiedere al tecnico più protezione. Comincia la fase 2, quella del “corto muso”, dei successi con lo scarto minimo, dei tre gol oltre il 90’. Ma, soprattutto, dell’atteggiamento ultra-difensivo. La Juve resta bassa, spesso con dieci uomini dietro la linea della palla, colpisce con incursioni rarefatte e, una volta in vantaggio, si chiude soffocando i rivali. Niente da dire dal punto di vista dei risultati: Lecce, Milan, Verona, Fiorentina (quasi un assedio viola, come riconosce con ironia Szczesny), Cagliari, Monza, Napoli, Frosinone, Roma, Salernitana sono tutti successi con un gol di scarto. Il derby con il Toro finisce 2-0. In mezzo, i pari con Atalanta, Inter e Genoa. Atteggiamento e gioco lasciano spesso a desiderare. Allegri non devia dal 3-5-2 anche quando la situazione suggerirebbe una formula a tre punte. Anzi, spesso è 5-4-1. La Juve è pratica ma, eufemismo, non bella. Spesso risolve la situazione con colpi individuali. Chi soffre di più è Vlahovic che si ritrova a giocare spalle alla porta.

tappa 3

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Il 2-1 al Frosinone però lascia intravedere qualcosa di diverso. Yildiz debutta dal primo minuto ed è travolgente. C’è una nuova verticalità nel gioco, torna al gol anche Vlahovic che dal 16 settembre (doppietta alla Lazio) al 23 dicembre aveva segnato soltanto un gol con la formula speculativa. Complice la condizione fisica di Chiesa, Yildiz diventa titolare fisso e il 2024 è un’altra storia: 6-1 alla Salernitana e 4-0 al Frosinone (Coppa Italia), 3-0 al Sassuolo e 3-0 al Lecce (campionato). Il 2-1 alla Salernitana è un ritorno, fin qui circoscritto, al passato. Quattro partite, sedici gol totali (4 Vlahovic, 3 Milik, 2 Yildiz, 1 Chiesa). Gli attaccanti sono pericolosi, fanno gol. La Juve attacca ma non si ferma, ha una dimensione europea, segna ma non si chiude speculando sul vantaggio. Mette alle corde gli avversari perché sono inferiori, non li aspetta sul loro terreno. Una Juve che è una sintesi tra la prima versione spregiudicata e la seconda controllata.

svolta turca

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Il turco è stato una svolta. È una seconda punta diversa da Chiesa, per dirla tutta non soffre la collocazione centrale dell’azzurro. Chiesa è un’ala, punto. Gioca spesso per iniziativa individuale, è un attaccante di strappi che rimanda agli anni 70, incursione, dribbling, tiro, velocità nel breve irresistibile. Non cuce la manovra, non è un 10. Si scrive 3-5-2 ma con Chiesa è altro. Basta vedere il grafico per capire che l’azzurro fa l’ala sinistra. Lì tocca il 48% dei palloni, quanto in tutte le altre zone del campo. Il compromesso tattico tra le esigenze di Allegri e la sua predisposizione naturale.

nuova interpretazione

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Con Yildiz lo scenario cambia. Anche il turco parte sul centro sinistra ma di testa è un trequartista, una mezzala offensiva, e quindi il gioco collettivo è nel suo Dna. Cerca sempre lo scambio, il cross, il filtrante. La soluzione personale non è l’obiettivo ma la conseguenza dello sviluppo dell’azione. Stando accanto a Vlahovic i risultati si vedono. Ma non è soltanto Yildiz naturalmente. Si vede una nuova interpretazione del 3-5-2. La linea difensiva è alta e aggressiva. Gli esterni attaccano anche in coppia. Locatelli non fa soltanto lo stopper aggiunto. Le mezzali finalmente cercano l’incursione.

cifre inequivocabili

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Saranno soltanto discorsi virtuali? No, le cifre sono inequivocabili. In tutti i parametri la Juve 3 supera le due versioni precedenti. La nuova Juve tira di più in generale (18 in media a partita contro 14) e soprattutto in porta (9 contro 4). Non parliamo della media gol: 4 contro 1,3 della versione speculativa. Più tocchi (654), più tocchi in area avversaria (30), più possesso (50%) ma anche più verticalizzazioni (142): il che significa un gioco più vario, manovra e contropiede a seconda dell’esigenza della partita e non per scelta quasi ideologica. Più vantaggio territoriale (254 passaggi nella età campo avversaria invece di 191 e 230). Più alto il baricentro (52,5 metri) e il recupero della palla (39,2 metri). Non parliamo del famoso “gegenpressing” tedesco, recupero alto e ripartenza veloce, ci mancherebbe, ma anche qui i parametri sono decisamente cambiati: 9 recuperi offensivi (invece di 6 e 7) e 4 gol dopo i recuperi. Di più: sono mediamente migliori di quelli dell’Inter che è nata per il 3-5-2 e ha una struttura consolidata e immutabile. Ma questa è una Juve più varia, completa, offensiva, messa meglio in campo. Una Juve alla quale Allegri è arrivato studiando, provando, anche sbagliando, ma obiettivamente con grande saggezza.

problemi d’abbondanza

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Un bel problema per Allegri: l’abbondanza in attacco. Così tanti che Kean è finito in prestito all’Atletico. Ma se Milik accetta la panchina, per Chiesa il discorso è molto diverso: quando in condizione, è il “Sinner della Nazionale”, come dice Spalletti. Una follia rinunciare a lui. Ma certo è anche difficile privarsi di Yildiz oggi. Inutile girarci intorno, se si vuole evitare “l’alternanza”, c’è da cambiare sistema, passando al 4-3-3 o al 3-4-3. Ma significherebbe alterare gli equilibri aurei appena raggiunti. Ora c’è l’Empoli che, sulla carta, non sembra in grado di opporsi al vento nuovo. Poi l’Inter. Lì avremo le risposte definitive sulla Juve 3. In attesa di capire se il caso Chiesa-Yildiz spingerà Allegri verso una Juve 4…

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