Di Canio esclusivo: "Allegri cerca il suo passato. Sarri il futuro"

Parlare di calcio, ma probabilmente di qualunque cosa, con Paolo Di Canio è come salire su un ottovolante, sai quando parti ma non sai quando, se e dove arrivi. Ne esci che sei un cencio strizzato, ma grato intanto di essere vivo e comunque strapieno di cose mai banali su cui rimuginare. Lo raggiungo nella sua casa romana all’Olgiata. Dopo due ore di galoppante flusso non accenna a decelerare, anzi, aumenta i giri. Ci vuole fisico e testa a stargli dietro. Paolino, detto anche “bene bene” e “male male”, ci sta da dio a bruciare vivo nel rogo della sua passione. S’intuisce il bisogno quasi fisico di avere sempre a portata di gola un vaso capiente dove ver- sare e sfogare il suo debordante e quasi sempre illuminante pensiero calcistico, pena un embolo da congestione. Lazio-Juventus di domani, il pretesto. Da ex bilaterale, l’uomo giusto per parlarne. La Juve, un passaggio importante, la Lazio la sua storia. Giocatore bandiera? Sì certamente nella testa. A 36 torna, a fi nire là dove tutto era cominciato. Era il 2004. Racconta, come fosse ieri. Spassoso quando fa l’imitazione di Lotito. «Al Charlton avevo un biennale firmato di 900mila euro. Per tornare alla Lazio, ne accettai 250mila. Ho lasciato un milione e mezzo in due anni, ma non me ne fregava niente, era il prezzo per comprare la felicità».

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Quasi 20 anni di Lotito alla Lazio come li giudichi?

«Sono una persona onesta, scindo le problematiche personali dal resto. Pensando da dove è partito, ha fatto non bene, di più. Che gli possiamo dire come imprenditore sportivo? Risultati importanti e bilanci sani».

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Venti anni più indietro. 15 gennaio 1989. Cos’è rimasto del ragazzino di 21 anni che va a esultare provocatorio sotto la Sud come Chinaglia?

«L’entusiasmo in tutte le cose che faccio. La gioia di condividere. Anche quando gioco a padel o a calciotto con i miei amici di sempre, nessun ex calciatore».

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Come arrivano Lazio e Juventus a questa partita di domani?

«Allegri contro Sarri, la Juventus che cerca il passato contro la Lazio che cerca il suo futuro. Stanno cercando entrambe la quadra. Allegri cerca la squadra compatta, solidale del passato. Il problema è che quella di oggi è più fragile: non basta fare un gol per stare al riparo. Il centrocampo non funziona. Non costruisce bene e non fa e filtro. Sono tutti filiformi là in mezzo, alti e lenti nei primi passi».

È il problema?

«Non è l’unico. Manca la specificità di ruolo in assenza del titolare. Alex Sandro non spinge più come quattro anni fa. È una squadra che accusa sempre una zoppia. E poi, Dybala. Campioneassoluto, eterno talento, ma…»

Cosa gli manca per diventare definitivo?

«Non so, forse una fragilità emotiva. Dall’avvento di Ronaldo qualcosa si è fermato in lui. Hanno cercato anche di cederlo, non dimentichiamolo».

Ha sofferto Cristiano Ronaldo?

«Non solo non ha tratto giovamento dalla sua presenza, ma lo ha subito. Ha soff erto di non essere più il protagonista assoluto. Si è sentito cancellato. Attenzione, lo dico al mondo dei social, stiamo sempre parlando di un giocatore fantastico».

Sarri, Pirlo, di nuovo Allegri: una società che sembra andare a braccio.

«Non offendiamo nessuno se diciamo che queste scelte fatte e rinnegate velocemente sono sintomo di confusione. Altrimenti, dovrebbero spiegarci che strategia è. Aggiungi la pandemia che ha tolto lucidità e risorse a tutti».

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Sarri sta dimostrando alla Lazio questa capacità di adattamento, frusta inclusa?

«Un allenatore bravo deve far questo. Hazard ha mandato via Mourinho dal Chelsea, portandosi dietro la squadra. Sarri è un animale da campo. Gli salta la Roma, l’alternativa è la Cina, accetta la Lazio perché non può stare più di un anno lontano dal suo mondo. È un drogato di calcio, come me».

Partita aperta domani?

«Troppe incognite, la sosta, viaggi, infortuni. Sulla carta la Lazio sta meglio, ha più capacità di aspettare e di ripartire»

Tutta l’intervista esclusiva sull’edizione del Corriere dello Sport – Stadio

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